Economia

Il coronavirus torna a pesare sui mercati. Anche la Fed preoccupata. Pil Usa a +2,1% nel quarto trimestre

(ansa)
Raffiche di ribassi in Asia, Tokyo cede l'1,7% e Taiwan il 5%. Acquisti sui beni rifugio come titoli di Stato, yen e oro. Crolla il titolo Carnival dopo il sospetto contagio sulla nave da crociera. La crescita americana centra le attese
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MILANO - I mercati tornano a guardare con preoccupazione all'evoluzione del coronavirus cinese, per il quale l'Organizzazione mondiale della sanità potrebbe attivare procedure emergenziali. Dopo aver recuperato nelle ultime due sedute, i listini picchiano verso il basso, soprattutto in Asia dove planano verso i minimi di quasi due mesi; ma anche in Europa e Stati Uniti l'umore volge al nero. Di contro, i rendimenti dei titoli di Stato più sicuri (come Treasury americani e bond giapponesi) si abbassano: segno di una corsa agli acquisti che ne fa salire il prezzo.

Milano amplia il ribasso a metà giornata e chiude a-1,59 per cento, con solo Enel in positivo tra i principali titoli di Piazza Affari. Perdite significative anche sulle altre Borse europee: Londra cede l'1,36 per cento, Francoforte l'1,41% e Parigi cede l'1,4 per cento. Esemplificativa della tensione crescente la vicenda della Carnival, la società delle crociere che affonda sulla Borsa londinese dopo dopo che sulla nave Costa Smeralda ferma nel porto di Civitavecchia, di cui il gruppo è proprietario, sono stati segnalati due casi sospetti di coronavirus. Wall Street avanza debole: alla chiusura delle contrattazioni in Europa il Dow Jones arretra dello 0,33% a 28.640 punti, lo S&P dello 0,32% e il Nasdaq dello 0,47%.

Mentre continua la stagione delle trimestrali, che finora negli Usa ha dato risultati superiori alle attese in sette casi su dieci, gli investitori si interrogano su quanto potrà impattare la diffusione del contagio. Si sommano le aziende che stanno sospendendo le attività in Cina e gli analisti temono un contraccolpo sugli spostamenti globali, sia di affari che di piacere, con contraccolpi su tutta l'economia. Per i mercati che hanno appiattito al massimo i premi al rischio, drogati dalla liquidità iniettata dalle Banche centrali, un contraccolpo potrebbe farsi sentire con rapide correzioni.

In Asia, nota Bloomberg, si sta vedendo un ribasso azionario che ricorda per intensità quello patito in occasione delle sparate di Donald Trump sui dazi contro Pechino. Questa mattina, la Borsa di Tokyo ha terminato la seduta ai minimi in 3 mesi, pagando i timori per un contagio "economico" dalla Cina su export e industria del turismo. L'indice di riferimento Nikkei ha lasciato sul terreno l'1,72% a quota 22.977,75, cedendo oltre 400 punti. Ma tutta l'area è stata caratterizzata dal segno "meno". Taiwan, dove gli scambi hanno riaperto dopo le festività, ha segnato un calo del 5,5 per cento, per Hong Kong la flessione è stata del 2,6 per cento finale.

Il coronavirus si è preso la scena anche nella conferenza del presidente della Fed, Jerome Powell, dopo la riunione che ieri - nella serata italiana - ha confermato come d'attese i tassi in una forchetta 1,5-1,75%. "Il nuovo coronavirus in Cina crea incertezza per le prospettive di crescita dell'economia globale, anche se parte dei rischi collegati alle tensioni commerciali sono diminuiti", ha detto Powell assicurando che la Banca centrale americana sta monitorando la situazione. Al netto del contagio, l'economia sta dando segnali di stabilizzazione.

Anche il settore valutario si muove sulla base delle ultime notizie. L'euro si rafforza e chiude in Europa a 1,1034 dollari. In calo le valute asiatiche, con l'eccezione dello yen che viene percepito come bene rifugio: la moneta europea passa di mano in calo a 119,91 yen. Tra le altre, il bath thailandese ha visto il minimo da 7 mesi. In Thailandia il morbo ha colpito 14 persone, più che da qualsiasi altra parte del mondo, Cina esclusa. Per la prima volta da dicembre lo yuan si deprezza fin sopra quota 7 sul dollaro. La valuta americana è arrivata a guadagnare fino allo 0,5% sullo yuan offshore, toccando un massimo di 7,0025. Lo yuan aveva superato quota 7, sei mesi fa in scia alle tensioni commerciali con gli Usa, provocando turbolenze sui mercati e spingendo gli Usa ad accusare Pechino di manipolazione. Lo yuan era poi ridisceso sotto quella quota simboliza a fine 2019, mentre prendeva corpo la fase 1 dell'accordo commerciale con gli Usa.

Lo spread cresce leggermente, dopo i minimi da settembre toccati ieri, tornando sopra 134 punti base. Il Btp decennale italiano sul mercato secondario rende sempre poco meno dell'1 per cento. Indicazioni analoghe arrivano dalla asta odierna di Btp, con il Tesoro che ha collocato 3,25 miliardi di Btp a 10 anni con il rendimento allo 0,94%. Collocati anche Btp a 5 anni per 2,75 miliardi con un tasso dello 0,31% e Ccteu per 2,75 miliardi allo 0,18%.

Tra i dati macroeconomici, l'Istat ha aggiornato i dati sulla disoccupazione di dicembre, con tasso stabile al 9,8% ma occupati in calo. Ma il dato più importante arriva dall'economia Usa che è cresciuta del 2,1% nel quarto trimestre, come nei precedenti tre mesi e in linea con le attese. Nel 2019 il Pil americano è aumentato del 2,3%, in frenata dopo il +2,9% del 2018, il top da 13 anni a questa parte.

Dinamiche da classica situazione di paura anche per le materie prime. L'oro, il bene rifugio per eccellenza, avanza dello 0,74% a 1.587 dollari l'oncia: nonostante la domanda di bene fisico - solitamente forte nel periodo del Capodanno cinese - sia quest'anno minata dalla situazione straordinaria in Asia, i flussi di denari in cerca di sicurezza determinano la crescita del prezzo. Di contro il petrolio, il cui andamento è legato alla forza dell'economia globale, apre in calo e risente anche dell'aumento delle scorte settimanali Usa. Sui mercati asiatici i future sul Light crude Wti cedono di 93 cent a 52,40 dollari e quelli sul Brent arretrano di 1,09 dollari a 58,72 dollari al barile.