L'abc della crisi economica
Valentina Conte , di VALENTINA CONTEL'impatto della pandemia da Coronavirus si fa sentire sulle nostre vite e anche sui nostri sistemi economici. Siamo travolti da termini inglesi che spesso ci disorientano. Ecco una prima guida per capire di cosa parliamo, tra coronabond e bazooka, tra Mes e spread
ROMA - Spread, bazooka, coronabond, Mes. Un diluvio di acronimi e sigle a volte oscuri accompagnano le cronache economiche e finanziarie di questa crisi senza precedenti. Ma cosa significano? Quali implicazioni hanno per le nostre vite? Marcello Messori, economista e direttore della Scuola europea di politica economica della Luiss, ci aiuta a scioglierle.
Le Borse crollano, perché?
Per una corsa ad assicurarsi liquidità. Gli investitori temono gli effetti di questa pandemia da Covid-19 - un forte choc esogeno - in grado di mettere in ginocchio le economie in tutto il mondo. Ecco quindi che sia gli investitori professionali che i piccoli si disfano di azioni e obbligazioni per rifugiarsi nella liquidità da tesaurizzare. Da mettere "sotto il materasso", per dirla in modo popolare. Il timore è che la crisi sia tutt'altro che temporanea: profitti delle imprese e consumi in picchiata, fallimenti, disoccupazione, aumento spropositato dei debi…
Le Borse crollano, perché?
Per una corsa ad assicurarsi liquidità. Gli investitori temono gli effetti di questa pandemia da Covid-19 - un forte choc esogeno - in grado di mettere in ginocchio le economie in tutto il mondo. Ecco quindi che sia gli investitori professionali che i piccoli si disfano di azioni e obbligazioni per rifugiarsi nella liquidità da tesaurizzare. Da mettere "sotto il materasso", per dirla in modo popolare. Il timore è che la crisi sia tutt'altro che temporanea: profitti delle imprese e consumi in picchiata, fallimenti, disoccupazione, aumento spropositato dei debi…
ROMA - Spread, bazooka, coronabond, Mes. Un diluvio di acronimi e sigle a volte oscuri accompagnano le cronache economiche e finanziarie di questa crisi senza precedenti. Ma cosa significano? Quali implicazioni hanno per le nostre vite? Marcello Messori, economista e direttore della Scuola europea di politica economica della Luiss, ci aiuta a scioglierle.
Le Borse crollano, perché?
Per una corsa ad assicurarsi liquidità. Gli investitori temono gli effetti di questa pandemia da Covid-19 - un forte choc esogeno - in grado di mettere in ginocchio le economie in tutto il mondo. Ecco quindi che sia gli investitori professionali che i piccoli si disfano di azioni e obbligazioni per rifugiarsi nella liquidità da tesaurizzare. Da mettere "sotto il materasso", per dirla in modo popolare. Il timore è che la crisi sia tutt'altro che temporanea: profitti delle imprese e consumi in picchiata, fallimenti, disoccupazione, aumento spropositato dei debiti pubblici degli Stati per far fronte alle ingenti spese di emergenza. Di qui le vendite a raffica che fanno crollare le Borse. Si passa quindi dal "flight-to-quality" - vendere per comprare bond sicuri, sempre meno - al "flight-to-liquidity", la corsa a vendere per tornare liquidi.
Cos'è il golden power? Perché se ne riparla ora?
Si tratta del potere di uno Stato, a prescindere dalla quota azionaria posseduta, di impedire scalate ostili. Ovvero di negare a investitori stranieri o soggetti sgraditi di acquisire aziende italiane considerate strategiche per la sicurezza nazionale o cruciali per assicurare servizi di pubblica utilità (come energia o le reti di telecomunicazioni). Se ne riparla ora perché alcuni paesi europei - come la Francia, ma anche l'Italia - temono che l'ondata di vendite in Borsa possa rendere appetibili, perché davvero poco costose, le aziende nazionali. L'idea è quella di rafforzare il "golden power" per fare da schermo anche ad aziende non strettamente strategiche, ma cruciali ad assicurare la ripresa dell'economia. In circostanze eccezionali come le attuali - è il ragionamento - occorre assicurarsi le leve della politica industriale, anche con nazionalizzazioni temporanee. La crisi sanitaria ha messo in luce i nodi scoperti del nostro sistema industriale: la dipendenza dagli approvvigionamenti esteri, l'incapacità a produrre in autonomia beni essenziali per la sanità (come mascherine, detergenti, ventilatori).
Cos'è lo spread? Perché schizza verso l'alto?
È il differenziale tra il tasso di interesse di un titolo governativo a 10 anni e quello di un analogo titolo del paese più sicuro dell'area di riferimento. Nel caso dell'Italia si tratta della differenza tra il rendimento del Btp decennale e quello del Bund tedesco. Questo differenziale fibrilla ogni volta che c'è un rischio. Uno shock esogeno, come l'attuale pandemia, mette in dubbio la sostenibilità del nostro debito pubblico, già molto alto e destinato ad ampliarsi per le maggiore spese d'emergenza. Ecco che gli investitori tendono a disfarsi dei titoli italiani. All'inizio per rivolgersi ad un porto sicuro, come i Bund tedeschi. Ora per la sete di liquidità che abbiamo spiegato. Si può dire che lo spread sia un indicatore grossolano della paura che un paese vada a gambe all'aria, ovvero che non riesca a onorare i suoi debiti a scadenza.
Cos'è la Consob? E cosa sono le vendite allo scoperto che ha vietato per 90 giorni?
La Consob è l'autorità che fa funzionare in modo corretto i mercati finanziari, quindi la Borsa, tutelandone la trasparenza. In casi eccezionali, come questo, la Consob può intervenire per vietare alcuni comportamenti di investimento come le vendite allo scoperto. Si tratta di strategie adottate dall'investitore finanziario per massimizzare i guadagni attesi, vendendo titoli che non ha nell'immediato, ma che conta di comprare nei giorni successivi ad un prezzo più basso di quanto pattuito con l'acquirente, lucrando la differenza. Queste scommesse al ribasso, in una situazione di estrema incertezza come l'attuale, contribuiscono a far crollare i mercati che ruotano attorno alle aspettative degli operatori.
Le quotazioni di petrolio e oro stanno crollando. Cosa significa?
Il petrolio è in picchiata perché è una materia prima pro-ciclica: la domanda sale quando l'economia tira, altrimenti va giù. Gli investitori non solo temono la caduta della domanda nell'immediato: imprese chiuse, persone in casa, aerei a terra. Ma che questa continui anche nel medio periodo, facendo crollare anche le scorte. Il discorso sull'oro invece è diverso, visto che da sempre è considerato bene rifugio. Per il crollo della sua quotazione ci sono almeno due spiegazioni. La prima: chi scommette al ribasso e fa vendite allo scoperto a un certo punto deve chiudere la posizione e vende quello che ha, anche l'oro. La seconda, più convincente: in questa pandemia anche l'oro non è più considerato un bene rifugio, si preferisce avere liquidità nel forte clima di incertezza generale.
Cos'è il patto di stabilità? Cosa significa la sua sospensione?
Il patto di stabilità è l'accordo di coordinamento delle politiche fiscali siglato dai paesi europei nel 1992 a Maastricht, in vista dell'unione monetaria. Senza quel patto i paesi avrebbero potuto fare spese folli facendo saltare l'euro. Le regole più famose del patto sono due: il limite del 3% nel rapporto tra deficit e Pil e quello del 60% tra debito e Pil. Visto il rispetto lasco di questi due tetti, nel 2005 il concetto di deficit è stato sostituito da quello di deficit strutturale, al netto cioè dell'impatto ciclico, ad esempio delle spese in caso di recessioni. La crisi finanziaria del 2008-2009 ha poi riscritto ancora il patto di stabilità, affiancando alla regola del deficit strutturale da azzerare anche quella del debito pubblico in eccesso da sgonfiare (un po' per volta, cioè un ventesimo all'anno dell'eccesso). In circostanze eccezionali però questi tetti - compreso il 3% - si possono sforare. Sebbene con alcuni limiti. Ora anche questi limiti potrebbero saltare per venire incontro ai paesi come l'Italia più duramente provati dalla pandemia.
Cos'è il Mes? Perché se ne parla e perché molti lo criticano?
Il Meccanismo europeo di stabilità è il "figlio" del fondo europeo Salva-Stati entrato in azione durante la crisi del 2008 per aiutare paesi a rischio default come Spagna, Portogallo, Irlanda, Grecia. In quel caso però era la Commissione Ue, assieme a Fondo monetario internazionale e Banca mondiale - la famigerata "troika" - a predisporre un programma di aiuto. Poi finanziato dal fondo Salva-Stati. Il Mes invece - nato nel 2012 in piena crisi greca - definisce il programma e lo finanzia al tempo stesso, con una potenza di fuoco fino a 700 miliardi. Tutti gli Stati europei hanno una quota del Mes, in percentuale del loro Pil. Si parla molto del Mes perché l'iter per riformarlo è arrivato quasi alla fine. L'Italia all'inizio ha posto un veto. Poi ha sospeso il giudizio per le forti critiche interne, specie da Lega e Fratelli d'Italia che temono l'arrivo della troika e condizionalità molto pesanti per l'Italia, se si trovasse ad averne bisogno. In realtà, il nuovo "memorandum of understanding", ovvero il programma di aiuto è molto più blando di quello del vecchio fondo Salva-Stati. E non prevede commissariamenti del Paese. Ma le polemiche attorno a questo strumento lo mettono per ora in soffitta, in attesa che passi la crisi.
Che cos'è la Bce e cosa sta facendo?
La Banca centrale europea, intesa come sistema europeo delle banche centrali, è intervenuta in tre modi. Primo intervento, con un doppio finanziamento illimitato alle banche: uno senza condizioni fino a giugno a un tasso negativo che può arrivare a -0,25% da usare per rafforzare il patrimonio delle stesse banche, l'altro da giugno 2020 a giugno 2021 sempre alle banche ma con destinazione all'economia reale, ovvero le piccole e medie imprese, a un tasso fino a -0,75%. Il tasso di interesse negativo significa che si prende a prestito una somma e alla scadenza se ne restituisce un pezzetto in meno. Il secondo intervento della Bce riguarda il Quantitative easing rafforzato.
Cosa si intende per Quantitative easing?
Un programma partito a marzo 2015, poi fermato e ripreso nel 2019 dall'ex presidente della Bce Mario Draghi. Consiste nell'acquisto da parte della Banca centrale europea di titoli del debito pubblico dei paesi dell'eurozona secondo il principio del loro peso come "azionisti" della Bce, peso misurato dalla percentuale del Pil di ciascuno sul totale. La Bce acquista questi titoli sul mercato secondario - dove si scambiano i titoli prima della loro scadenza - per immettere liquidità nel sistema, supplendo alla scarsità in momenti di crisi come l'attuale in cui gli investitori non vendono anzi comprano per restare liquidi. E lo fa materialmente attraverso le banche centrali nazionali. La Bce può comprare anche obbligazioni corporate, ovvero emesse dalle aziende. E bond di istituzioni locali, come i comuni. In questo contesto di pandemia la Bce ha deciso di irrobustire il suo intervento. Lanciando un vero e proprio bazooka.
Cos'è il bazooka?
Al termine del mandato di Draghi, nel novembre scorso, la Bce comprava 20 miliardi al mese di titoli. Il 12 marzo scorso, in piena crisi da coronavirus, la presidente Lagarde ha alzato gli acquisti di altri 120 miliardi di qui fino a fine anno: 15 miliardi aggiuntivi al mese (seconda mossa della Bce dopo il duplice finanziamento illimitato alle banche). Poi, visto l'effetto tutt'altro che rassicurante sui mercati finanziari di questa prima mossa, ha azionato il bazooka vero e proprio: un'arma con una potenza di fuoco notevolissima. Il 18 marzo a mezzanotte - e siamo alla terza mossa messa in campo in pochi giorni dalla Bce - la presidente Lagarde ha annunciato che il Quantitative easing lievitava di altri 750 miliardi per quest'anno, 94 in più al mese. In totale, siamo dunque a ben 129 miliardi di acquisti al mese. E per questi ultimi 750 miliardi non sono neanche previste le condizionalità che di solito vincolano il Qe: ad esempio, non poter acquistare più del 33% dei titoli di un Paese. Un chiaro messaggio, rivolto ai mercati, di sostegno all'Italia. Arrivato dopo la gaffe di Lagarde nella conferenza stampa del 12 marzo - "Non siamo qui per abbassare lo spread" - che aveva dato in pasto il nostro Paese alle furie dei mercati, con lo spread schizzato in poche ore da 190 a 261 punti. E la Borsa giù a -17%.
Cosa sono invece i coronabond?
Obbligazioni che l'Unione europea potrebbe emettere in un tempo delimitato, quello della pandemia in corso, per finanziare le politiche fiscali espansive. Permettere cioè agli Stati di far fronte all'emergenza economica, oltre che sanitaria. E ripartire con gli investimenti e la produzione. I coronabond sono simili, concettualmente, agli eurobond: titoli emessi durante la crisi dei debiti sovrani per finanziare i paesi ad alto debito a corto di liquidità per la sfiducia sui mercati nella loro solvibilità, nella capacità di ripagare i debiti.
E cosa si intende per Helicopter money?
Un'espressione cara all'economista monetarista Milton Friedman per indicare "i soldi gettati dall'elicottero". Ovvero dati a pioggia a tutti i cittadini, in casi di gravissime crisi economiche per far ripartire la domanda. È quanto si propone di fare ad esempio il presidente Trump assicurando a ogni americano 1.000 dollari o più sul conto corrente.
Cos'è la crisi da domanda? E in cosa differisce dalla crisi da offerta?
La crisi da domanda viene innescata dall'improvvisa e duratura frenata di consumi e investimenti. È quanto sta accadendo ora in Italia con turismo, trasporti e gran parte di commercio e una bella fetta dell'industria fermi. Il rischio è il circolo vizioso che innesca il collasso dell'economia: fallimenti, licenziamenti, chiusure di negozi, serrate. La crisi da offerta è invece legata alle catene del valore: la manifattura e le grandi imprese che chiudono perché non ricevono gli approvvigionamenti dall'estero. Però poi tutto si mischia: le aziende grandi e piccole chiudono anche perché non c'è domanda. Ecco dunque lo spettro della recessione.
Cos'è la recessione?
Un livello di Pil - il prodotto interno lordo che misura la ricchezza di un Paese o di un'area geografica, ovvero la sua capacità produttiva - negativo per due trimestri consecutivi. Gli economisti danno quasi per certa una recessione globale quest'anno per l'emergenza Covid-19. Certa per l'Italia con previsioni molto pessimistiche e cali anche tra il 6 e il 10%.
Perché si cita la Grande Depressione?
Perché si tratta della più lunga e diffusa recessione che si sia mai realizzata, iniziata nel 1929 negli Stati Uniti con il celebre crollo di Wall Street nell'ottobre di quell'anno e andata avanti per un decennio fino alle politiche del New Deal di Roosevelt. Una crisi partita come finanziaria, poi atterrata nell'economia reale: da Wall Street a Main Street, dalla Borsa all'uomo della strada. Stesso percorso della crisi del 2008, innescata dai mutui subprime americani: mutui concessi anche a chi non poteva ripagarli, poi finiti nei "titoli salsiccia" in pancia alle banche di tutto il mondo, molte fallite a cascata. Ora però è diverso. Una severissima crisi sanitaria globale sta mettendo in ginocchio le economie reali e sta infettando, al pari degli essere umani, anche la finanza.
Cosa si intende per junk bond?
Sono i titoli spazzatura, caratterizzati da un rendimento molto elevato perché rischiosi. Ovvero collegati ad un alto rischio di non riavere più i soldi investiti alla loro scadenza. Se i junk bond sono i titoli pubblici emessi da uno Stato sovrano per finanziare il suo debito pubblico, allora il pericolo è esponenziale. Perché gli investitori fuggiranno da quei titoli, cercando porti sicuri nei bond emessi da altri paesi. Ma una nazione che non riesce più a finanziarsi sul mercato è destinata al default, al fallimento. Chi decide quando un titolo è "junk" ovvero spazzatura? Le società di rating che danno un voto ai paesi, espresso in lettere dell'alfabeto. La D corrisponde ai junk bond e sta appunto per Default, fallimento. A rischiare questa pagella mortale sono soprattutto i paesi con un alto debito pubblico, come l'Italia. Ecco perché nei frangenti come questi - crisi sanitaria che si trasforma in recessione economica, necessità di manovre per sostenere il reddito di famiglie e imprese, aumento del debito pubblico già alto - il Quantitative easing della Bce può venire in aiuto. Laddove il mercato non compra i nostri Btp che ci servono per finanziare la sanità, la cassa integrazione, i congedi dei genitori e così via, allora supplisce la Bce con i suoi acquisti eccezionali.
Le Borse crollano, perché?
Per una corsa ad assicurarsi liquidità. Gli investitori temono gli effetti di questa pandemia da Covid-19 - un forte choc esogeno - in grado di mettere in ginocchio le economie in tutto il mondo. Ecco quindi che sia gli investitori professionali che i piccoli si disfano di azioni e obbligazioni per rifugiarsi nella liquidità da tesaurizzare. Da mettere "sotto il materasso", per dirla in modo popolare. Il timore è che la crisi sia tutt'altro che temporanea: profitti delle imprese e consumi in picchiata, fallimenti, disoccupazione, aumento spropositato dei debiti pubblici degli Stati per far fronte alle ingenti spese di emergenza. Di qui le vendite a raffica che fanno crollare le Borse. Si passa quindi dal "flight-to-quality" - vendere per comprare bond sicuri, sempre meno - al "flight-to-liquidity", la corsa a vendere per tornare liquidi.
Cos'è il golden power? Perché se ne riparla ora?
Si tratta del potere di uno Stato, a prescindere dalla quota azionaria posseduta, di impedire scalate ostili. Ovvero di negare a investitori stranieri o soggetti sgraditi di acquisire aziende italiane considerate strategiche per la sicurezza nazionale o cruciali per assicurare servizi di pubblica utilità (come energia o le reti di telecomunicazioni). Se ne riparla ora perché alcuni paesi europei - come la Francia, ma anche l'Italia - temono che l'ondata di vendite in Borsa possa rendere appetibili, perché davvero poco costose, le aziende nazionali. L'idea è quella di rafforzare il "golden power" per fare da schermo anche ad aziende non strettamente strategiche, ma cruciali ad assicurare la ripresa dell'economia. In circostanze eccezionali come le attuali - è il ragionamento - occorre assicurarsi le leve della politica industriale, anche con nazionalizzazioni temporanee. La crisi sanitaria ha messo in luce i nodi scoperti del nostro sistema industriale: la dipendenza dagli approvvigionamenti esteri, l'incapacità a produrre in autonomia beni essenziali per la sanità (come mascherine, detergenti, ventilatori).
Cos'è lo spread? Perché schizza verso l'alto?
È il differenziale tra il tasso di interesse di un titolo governativo a 10 anni e quello di un analogo titolo del paese più sicuro dell'area di riferimento. Nel caso dell'Italia si tratta della differenza tra il rendimento del Btp decennale e quello del Bund tedesco. Questo differenziale fibrilla ogni volta che c'è un rischio. Uno shock esogeno, come l'attuale pandemia, mette in dubbio la sostenibilità del nostro debito pubblico, già molto alto e destinato ad ampliarsi per le maggiore spese d'emergenza. Ecco che gli investitori tendono a disfarsi dei titoli italiani. All'inizio per rivolgersi ad un porto sicuro, come i Bund tedeschi. Ora per la sete di liquidità che abbiamo spiegato. Si può dire che lo spread sia un indicatore grossolano della paura che un paese vada a gambe all'aria, ovvero che non riesca a onorare i suoi debiti a scadenza.
Cos'è la Consob? E cosa sono le vendite allo scoperto che ha vietato per 90 giorni?
La Consob è l'autorità che fa funzionare in modo corretto i mercati finanziari, quindi la Borsa, tutelandone la trasparenza. In casi eccezionali, come questo, la Consob può intervenire per vietare alcuni comportamenti di investimento come le vendite allo scoperto. Si tratta di strategie adottate dall'investitore finanziario per massimizzare i guadagni attesi, vendendo titoli che non ha nell'immediato, ma che conta di comprare nei giorni successivi ad un prezzo più basso di quanto pattuito con l'acquirente, lucrando la differenza. Queste scommesse al ribasso, in una situazione di estrema incertezza come l'attuale, contribuiscono a far crollare i mercati che ruotano attorno alle aspettative degli operatori.
Le quotazioni di petrolio e oro stanno crollando. Cosa significa?
Il petrolio è in picchiata perché è una materia prima pro-ciclica: la domanda sale quando l'economia tira, altrimenti va giù. Gli investitori non solo temono la caduta della domanda nell'immediato: imprese chiuse, persone in casa, aerei a terra. Ma che questa continui anche nel medio periodo, facendo crollare anche le scorte. Il discorso sull'oro invece è diverso, visto che da sempre è considerato bene rifugio. Per il crollo della sua quotazione ci sono almeno due spiegazioni. La prima: chi scommette al ribasso e fa vendite allo scoperto a un certo punto deve chiudere la posizione e vende quello che ha, anche l'oro. La seconda, più convincente: in questa pandemia anche l'oro non è più considerato un bene rifugio, si preferisce avere liquidità nel forte clima di incertezza generale.
Cos'è il patto di stabilità? Cosa significa la sua sospensione?
Il patto di stabilità è l'accordo di coordinamento delle politiche fiscali siglato dai paesi europei nel 1992 a Maastricht, in vista dell'unione monetaria. Senza quel patto i paesi avrebbero potuto fare spese folli facendo saltare l'euro. Le regole più famose del patto sono due: il limite del 3% nel rapporto tra deficit e Pil e quello del 60% tra debito e Pil. Visto il rispetto lasco di questi due tetti, nel 2005 il concetto di deficit è stato sostituito da quello di deficit strutturale, al netto cioè dell'impatto ciclico, ad esempio delle spese in caso di recessioni. La crisi finanziaria del 2008-2009 ha poi riscritto ancora il patto di stabilità, affiancando alla regola del deficit strutturale da azzerare anche quella del debito pubblico in eccesso da sgonfiare (un po' per volta, cioè un ventesimo all'anno dell'eccesso). In circostanze eccezionali però questi tetti - compreso il 3% - si possono sforare. Sebbene con alcuni limiti. Ora anche questi limiti potrebbero saltare per venire incontro ai paesi come l'Italia più duramente provati dalla pandemia.
Cos'è il Mes? Perché se ne parla e perché molti lo criticano?
Il Meccanismo europeo di stabilità è il "figlio" del fondo europeo Salva-Stati entrato in azione durante la crisi del 2008 per aiutare paesi a rischio default come Spagna, Portogallo, Irlanda, Grecia. In quel caso però era la Commissione Ue, assieme a Fondo monetario internazionale e Banca mondiale - la famigerata "troika" - a predisporre un programma di aiuto. Poi finanziato dal fondo Salva-Stati. Il Mes invece - nato nel 2012 in piena crisi greca - definisce il programma e lo finanzia al tempo stesso, con una potenza di fuoco fino a 700 miliardi. Tutti gli Stati europei hanno una quota del Mes, in percentuale del loro Pil. Si parla molto del Mes perché l'iter per riformarlo è arrivato quasi alla fine. L'Italia all'inizio ha posto un veto. Poi ha sospeso il giudizio per le forti critiche interne, specie da Lega e Fratelli d'Italia che temono l'arrivo della troika e condizionalità molto pesanti per l'Italia, se si trovasse ad averne bisogno. In realtà, il nuovo "memorandum of understanding", ovvero il programma di aiuto è molto più blando di quello del vecchio fondo Salva-Stati. E non prevede commissariamenti del Paese. Ma le polemiche attorno a questo strumento lo mettono per ora in soffitta, in attesa che passi la crisi.
Che cos'è la Bce e cosa sta facendo?
La Banca centrale europea, intesa come sistema europeo delle banche centrali, è intervenuta in tre modi. Primo intervento, con un doppio finanziamento illimitato alle banche: uno senza condizioni fino a giugno a un tasso negativo che può arrivare a -0,25% da usare per rafforzare il patrimonio delle stesse banche, l'altro da giugno 2020 a giugno 2021 sempre alle banche ma con destinazione all'economia reale, ovvero le piccole e medie imprese, a un tasso fino a -0,75%. Il tasso di interesse negativo significa che si prende a prestito una somma e alla scadenza se ne restituisce un pezzetto in meno. Il secondo intervento della Bce riguarda il Quantitative easing rafforzato.
Cosa si intende per Quantitative easing?
Un programma partito a marzo 2015, poi fermato e ripreso nel 2019 dall'ex presidente della Bce Mario Draghi. Consiste nell'acquisto da parte della Banca centrale europea di titoli del debito pubblico dei paesi dell'eurozona secondo il principio del loro peso come "azionisti" della Bce, peso misurato dalla percentuale del Pil di ciascuno sul totale. La Bce acquista questi titoli sul mercato secondario - dove si scambiano i titoli prima della loro scadenza - per immettere liquidità nel sistema, supplendo alla scarsità in momenti di crisi come l'attuale in cui gli investitori non vendono anzi comprano per restare liquidi. E lo fa materialmente attraverso le banche centrali nazionali. La Bce può comprare anche obbligazioni corporate, ovvero emesse dalle aziende. E bond di istituzioni locali, come i comuni. In questo contesto di pandemia la Bce ha deciso di irrobustire il suo intervento. Lanciando un vero e proprio bazooka.
Cos'è il bazooka?
Al termine del mandato di Draghi, nel novembre scorso, la Bce comprava 20 miliardi al mese di titoli. Il 12 marzo scorso, in piena crisi da coronavirus, la presidente Lagarde ha alzato gli acquisti di altri 120 miliardi di qui fino a fine anno: 15 miliardi aggiuntivi al mese (seconda mossa della Bce dopo il duplice finanziamento illimitato alle banche). Poi, visto l'effetto tutt'altro che rassicurante sui mercati finanziari di questa prima mossa, ha azionato il bazooka vero e proprio: un'arma con una potenza di fuoco notevolissima. Il 18 marzo a mezzanotte - e siamo alla terza mossa messa in campo in pochi giorni dalla Bce - la presidente Lagarde ha annunciato che il Quantitative easing lievitava di altri 750 miliardi per quest'anno, 94 in più al mese. In totale, siamo dunque a ben 129 miliardi di acquisti al mese. E per questi ultimi 750 miliardi non sono neanche previste le condizionalità che di solito vincolano il Qe: ad esempio, non poter acquistare più del 33% dei titoli di un Paese. Un chiaro messaggio, rivolto ai mercati, di sostegno all'Italia. Arrivato dopo la gaffe di Lagarde nella conferenza stampa del 12 marzo - "Non siamo qui per abbassare lo spread" - che aveva dato in pasto il nostro Paese alle furie dei mercati, con lo spread schizzato in poche ore da 190 a 261 punti. E la Borsa giù a -17%.
Cosa sono invece i coronabond?
Obbligazioni che l'Unione europea potrebbe emettere in un tempo delimitato, quello della pandemia in corso, per finanziare le politiche fiscali espansive. Permettere cioè agli Stati di far fronte all'emergenza economica, oltre che sanitaria. E ripartire con gli investimenti e la produzione. I coronabond sono simili, concettualmente, agli eurobond: titoli emessi durante la crisi dei debiti sovrani per finanziare i paesi ad alto debito a corto di liquidità per la sfiducia sui mercati nella loro solvibilità, nella capacità di ripagare i debiti.
E cosa si intende per Helicopter money?
Un'espressione cara all'economista monetarista Milton Friedman per indicare "i soldi gettati dall'elicottero". Ovvero dati a pioggia a tutti i cittadini, in casi di gravissime crisi economiche per far ripartire la domanda. È quanto si propone di fare ad esempio il presidente Trump assicurando a ogni americano 1.000 dollari o più sul conto corrente.
Cos'è la crisi da domanda? E in cosa differisce dalla crisi da offerta?
La crisi da domanda viene innescata dall'improvvisa e duratura frenata di consumi e investimenti. È quanto sta accadendo ora in Italia con turismo, trasporti e gran parte di commercio e una bella fetta dell'industria fermi. Il rischio è il circolo vizioso che innesca il collasso dell'economia: fallimenti, licenziamenti, chiusure di negozi, serrate. La crisi da offerta è invece legata alle catene del valore: la manifattura e le grandi imprese che chiudono perché non ricevono gli approvvigionamenti dall'estero. Però poi tutto si mischia: le aziende grandi e piccole chiudono anche perché non c'è domanda. Ecco dunque lo spettro della recessione.
Cos'è la recessione?
Un livello di Pil - il prodotto interno lordo che misura la ricchezza di un Paese o di un'area geografica, ovvero la sua capacità produttiva - negativo per due trimestri consecutivi. Gli economisti danno quasi per certa una recessione globale quest'anno per l'emergenza Covid-19. Certa per l'Italia con previsioni molto pessimistiche e cali anche tra il 6 e il 10%.
Perché si cita la Grande Depressione?
Perché si tratta della più lunga e diffusa recessione che si sia mai realizzata, iniziata nel 1929 negli Stati Uniti con il celebre crollo di Wall Street nell'ottobre di quell'anno e andata avanti per un decennio fino alle politiche del New Deal di Roosevelt. Una crisi partita come finanziaria, poi atterrata nell'economia reale: da Wall Street a Main Street, dalla Borsa all'uomo della strada. Stesso percorso della crisi del 2008, innescata dai mutui subprime americani: mutui concessi anche a chi non poteva ripagarli, poi finiti nei "titoli salsiccia" in pancia alle banche di tutto il mondo, molte fallite a cascata. Ora però è diverso. Una severissima crisi sanitaria globale sta mettendo in ginocchio le economie reali e sta infettando, al pari degli essere umani, anche la finanza.
Cosa si intende per junk bond?
Sono i titoli spazzatura, caratterizzati da un rendimento molto elevato perché rischiosi. Ovvero collegati ad un alto rischio di non riavere più i soldi investiti alla loro scadenza. Se i junk bond sono i titoli pubblici emessi da uno Stato sovrano per finanziare il suo debito pubblico, allora il pericolo è esponenziale. Perché gli investitori fuggiranno da quei titoli, cercando porti sicuri nei bond emessi da altri paesi. Ma una nazione che non riesce più a finanziarsi sul mercato è destinata al default, al fallimento. Chi decide quando un titolo è "junk" ovvero spazzatura? Le società di rating che danno un voto ai paesi, espresso in lettere dell'alfabeto. La D corrisponde ai junk bond e sta appunto per Default, fallimento. A rischiare questa pagella mortale sono soprattutto i paesi con un alto debito pubblico, come l'Italia. Ecco perché nei frangenti come questi - crisi sanitaria che si trasforma in recessione economica, necessità di manovre per sostenere il reddito di famiglie e imprese, aumento del debito pubblico già alto - il Quantitative easing della Bce può venire in aiuto. Laddove il mercato non compra i nostri Btp che ci servono per finanziare la sanità, la cassa integrazione, i congedi dei genitori e così via, allora supplisce la Bce con i suoi acquisti eccezionali.