MILANO - Le Borse europee chiudono positive replicando il recupero avviato mercoledì e sfruttando la risalita del prezzo del petrolio dopo lo choc epocale che ha mandato il barile in territorio negativo. Una giornata ricca di spunti per i mercati: dagli Stati Uniti arriva un nuovo pesante aggiornamento dalle richieste settimanali di sussidi, cresciuti di altre 4,4 milioni di unità a quota 26,4 milioni mentre in Europa i fari sono puntati sul vertice Ue organizzato per decidere gli strumenti per la ripresa. Il tutto all'indomani della nuova mossa della Bce che ha allentato i requisiti per il collaterale nelle sue operazioni di liquidità: accetterà anche le obbligazioni "spazzatura". Proprio domani, per altro, S&P dovrebbe rivedere il giudizio sull'Italia.
I listini europei chiudono in rialzo, dopo una partenza negativa. Londra termina a +0,88% Francoforte cresce dello 0,95% mentre Parigi sale dello 0,89%. Milano è la più convinta e registra un progresso dell'1,47%. A Piazza Affari si fanno notare i conti di Saipem, che nel trimestre torna in rosso di 269 milioni di euro, a fronte del ritorno all'utile dell'analogo periodo precedente per 21 milioni, a causa di svalutazioni. Da registrare anche la vendita congiunta da parte di Tim e Vodafone del 4,3% ciascuna di Inwit, con proventi per entrambe di circa 400 milioni.
Wall Street procede in positivo, nonostante il boom della disoccupazione e complice l'attesa per l'approvazione dalla Camera Usa di un nuovo pacchetto di stimoli. Alla chiusure delle contrattazioni in Europa Il Dow Jones avanza dello 1,19% e il Nasdaq dell'1,14%. In rialzo anche le Borse asiatiche, sulla scia della buona chiusura degli scambi Usa. Tokyo, dopo tre sessioni col segno meno, ha chiuso in positivo dell'1,52 per cento. Seul avanza dell'1,09%, Hong Kong dello 0,43%, mentre Shanghai cede lo 0,03%. Come nota Bloomberg, gli investitori continuano a fare i conti con la possibile velocità di uscita dai lockdown, mentre le trimestrali danno esiti altalenanti rispetto alle attese degli analisti.
Le decisioni di Christine Lagarde, inattese, fanno bene allo spread tra Btp decennali e omologhi Bund tedeschi: chiude a 247 punti, dai 252 punti della chiusure di ieri, giornata in cui il differenziale si è innalzato sino a quota 280, come non accadeva da prima del 17 marzo. Il rendimento del decennale è in calo al 2,04%. La Bce ha aperto un nuovo paracadute: accetterà i junk bond in caso di declassamento del rating. La disposizione, che resterà in vigore fino a settembre del 2021, è stata adottata per far fronte a eventuali 'downgrade' legati alla crisi economica: sarà possibile usare come collaterale nelle operazioni di rifinanziamento titoli fino a due livelli inferiori a BBB-.
Dal fronte macroeconomico arrivano però continui dati che certificano la crisi. L'indice Pmi (purchasing managers index) composito che monitora l'andamento dell'attività manifatturiera e dei servizi nell'eurozona è piombato ad aprile al nuovo minimo storico di 13,5 punti da 29,7 di marzo. L'indice, calcolato da Ihs Markit in base al sondaggio fra i direttori d'acquisto sintetizza i dati dei singoli Paesi dell'area, piombati tutti ai minimi storici, certificando il violento impatto del Coronavirus sull'attività economica. Il Pmi manifatturiero è sceso a 33,6 (da 44,5) e quello dei servizi a 11,7 da (26,4). A marzo 2020, l'Istat rileva un crollo dell'export italiano verso l'area extra europea del 13,9% sul mese e del 12,7% che "riflette gli effetti economici dell'emergenza Covid-19 e delle misure di contenimento adottate nel nostro Paese e nei principali paesi di destinazione". In "drastico calo" anche le importazioni con una flessione sul mese del 12,4% e sull'anno del 19,8%.
I listini europei chiudono in rialzo, dopo una partenza negativa. Londra termina a +0,88% Francoforte cresce dello 0,95% mentre Parigi sale dello 0,89%. Milano è la più convinta e registra un progresso dell'1,47%. A Piazza Affari si fanno notare i conti di Saipem, che nel trimestre torna in rosso di 269 milioni di euro, a fronte del ritorno all'utile dell'analogo periodo precedente per 21 milioni, a causa di svalutazioni. Da registrare anche la vendita congiunta da parte di Tim e Vodafone del 4,3% ciascuna di Inwit, con proventi per entrambe di circa 400 milioni.
Wall Street procede in positivo, nonostante il boom della disoccupazione e complice l'attesa per l'approvazione dalla Camera Usa di un nuovo pacchetto di stimoli. Alla chiusure delle contrattazioni in Europa Il Dow Jones avanza dello 1,19% e il Nasdaq dell'1,14%. In rialzo anche le Borse asiatiche, sulla scia della buona chiusura degli scambi Usa. Tokyo, dopo tre sessioni col segno meno, ha chiuso in positivo dell'1,52 per cento. Seul avanza dell'1,09%, Hong Kong dello 0,43%, mentre Shanghai cede lo 0,03%. Come nota Bloomberg, gli investitori continuano a fare i conti con la possibile velocità di uscita dai lockdown, mentre le trimestrali danno esiti altalenanti rispetto alle attese degli analisti.
Le decisioni di Christine Lagarde, inattese, fanno bene allo spread tra Btp decennali e omologhi Bund tedeschi: chiude a 247 punti, dai 252 punti della chiusure di ieri, giornata in cui il differenziale si è innalzato sino a quota 280, come non accadeva da prima del 17 marzo. Il rendimento del decennale è in calo al 2,04%. La Bce ha aperto un nuovo paracadute: accetterà i junk bond in caso di declassamento del rating. La disposizione, che resterà in vigore fino a settembre del 2021, è stata adottata per far fronte a eventuali 'downgrade' legati alla crisi economica: sarà possibile usare come collaterale nelle operazioni di rifinanziamento titoli fino a due livelli inferiori a BBB-.
Dal fronte macroeconomico arrivano però continui dati che certificano la crisi. L'indice Pmi (purchasing managers index) composito che monitora l'andamento dell'attività manifatturiera e dei servizi nell'eurozona è piombato ad aprile al nuovo minimo storico di 13,5 punti da 29,7 di marzo. L'indice, calcolato da Ihs Markit in base al sondaggio fra i direttori d'acquisto sintetizza i dati dei singoli Paesi dell'area, piombati tutti ai minimi storici, certificando il violento impatto del Coronavirus sull'attività economica. Il Pmi manifatturiero è sceso a 33,6 (da 44,5) e quello dei servizi a 11,7 da (26,4). A marzo 2020, l'Istat rileva un crollo dell'export italiano verso l'area extra europea del 13,9% sul mese e del 12,7% che "riflette gli effetti economici dell'emergenza Covid-19 e delle misure di contenimento adottate nel nostro Paese e nei principali paesi di destinazione". In "drastico calo" anche le importazioni con una flessione sul mese del 12,4% e sull'anno del 19,8%.