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Carlo Bonomi in sella a Confindustria con la missione più difficile: guidare le imprese fuori dall'emergenza Covid

Cremasco, leader di Assolombarda, ha condotto una campagna all'insegna della ricerca della discontinuità con l'ala più romanocentrica dell'associazione. Ma ora l'obiettivo primario ora è autare la aziende a superare la crisi in corso
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Carlo Bonomi voleva essere il presidente della rottura: il nord produttivo contro una Confindustria politicizzata romanocentrica, tatticista. Sarà il presidente degli industriali nella Grande depressione italiana. Dovrà cambiare la sua agenda e mettere al primo posto il salvataggio delle imprese, dopo che già la doppia recessione del 2008 e del 2011 si è portata via un quarto della nostra capacità produttiva.

Bonomi è un piccolo industriale del biomedicale, nato a Crema nel 1966. Presiede il gruppo Synopo (17 milioni di fatturato con 109 dipendenti), dal 2017 leader di Assolombarda, l’associazione delle imprese di Milano, Lodi, Monza e Brianza. La territoriale più importante d’Italia. Difficile che il candidato di Assolombarda non venga poi eletto al vertice della Confindustria nazionale. Così è stato anche per Bonomi, sostenuto dai grandi lombardi Felice Rocca, Marco Tronchetti Provera, Diana Bracco, Emma Mar…
Carlo Bonomi voleva essere il presidente della rottura: il nord produttivo contro una Confindustria politicizzata romanocentrica, tatticista. Sarà il presidente degli industriali nella Grande depressione italiana. Dovrà cambiare la sua agenda e mettere al primo posto il salvataggio delle imprese, dopo che già la doppia recessione del 2008 e del 2011 si è portata via un quarto della nostra capacità produttiva.

Bonomi è un piccolo industriale del biomedicale, nato a Crema nel 1966. Presiede il gruppo Synopo (17 milioni di fatturato con 109 dipendenti), dal 2017 leader di Assolombarda, l’associazione delle imprese di Milano, Lodi, Monza e Brianza. La territoriale più importante d’Italia. Difficile che il candidato di Assolombarda non venga poi eletto al vertice della Confindustria nazionale. Così è stato anche per Bonomi, sostenuto dai grandi lombardi Felice Rocca, Marco Tronchetti Provera, Diana Bracco, Emma Marcegaglia.

Oggi ha conquistato Viale dell’Astronomia dopo una lunghissima campagna elettorale all’insegna dell’orgoglio di quel “quarto capitalismo” di medie imprese che tiene su il Pil nazionale, conquistando posizioni strategiche nelle nuove catene del valore e, così, quote nei mercati internazionali. Bonomi voleva imporre il “modello Milano”, vincente ed europeo. Contro i populisti e contro i sovranisti. Dal 20 maggio, quando sarà formalmente eletto trentunesimo presidente della Confindustria, guiderà gli industriali “nonostante” la débâcle della sanità milanese e lombarda, dove l’intreccio tra imprese private e servizio pubblico ha mostrato lacune, fragilità, miopia.

Una parte dell’imprenditoria lombarda ha avuto in questi giorni un approccio padronale alla questione sanitaria, come se la salute potesse essere un diritto negoziabile al pari di altri. Spetterà a Bonomi oscurare queste tendenze. E ripensare, insieme alla sua squadra, un nuovo modello di capitalismo nel quale l’elemento della responsabilità sociale degli imprenditori dovrà essere prevalente. Non sarà la nuova Confindustria che immaginava Bonomi quando partì per la scalata al vertice, ma dovrà essere la Confindustria adatta a questi tempi.