Petrolio, c’è l’accordo: taglio senza precedenti per 10 milioni di barili
Luca Pagni , di LUCA PAGNIDonald Trump in campo: prima convince il presidente messicano Obrador poi telefona a Putin. Si cerca di arrivara a una riduzione fino a 15 milioni. Attesa per la reazione dei mercati
ROMA - Per rispondere a una crisi senza precedenti nelle sue ricadute economiche, si rende necessario un accordo altrettanto eccezionale. Mai si era vista una trattativa per “stabilizzare” il prezzo del petrolio a cui hanno partecipato tutti i maggiori produttori (Stati Uniti, Russia e Arabia Saudita) poi allargato ai Paesi del G20. E mai nella storia del mercato del greggio si era letto di un taglio “volontario” alla produzione per oltre 10 milioni di barili.
Per dire se il risultato di un rialzo dei prezzi potrà essere raggiunto - e in che dimensioni - bisognerà aspettare lunedì con la riapertura dei mercati: ci sono ancora due giorni per allargare il più possibile la quota dei tagli, con l’obiettivo di arrivare almeno a 15 milioni di barili, misura minima per evitare un nuovo crollo delle quotazioni dopo il meno 9 per cento della chiusura di New York dell’altra sera. Una trattativa che vede impegnati in prima persona …
Per dire se il risultato di un rialzo dei prezzi potrà essere raggiunto - e in che dimensioni - bisognerà aspettare lunedì con la riapertura dei mercati: ci sono ancora due giorni per allargare il più possibile la quota dei tagli, con l’obiettivo di arrivare almeno a 15 milioni di barili, misura minima per evitare un nuovo crollo delle quotazioni dopo il meno 9 per cento della chiusura di New York dell’altra sera. Una trattativa che vede impegnati in prima persona …
ROMA - Per rispondere a una crisi senza precedenti nelle sue ricadute economiche, si rende necessario un accordo altrettanto eccezionale. Mai si era vista una trattativa per “stabilizzare” il prezzo del petrolio a cui hanno partecipato tutti i maggiori produttori (Stati Uniti, Russia e Arabia Saudita) poi allargato ai Paesi del G20. E mai nella storia del mercato del greggio si era letto di un taglio “volontario” alla produzione per oltre 10 milioni di barili.
Per dire se il risultato di un rialzo dei prezzi potrà essere raggiunto - e in che dimensioni - bisognerà aspettare lunedì con la riapertura dei mercati: ci sono ancora due giorni per allargare il più possibile la quota dei tagli, con l’obiettivo di arrivare almeno a 15 milioni di barili, misura minima per evitare un nuovo crollo delle quotazioni dopo il meno 9 per cento della chiusura di New York dell’altra sera. Una trattativa che vede impegnati in prima persona alcuni grandi della politica mondiale, a partire da Donald Trump e Valdimir Putin.
L’accordo di cui si parla ha preso corpo tra giovedì sera e venerdì mattina, dopo giorni di negoziato, quando si è rinsaldata l’alleanza tra l’Arabia Saudita, come di consueto alla guida dei Paesi che fanno parte dell’Opec, e la Russia. Di fatto, l’asse che era riuscito a equilibrare i prezzi negli ultimi tre anni tra i 40 e i 55 dollari. Poco più di un mese fa, il Cremlino aveva rifiutato la proposta saudita di un taglio di 1,5 milioni di barili al giorno. Amplificando la caduta dei prezzi del greggio, causata a partire da febbraio dal diffondersi del contagio del coronavirus nel mondo, con relativo crollo della domanda di greggio. Dall’inizio dell’emergenza sanitaria, la richiesta di petrolio è scesa del 30%, soprattutto per il blocco dei voli aerei e dei trasporti in generale, mentre il barile ha perso più della metà del suo valore.
Per invertire la tendenza, dopo un mese di guerra di prezzi in cui si sono sfidati aumentando l’offerta per sottrarsi quote di mercato e contemporaneamente mettere in crisi i produttori Usa e di fronte alla possibilità di vedere il prezzo del greggio scendere sotto i 20 dollari, ai minimi degli ultimi 18 anni, russi e sauditi si sono accordati. Via libera a un taglio per 10 milioni di barili, di cui 3 a carico dei sauditi e 2 per la Russia. Gli altri cinque dovranno essere a carico dei paesi del G20, che ieri si sono videoriuniti, in una conferenza organizzata da Riyad.
Molto si è prodigato Donald Trump. È stata la sua telefonata a Manuel Lopez Obrador, presidente del Messico, a portare il Paese centroamericano dalla parte dell’accordo, uno dei nuovi protagonisti del mercato petrolifero. L’adesione del Messico non era scontata: Obrador aveva fatto sapere nei giorni scorsi che non avrebbe tagliato il 23% della produzione come richiesto da Russia e sauditi. A convincerlo ci ha pensato Trump, garantendo che saranno i produttori Usa a coprire buona parte del taglio del Messico. E tutto fa pensare che Trump abbia rassicurato anche Putin, con una telefonata confermata dal Cremlino, ieri pomeriggio.
Tra oggi e domani si cercherà di convincere altri Paesi produttori a confermare la loro adesione ai tagli per arrivare il più possibile vicini ai 15 milioni. Ieri, il segretario di Stato all’Energia, Dan Bruillette, ha fatto appello «a tutte le nazioni perché usino gli strumenti a disposizione per ridurre il surplus». Altrimenti, viene da pensare riceveranno una telefonata dalla Casa Bianca.
Per dire se il risultato di un rialzo dei prezzi potrà essere raggiunto - e in che dimensioni - bisognerà aspettare lunedì con la riapertura dei mercati: ci sono ancora due giorni per allargare il più possibile la quota dei tagli, con l’obiettivo di arrivare almeno a 15 milioni di barili, misura minima per evitare un nuovo crollo delle quotazioni dopo il meno 9 per cento della chiusura di New York dell’altra sera. Una trattativa che vede impegnati in prima persona alcuni grandi della politica mondiale, a partire da Donald Trump e Valdimir Putin.
L’accordo di cui si parla ha preso corpo tra giovedì sera e venerdì mattina, dopo giorni di negoziato, quando si è rinsaldata l’alleanza tra l’Arabia Saudita, come di consueto alla guida dei Paesi che fanno parte dell’Opec, e la Russia. Di fatto, l’asse che era riuscito a equilibrare i prezzi negli ultimi tre anni tra i 40 e i 55 dollari. Poco più di un mese fa, il Cremlino aveva rifiutato la proposta saudita di un taglio di 1,5 milioni di barili al giorno. Amplificando la caduta dei prezzi del greggio, causata a partire da febbraio dal diffondersi del contagio del coronavirus nel mondo, con relativo crollo della domanda di greggio. Dall’inizio dell’emergenza sanitaria, la richiesta di petrolio è scesa del 30%, soprattutto per il blocco dei voli aerei e dei trasporti in generale, mentre il barile ha perso più della metà del suo valore.
Per invertire la tendenza, dopo un mese di guerra di prezzi in cui si sono sfidati aumentando l’offerta per sottrarsi quote di mercato e contemporaneamente mettere in crisi i produttori Usa e di fronte alla possibilità di vedere il prezzo del greggio scendere sotto i 20 dollari, ai minimi degli ultimi 18 anni, russi e sauditi si sono accordati. Via libera a un taglio per 10 milioni di barili, di cui 3 a carico dei sauditi e 2 per la Russia. Gli altri cinque dovranno essere a carico dei paesi del G20, che ieri si sono videoriuniti, in una conferenza organizzata da Riyad.
Molto si è prodigato Donald Trump. È stata la sua telefonata a Manuel Lopez Obrador, presidente del Messico, a portare il Paese centroamericano dalla parte dell’accordo, uno dei nuovi protagonisti del mercato petrolifero. L’adesione del Messico non era scontata: Obrador aveva fatto sapere nei giorni scorsi che non avrebbe tagliato il 23% della produzione come richiesto da Russia e sauditi. A convincerlo ci ha pensato Trump, garantendo che saranno i produttori Usa a coprire buona parte del taglio del Messico. E tutto fa pensare che Trump abbia rassicurato anche Putin, con una telefonata confermata dal Cremlino, ieri pomeriggio.
Tra oggi e domani si cercherà di convincere altri Paesi produttori a confermare la loro adesione ai tagli per arrivare il più possibile vicini ai 15 milioni. Ieri, il segretario di Stato all’Energia, Dan Bruillette, ha fatto appello «a tutte le nazioni perché usino gli strumenti a disposizione per ridurre il surplus». Altrimenti, viene da pensare riceveranno una telefonata dalla Casa Bianca.