Economia

Il coronavirus torna a preoccupare, pausa nel rally dei mercati. Boom del lavoro Usa

Toyota prolunga la chiusura delle fabbriche cinesi. Tokyo chiude in negativo, le Borse cinesi riescono con un colpo finale a restare in positivo. Le trimestrali invitano all'ottimismo, ma gli addetti ai lavori iniziano a temere che il conto dell'epidemia verrà presentato nel secondo trimestre. Male l'industria tedesca

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MILANO -  Continua a salire il conteggio delle vittime da coronavirus, si allargano al Giappone le misure straordinarie per contenere la pandemia e i contraccolpi industriali si fanno pesanti. L'ultima è stata la casa automobilistica Toyota ad annunciare che gli stabilimenti in Cina resteranno chiusi almeno fino al 16 febbraio, estendendo di una settimana la sospensione inizialmente prevista. Anche Foxconn ha chiesto ai dipendenti di Shenzhen di restare a casa oltre la data del 10 febbraio, inizialmente prevista come rientro dal Capodanno lunare. Una situazione straordinaria che ha spinto il governo cinese a decidere rinviare la diffusione dei dati sull'interscambio commerciale di gennaio, diffondendo le statistiche a marzo insieme all'aggiornamento di febbraio. E la Fed ha citato possibili effetti dalla pandemia sull'economia Usa e globale, nel suo rapporto periodico al Congresso.

Timori che si aggiungono a quelli espressi ieri dall'amministratore delegato di Fiat, Mike Manley, che a colloquio con il Financial Times ha detto che l'azienda potrebbe considerare di chiudere una fabbrica europea per l'emergenza sanitaria in corso in Cina, che di fatto impedisce l'arrivo delle componenti necessarie alla produzione.

I listini azionari hanno comunque vissuto la settimana di corsa, fino a questo momento, recuperando quel che era stato perso violentemente nei primi giorni di diffusione dell'epidemia. Alla vigilia Wall Street si è portata a nuovi record e gli indici asiatici hanno registrato la loro miglior performance giornaliera da giugno, come rimarca Bloomberg. Ma oggi prevale di nuovo l'incertezza. Alcuni gestori hanno iniziato a insinuare dubbi sul rally globale, visto il livello di paralizzazione dell'economia e del tessuto produttivo cinese in questi giorni. I risultati trimestrali che sono stati fin qui pubblicati hanno aiutato a tenere alto l'umore degli investitori, ma "il rischio è che il virus esploda nel secondo trimestre e oltre", ha detto Sue Trinh di Manulife Asset Management alla televisione finanziaria americana. E l'agenzia di rating S&P ha tagliato la stima della crescita cinese dal 5,7 al 5% per quest'anno.

Questa mattina la Borsa di Tokyo ha chiuso in calo pagando anche le prese di beneficio degli investitori, dopo tre sessioni in rialzo. L'indice Nikkei è arretrato così dello 0,19% a 23.827 punti. Le Borse cinesi, a lungo in negativo, sono riuscite a invertire la rotta nel finale chiudendo la seduta in territorio positivo: l'indice Composite di Shanghai è salito dello 0,33%, a 2.875,96 punti, mentre quello di Shenzhen ha guadagnato lo 0,52%, a quota 1.736,17.

In Europa seduta all'insegna della cautela. Milano riduce le perdeite e termina a-0,05%. Più pesante il rosso delle altre: Francoforte arretra dello 0,52%, Londra dello 0,53% mentre Parigi cede lo 0,14%. Sul listino milanese arrivano i conti di Mps, in rosso di 1 miliardo nel 2019 a causa delle svalutazioni. Anche Wall Street si muove in calo: quando gli scambi Ue volgono al termine, il Dow Jones perde lo 0,57%, lo S&P500 arretra dello 0,09% mentre il Nasdaq scivola dello 0,26%.

L'euro chiude in lieve calo sotto quota 1,10 dollari. La moneta europea passa di mano a 1,0962 dollari e 120,28 yen. Giù il dollaro/yen a 109,95. Lo yuan offshore è sceso dello 0,4% a 7,007 yuan per dollaro. Lo spread Btp-Bund è stabile a 132 punti base, con il rendimento del titolo decennale si attesta allo 0,94%.

In Italia, Istat traccia una crescita del commercio al dettaglio nel 2019 e l'allentarsi delle pressioni al ribasso sul Pil. Dalla Germania è arrivata una doccia fredda con la produzione industriale scesa del 3,5% a dicembre sul mese precedente. Un risultato sotto le attese, condito dal calo tendenziale del 6,8 per cento (dati destagionalizzati). Nontano gli analisti di Intesa Sanpaolo che si tratta del peggior dato congiunturale da dieci anni. Sopra le attese, invece, il surplus commerciale a 19,2 miliardi di euro. Chi non sembra accusare scossoni è l'economia Usa che ha creato nel mese di gennaio 225 mila nuovi posti di lavoro, ben oltre le previsioni che parlavano di 158 mila. A favorire un risultato ben oltre le attese - spiegano gli analisti - anche una stagione invernale finora mite che ha evitato quel rallentamento che di solito si registra all'inizio di ogni anno, favorendo soprattutto settori come quello dell'edilizia. Il tasso di disoccupazione è salito lievemente al 3,6% (è calcolato su diverse basi) ma si mantiene sui minimi storici. Accelera la crescita dei salari con un +3,1% del salario orario.

Il petrolio scivola in attesa di sapere se la Russia si allineerà agli altri membri dell'Opec+ che vorrebbero tagliare ulteriormente la produzione in vista di un probabile calo della domanda globale a causa degli effetti del coronavirus, con Mosca che ha annunciato che prenderà una posizione "nei prossimi giorni". Il contratto Wti a marzo guadagna lo 0,1% a 51 dollari al barile. L'oro ha rallentato la sua corsa e viene scambiato a 1.568 dollari l'oncia (-0,01%).