I numeri dell'8 aprile. Troppi malati per allentare i vincoli
Luca Iezzi, di Luca IezziSi consolida il calo di ricoverati e delle terapie intensive, ma continua a salire il numero dei malati, oltre 63 mila sono isolati in casa
Il dato record di guariti in un giorno è l'elemento positivo del bollettino della protezione civile di oggi: 2.099 dimessi (diventano 3.654 in due giorni) ma che non riescono ad abbassare il dato dei malati in carico al sistema sanitario cresciuto di 1.195 persone, aumento peggiore rispetto a ieri. Il numero degli attualmente positivi arriva a 95.262. Per il secondo giorno consecutivo il direttore generale della protezione civile Angelo Borrelli ha sottolineato il dato dei nuovi contagi generale +3.836 ( casi totali in Italia sono 139.422 +2,83% in un giorno). In realtà anche questo è un dato positivo perché ottenuto a fronte di un numero record di tamponi processati (51.680) e che quindi porta il tasso di positivi ottenuto al più basso dall’inizio della rilevazione, solo il 7,4%. Ma Borrelli ha chiarito che l’intento è quello di sottolineare quanto ancora sia presente e attivo il virus in Italia. E quanto sia sconsigliab…
Il dato record di guariti in un giorno è l'elemento positivo del bollettino della protezione civile di oggi: 2.099 dimessi (diventano 3.654 in due giorni) ma che non riescono ad abbassare il dato dei malati in carico al sistema sanitario cresciuto di 1.195 persone, aumento peggiore rispetto a ieri. Il numero degli attualmente positivi arriva a 95.262. Per il secondo giorno consecutivo il direttore generale della protezione civile Angelo Borrelli ha sottolineato il dato dei nuovi contagi generale +3.836 ( casi totali in Italia sono 139.422 +2,83% in un giorno). In realtà anche questo è un dato positivo perché ottenuto a fronte di un numero record di tamponi processati (51.680) e che quindi porta il tasso di positivi ottenuto al più basso dall’inizio della rilevazione, solo il 7,4%. Ma Borrelli ha chiarito che l’intento è quello di sottolineare quanto ancora sia presente e attivo il virus in Italia. E quanto sia sconsigliabile affrettare le decisioni a riguardo del lockdown
Si conferma la decelerazione dei decessi al giorno: 542 che porta il totale ai 17.669, semmai qui la caduta è forse meno veloce rispetto a quanto l’andamento dei ricoverati gravi lasciasse sperare.
63 mila potenziali focolai. Gli ospedali stanno tornando sotto la soglia di emergenza: i pazienti ricoverati in terapia intensiva sono attualmente 3.693 (erano 3.792 ieri ed è il quinto giorno consecutivo di calo rispetto al picco dei 4.068 pazienti gravi), i ricoveri totali sono scesi a 28.485, ma le preoccupazioni dei virologi si concentrano sul numero di contagiati attivi che non è mai stato così alto: ci sono 63.084 malati di Covid 19 certificati e chiusi in casa. Da un lato segnala che la situazione complessiva dei malati sta migliorando (il 60% dei nuovi casi non finisce in ospedale), una causa è anche il calo dell'età mediana dei nuovi casi che ha visto un raddoppio dei contagi nella fascia 50-70 anni. Ma dal punto di vista del contenimento dell'epidemia costoro e tutte le persone che sono a contatto con loro (familiari, operatori sanitari), sono potenziali nuovi fonti di focolai in caso di aumento della libertà di movimento.
Vittime, il caso italiano diventa un modello. A lungo in queste settimane si è discusso del perché l’Italia avesse una velocità di contagio e soprattutto un numero di morti così alto rispetto agli altri paesi europei e agli Stati Uniti. Due delle cause ipotizzate erano lo scarso numero di posti di terapia intensiva e l’età media più elevata della popolazione. Ipotesi che andrebbero riviste alla luce di quello che è successo negli ultime due settimane. Utilizzando i dati della Johns Hopkins si scopre che in Italia ci sono voluti 35 giorni per passare dalla prima vittima certa con Covid 19 alla numero 10 mila. Una velocita esorbitante ma che è inferiore a quella della Spagna, dove ce ne sono voluti 30, e degli Usa dove ne sono passati appena 23. Appena meglio ha fatto la Francia dove la vittima numero 10 mila è arrivata dopo 52 giorni e sicuramente la Germania dove le vittime restano a poco più di 2 mila nonostante gli oltre 100 mila casi. Nel Regno Unito l’evoluzione della pandemia è ancora a “metà strada” con oltre 55 mila casi e oltre 6 mila morti, ma con una velocità di contagio e tasso di mortalità del tutto in linea con quelli italiani. L’Italia non è più un’eccezione statistica nell’andamento della pandemia, ma le due particolarità, struttura del sistema sanitario ed età media, hanno giocato un ruolo, ad esempio hanno reso il Covid 19 un’emergenza socio-sanitaria più velocemente degli altri paesi e in questo senso le scelte delle autorità italiane sono diventate un modello a cui poi gli altri paesi hanno guardato.
Si conferma la decelerazione dei decessi al giorno: 542 che porta il totale ai 17.669, semmai qui la caduta è forse meno veloce rispetto a quanto l’andamento dei ricoverati gravi lasciasse sperare.
63 mila potenziali focolai. Gli ospedali stanno tornando sotto la soglia di emergenza: i pazienti ricoverati in terapia intensiva sono attualmente 3.693 (erano 3.792 ieri ed è il quinto giorno consecutivo di calo rispetto al picco dei 4.068 pazienti gravi), i ricoveri totali sono scesi a 28.485, ma le preoccupazioni dei virologi si concentrano sul numero di contagiati attivi che non è mai stato così alto: ci sono 63.084 malati di Covid 19 certificati e chiusi in casa. Da un lato segnala che la situazione complessiva dei malati sta migliorando (il 60% dei nuovi casi non finisce in ospedale), una causa è anche il calo dell'età mediana dei nuovi casi che ha visto un raddoppio dei contagi nella fascia 50-70 anni. Ma dal punto di vista del contenimento dell'epidemia costoro e tutte le persone che sono a contatto con loro (familiari, operatori sanitari), sono potenziali nuovi fonti di focolai in caso di aumento della libertà di movimento.
Vittime, il caso italiano diventa un modello. A lungo in queste settimane si è discusso del perché l’Italia avesse una velocità di contagio e soprattutto un numero di morti così alto rispetto agli altri paesi europei e agli Stati Uniti. Due delle cause ipotizzate erano lo scarso numero di posti di terapia intensiva e l’età media più elevata della popolazione. Ipotesi che andrebbero riviste alla luce di quello che è successo negli ultime due settimane. Utilizzando i dati della Johns Hopkins si scopre che in Italia ci sono voluti 35 giorni per passare dalla prima vittima certa con Covid 19 alla numero 10 mila. Una velocita esorbitante ma che è inferiore a quella della Spagna, dove ce ne sono voluti 30, e degli Usa dove ne sono passati appena 23. Appena meglio ha fatto la Francia dove la vittima numero 10 mila è arrivata dopo 52 giorni e sicuramente la Germania dove le vittime restano a poco più di 2 mila nonostante gli oltre 100 mila casi. Nel Regno Unito l’evoluzione della pandemia è ancora a “metà strada” con oltre 55 mila casi e oltre 6 mila morti, ma con una velocità di contagio e tasso di mortalità del tutto in linea con quelli italiani. L’Italia non è più un’eccezione statistica nell’andamento della pandemia, ma le due particolarità, struttura del sistema sanitario ed età media, hanno giocato un ruolo, ad esempio hanno reso il Covid 19 un’emergenza socio-sanitaria più velocemente degli altri paesi e in questo senso le scelte delle autorità italiane sono diventate un modello a cui poi gli altri paesi hanno guardato.