Economia

Decreto liquidità, prestiti con garanzie fino al 90% senza limiti di fatturato. Da Sace scudo da 200 miliardi

Il decreto in esame in consiglio dei ministri: il governo verso finanziamenti garantiti al 90% per le aziende fino a 5000 dipendenti. Mise: per importi fino a 25mila euro copertura fino al 100% senza valutazione. Si allarga il campo del Golden Power. Stop a versamenti e ritenute per 10 miliardi di euro
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MILANO - Si muove lungo due direttrici la rete di sicurezza che il governo si prepara a stendere per riattivare velocemente il rubinetto della liquidità per le imprese: da una parte l'ombrello della Sace con 200 miliardi di garanzie pubbliche per sostenere i finanziamenti alle grandi imprese, dall'altra il potenziamento del fondo di garanzia per le Pmi, che nelle intenzioni del governo dovrebbe assicurare fino a 100 miliardi di finanziamenti alle aziende di piccole e medie dimensioni. Queste almeno le indicazioni che arrivano dalle bozze del decreto "liquidità", all'esame del consiglio dei ministri di oggi.

Mef: "Garanzie fino al 90% per tutte le imprese senza limiti di fatturato"

Sono fonti del Mef nel primo pomeriggio a fissare i punti dell'accordo raggiunto all'interno del governo, spiegando che nel decreto "si mobilitano 200 miliardi di prestiti con garanzie fino al 90% per tutte le imprese, senza limiti di fatturato". Un pacchetto che secondo via XX settembre è in grado di mobilitare risorse per oltre 750 miliardi di euro, oltre 400 in più rispetto ai 350 miliardi già previsti nel Dl cura Italia.

Il perno dell'operazione governativa è Sace, controllata al 100% da Cassa Depositi e Prestiti, che - spiega la bozza del decreto circolata in mattinata - concederà garanzie fino 200 miliardi di euro, "di cui almeno 30 miliardi sono destinati a supporto di piccole e medie imprese". A sostegno delle garanzie è prevista la creazione di un fondo con una dotazione da 1 miliardi di euro, in capo al Ministero dell'Economia.


Dovrebbe quindi sparire il tetto fissato inizialmente nella bozza del provvedimento che indicava che il prestito non potesse superare il 25% del fatturato dell'anno precedente e il doppio dei costi sostenuti nello stesso anno.

Quanto alla portata della garanzia pubblica, spiega la bozza, il governo prevede che copra il 90% del finanziamento per le imprese con meno di 5000 dipendenti e fatturato fino a 1,5 miliardi di euro, l'80% per aziende con fatturato da tra 1,5 miliardi e 5 miliardi e il 70% per imprese con valore del fatturato oltre i 5 miliardi. Rispetto alle commissioni, il testo prevede che ammontino in rapporto all’importo garantito, a "25 punti base durante il primo anno, 50 punti base durante il secondo e terzo anno, 100 punti base durante il quarto, quinto e sesto anno".

Per le piccole imprese prestiti fino a 25 mila euro garantiti al 100%

Diverso il caso delle imprese più piccole. Stando a quanto anticipato ieri dal ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli e ribadito oggi da fonti del Ministero dello Sviluppo Economico, il governo prevede un rifinanziamento del Fondo di Garanzia per le pmi, già rafforzato con l'ultimo decreto Cura Italia con 1,5 miliardi di euro, che dovrebbe estendere la platea degli attuali beneficiari alle aziende fino a 499 dipendenti, assicurando prestiti (con scadenza fino a 6 anni) per importi fino agli 800 mila euro garantiti al 100% (di cui però il 90% da parte dello Stato e il 10% da parte di Confidi) e fino a 5 milioni di euro con garanzia al 90%.  Per importi più bassi invece, fino a 25 mila euro, il prestito sarà garantito al 100%, sempre senza valutazione del merito di credito. Entro questo importo quindi l'accesso al finanziamento sarà quasi automatico. In sostanza, chiarscono dal Mise, "le banche potranno erogare prestiti fino a 25 mila euro senza attendere l'ok del fondo di garanzia".
 

Golden Power, il governo alza il muro contro le scalate

Tra i provvedimenti più attesi del decreto, come anticipato nei giorni scorsi da Repubblica, c'è anche l'estensione del Golden Power, cioè della possibilità del governo di bloccare operazioni di acquisto nei confronti di aziende italiane considerate strategiche. Una prerogativa fino ad oggi limitata a un numero molto limitato di settori e che oggi viene ampliato anche al settore alimentare, finanziario e assicurativo o sanitario
 

Stop a versamenti e ritenute per 10 miliardi di euro

Lo stesso decreto prevede poi uno stop dei versamenti fiscali e dei contributi per imprese e professionisti e delle ritenute dei lavoratori autonomi, per aprile e maggio, per un importo totale di quasi 10 miliardi. Secondo i dati della relazione tecnica del provvedimento, si stima un ammontare di ritenute sospese pari a circa 4,3 miliardi (2,536 miliardi per aprile, inclusi 950 milioni di ritenute già sospese dal decreto cura italia, e 1,771 miliardi per maggio, inclusi 79 milioni già sospesi) e un ammontare di Iva pari a 4,48 miliardi (2 miliardi per aprile e 2,432 miliardi per maggio).