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Borse in rosso sulle notizie del coronavirus, la Cina corre grazie alla Banca centrale

Milano perde l'1,5%, Wall Street nervosa. Questa mattina, Tokyo ha guadagnato lo 0,3% dopo le due morti giapponesi. Shanghai in volo dell'1,8% con il taglio dei tassi. Oro al top da sette anni per i timori globali, le crisi geopolitiche fanno risalire il petrolio
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MILANO - Andamento nervoso sui mercati finanziari per le notizie provenienti dal fonte sanitario che riguardano la diffusione del coronavirus. Dopo i dati confortanti della vigilia, con il numero di nuovi casi in diminuzione, a preoccupare gli investitori sono le due morti segnalate in Giappone e l'aumento di contagi in Corea del Sud.

Dollaro e oro, beni rifugio, continuano ad esser preferiti dagli investitori, anche se le azioni globali - supportate dalle banche centrali - non danno certo segni di cedimenti violenti. Dopo un balzo iniziale, legato a una debacle improvvisa dello yen, la Borsa di Tokyo ha chiuso in leggero rialzo: questa mattina il Nikkei ha guadagnato lo 0,34%. Migliore l'andamento a Shanghai, con l'indice in rialzo dell'1,8% per un nuovo intervento della Banca centrale cinese che ha tagliato il costo del denaro.

Le Borse europee trattano deboli: anche Londra, che aveva tenuto la parità per larghi tratti, chiude in calo dello 0,27%. Milano ter…
MILANO - Andamento nervoso sui mercati finanziari per le notizie provenienti dal fonte sanitario che riguardano la diffusione del coronavirus. Dopo i dati confortanti della vigilia, con il numero di nuovi casi in diminuzione, a preoccupare gli investitori sono le due morti segnalate in Giappone e l'aumento di contagi in Corea del Sud.

Dollaro e oro, beni rifugio, continuano ad esser preferiti dagli investitori, anche se le azioni globali - supportate dalle banche centrali - non danno certo segni di cedimenti violenti. Dopo un balzo iniziale, legato a una debacle improvvisa dello yen, la Borsa di Tokyo ha chiuso in leggero rialzo: questa mattina il Nikkei ha guadagnato lo 0,34%. Migliore l'andamento a Shanghai, con l'indice in rialzo dell'1,8% per un nuovo intervento della Banca centrale cinese che ha tagliato il costo del denaro.

Le Borse europee trattano deboli: anche Londra, che aveva tenuto la parità per larghi tratti, chiude in calo dello 0,27%. Milano termina sui minimi con l'indice Ftse Mib che perde l'1,56%. Francoforte arretra dello 0,91% e Parigi dello 0,8%.

A Piazza Affari l'attenzione resta puntata sul comparto bancario, dopo la fredda risposta del cda di Ubi (segui il titolo) all'Offerta pubblica di scambio lanciata da Intesa Sanpaolo (segui) e il mandato all'ad Victor Massiah di trovare i consulenti per valutare la proposta. I pattisti riuniti nel Car, intanto, hanno già bollato come "ostile" e "inaccettabile" l'Ops. La banca "preda" è stata messa sotto osservazione dall'agenzia di rating S&P con prospettive favorevoli. Debole Tenaris (segui) dopo i risultati relativi al quarto trimestre in flessione. Soffre anche Atlantia, sull'ultimatum del governo per la concessione di Autostrade per l'Italia dopo l'approvazione del Milleproroghe che dà una forza legale maggiore all'esecutivo nella trattativa. Unicredit vira in ribasso sul finale di giornata, alla notizia che il ceo Jean Pierre Mustier sarebbe un candidato per la guida di Hsbc.

Wall Street, dopo i record di ieri sera, torna pesante. Dopo il supporto temporaneo di alcuni dati macroeconomici, alla chiusura degli scambi Ue il Dow Jones torna pesante a -1,1%, lo S&P500 perde lo 0,4% e il Nadsaq l'1,6 per cento. Il superindice dell'economia, stilato dal Conference board, è salito dello 0,8% a 112,1 punti a gennaio (contro attese erano per un rialzo dello 0,4%) mentre le condizioni del settore manifatturiero nell'area di Philadelphia sono migliorate nettamente oltre le attese a febbraio (a 36,7 punti da 17,0 e contro attese per 8,0 punti) e il numero dei lavoratori che per la prima volta hanno fatto richiesta per ricevere sussidi di disoccupazione è aumentato in linea a quanto atteso dagli analisti.

Lo spread tra Btp e Bund è in leggera contrazione poco sotto 135 punti e il rendimento del decennale è poco mosso allo 0,933%. Chiusura stabile per l'euro sopra quota 1,08 dollari. La divisa europea, dopo aver toccato un minimo di seduta a 1,0778 dollari, ha terminato la sessione in zona 1,0805. Debole invece lo yen, appesantito dai timori di recessione per l'economia giapponese. La valuta nipponica ha perso terreno sia nei confronti dell'euro a circa 121,10 sia rispetto al dollaro a circa 112,10.

Continua come si diceva la corsa dell'oro sui timori provocati dal rallentamento dell'economia: il prezzo del bene rifugio per eccellenza sale dello 0,4% a 1.618,52 dollari l'oncia, il top dal marzo 2013. Il prezzo del petrolio torna in rialzo questa volta per i timori nei rifornimenti, a causa delle crisi geopolitiche che impattano la Libia e il Venezuela. Il barile di Wti accelera ulteriormente dopo che le scorte americane di greggio sono cresciute ma meno delle attese la scorsa settimana. Il contratto a marzo guadagna il 2% a 54,5 dollari al barile.

Dal fronte macro si segnala che, dopo l'indice Zew, anche l'indice Gfk sulla fiducia dei consumatori in Germania è previsto in calo a marzo per l'incertezza creata dal coronavirus. L'indice anticipatorio arretra a 9,8 punti a marzo dai 9,9 punti di febbraio. Secondo Rolf Buerkl, esperto dei consumi di GfK un calo o un'interruzione della produzione nelle aziende cinesi potrebbe influire sulla produzione in Germania o addirittura farla arrestare completamente e ciò potrebbe comportare una riduzione dell'orario di lavoro e possibilmente una riduzione del personale, cosa che "non gioverebbe alla fiducia dei consumatori". Dai verbali della Bce è emersa la volontà del Direttorio di mantenere i tassi in negativo per sostenere l'economia.