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Si apre il cantiere Irpef: il governo cerca un'intesa entro aprile

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Giovedì il tavolo delle forze di maggioranza con i tecnici: ma i partiti restano divisi sulle ricette da mettere in campo. I Cinque Stelle spingono per la riduzione delle aliquote, il Pd per un superamento degli scaglioni
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ROMA - Il cantiere Irpef si apre ufficialmente giovedì prossimo. Tecnici, rappresentati delle forze di maggioranza e parti sociali si ritroveranno intorno ad un tavolo, al ministero del Tesoro, per cominciare a definire le linee della riforma fiscale. Obiettivo, già annunciato dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, quello di varare una legge delega entro aprile. Se tutto andrà bene la riforma partirà nel gennaio del 2021.

Tutte le forze politiche presenti in Parlamento vogliono la riforma dell’Irpef, cioè dell’imposta sui redditi delle persone fisiche. Una grossa differenza c’è tuttavia tra le forze di maggioranza e quelle di centrodestra. La maggioranza è agganciata al criterio costituzionale della “progressività”, ovvero più guadagni più paghi, perché chi sta meglio può permettersi di dare di più allo Stato di chi ha meno. Leghisti e centrodestra si …
ROMA - Il cantiere Irpef si apre ufficialmente giovedì prossimo. Tecnici, rappresentati delle forze di maggioranza e parti sociali si ritroveranno intorno ad un tavolo, al ministero del Tesoro, per cominciare a definire le linee della riforma fiscale. Obiettivo, già annunciato dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, quello di varare una legge delega entro aprile. Se tutto andrà bene la riforma partirà nel gennaio del 2021.

Tutte le forze politiche presenti in Parlamento vogliono la riforma dell’Irpef, cioè dell’imposta sui redditi delle persone fisiche. Una grossa differenza c’è tuttavia tra le forze di maggioranza e quelle di centrodestra. La maggioranza è agganciata al criterio costituzionale della “progressività”, ovvero più guadagni più paghi, perché chi sta meglio può permettersi di dare di più allo Stato di chi ha meno. Leghisti e centrodestra si sono schierati negli ultimi vent’anni dalla parte della flat tax: tutti pagano la stessa aliquota, ricchi e poveri, principio che andrebbe in contrasto con la costituzione.

Dunque sui principi generali la maggioranza di Pd, Cinque Stelle, Leu e Italia Viva sembrerebbero d’accordo. Ma quando si parla di fisco l’argomento è talmente complesso che le ricette si moltiplicano. I Cinque stelle contano sulla loro proposta di ridurre da cinque a tre le aliquote e relativi scaglioni. Nel Pd circola l’ipotesi più innovativa: adottare il modello tedesco superando la logica degli scaglioni e introdurre una formula in grado di calcolare l’Irpef progressiva per ciascun livello di reddito personale. Anche i renziani sono al lavoro: la proposta di Luigi Marattin prevede un “minimo esente” da 24 mila euro per una famiglia di quattro persone e la riduzione a tre aliquote.

Quello che è certo che l’ora della riforma fiscale – sollecitata anche dal governatore delle Banca d’Italia Ignazio Visco - è scoccata. E’ ormai opinione condivisa che gli interventi successivi hanno reso il sistema meno equo. Il primo è il bonus Renzi e allargato fino a 40 mila euro con l’intervento di questo governo: bene perché mette risorse nelle tasche dei lavoratori dipendenti, ma quando il bonus comincia a decrescere e le aliquote Irpef cominciano a pressare di più con evidenti zone di inquità. Inoltre si è accentuato il fenomeno del “salto” di scaglione che chi fa straordinari conosce benissimo: nelle fasce medio basse, in presenza del bonus, basta poco per passare ad una maggiore aliquota marginale effettiva (cioè la percentuale di imposta che viene dalla differenza dalla aliquota dello scaglione e la presenza di detrazioni e bonus).

Inoltre la famiglia e i figli: in basso c’è tutela ma solo grazie ai tre bonus “mamma”, “nido” e “bebè” che si esauriscono al massimo dopo tre anni e diminuiscono al crescere del reddito. Infine il problema più generale che l’ex ministro del tesoro Vincenzo Visco e l’economista Ruggero Palladini hanno definito “balcanizzazione” del fisco: autonomi, pensionati e lavoratori dipendenti ormai in Italia hanno ciascuno un sistema fiscale ispirato a criteri diversi.

“Una grande sfida che vogliamo vincere, e che porti alla riduzione della pressione fiscale”, ha detto il ministro dell’Economia Gualtieri. Del resto la storia delle tasse in Italia insegna che cambiare si può: nel 1974, alla nascita dell’Irpef, c’erano 32 scaglioni e aliquote che andavano dal 10 al 72 per cento.