Milano chiude in calo dell'1,2%, Unicredit perde il 4% sulle voci di addio di Mustier. Listini contrastati in Asia, Tokyo chiude a -0,33%. Male il Pmi americano, Wall Street si fa pesante
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MILANO - I timori per la diffusione del coronavirus continuano ad orientare gli umori degli investitori. Le Borse si appesantiscono sul finale, con Wall Street che contribuisce negativamente per la lettura negativa di alcuni dati macroeconomici inferiori alle attese. In Europa, Milano termina la seduta accusando un ribasso dell'1,22 per cento. Tra i titoli peggiori c'è l'Unicredit, che perde il 4,2% mentre corrono i rumors di una accelerazione nella trattativa che vorrebbe l'ad Jean Pierre Mustier prossimo al passaggio in Hsbc. Di contro, corre Tim che guadagna il 3,8% con l'interesse del fondo Kkr per la partita della rete fissa. Tra le altre Borse, Londra cede lo 0,44% finale, Francoforte lo 0,71% e Parigi dello 0,54%.
Timori in linea con quanto visto ieri a Wall Street, dove gli indici hanno chiuso tutti in calo e gli acquisti si sono concentrati su beni rifugio come oro e titoli di Stato, con il rendimento dei Treasury a 30 anni sceso all'1,966%, vicino ai minimi di sempre. Oggi la Borsa Usa fa il bis e alla chiusura dei mercati europei il Dow Jones lascia sul terreno lo 0,6% e il Nasdaq l'1,15%. Già preoccupata per il coronavirus, Wall Street ha accentuato le perdite dopo il dato macro sull'indice Pmi composito statunitense, sceso sotto i 50 punti per la prima volta dall'ottobre 2013, segnalando una contrazione dell'economia.
Questa mattina, a Tokyo il Nikkei ha chiuso a -0,39% mentre i listini cinesi hanno riguadagnato terreno poco prima di metà seduta, nonostante il bilancio della diffusione dell'epidemia si sia aggravato, con 75.465 il casi confermati e il numero di morti saliti a 2.236. Alla fine della giornata, Shanghai e Shenzhen hanno guadagnato lo 0,3%.
Sulla sponda europea lo spread è invece in lieve rialzo a 134 punti, con il rendimento del titolo decennale allo 0,89%. Poco mosso l'euro, a 1,0793 dollari.
Tra i dati macroeconomici di giornata, l'Istat segnala che il fatturato delle industrie di dicembre è calato del 3% mentre gli ordini sono saliti dell'1,4%. L'inflazione di gennaio è invece rivista al +0,5% a gennaio, in linea con il dato di dicembre.
Anche il mercato delle materie prime, e in particolare le quotazioni del petrolio, restano sotto osservazione per le possibili ricadute della diffusione del virus. Il greggio Wti del Texas arretra del 2,.38% a 52,6 dollari al barile mentre il Brent perde il 2,55% a 57,8 dollari. Continuano gli acquisti sull'oro: il lingotto sale a 1634 dollari l'oncia.