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Prestiti alle imprese, l'appello di Federconfidi: "Fateci operare a fianco delle banche"

Il presidente della rete dei consorzi di garanzia che fa capo a Confindustria, Rosario Caputo, spiega perché conviene anche al governo distribuire le responsabilità sui prestiti alle Pmi, per superare l'attuale ingolfamento degli istituti di credito
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ROMA - "Fateci fare la nostra parte". Federconfidi, la federazione che riunisce i 22 consorzi di garanzia collettiva dei fidi di area confindustriale, ai quali fanno capo oltre 196.000 piccole e medie imprese, chiede al governo di poter contribuire ai finanziamenti alle piccole e medie imprese, alle stesse condizioni previste per le banche. Forte di una rete che garantisce finanziamenti alle Pmi per circa 4,5 miliardi di euro e rilascia garanzie per un ammontare complessivo di 2,2 miliardi di euro, Rosario Caputo, presidente di Federconfidi dal 2017, lancia una proposta al governo: "Si è caricato tutto il peso dei prestiti alle imprese sulle banche. Lasciando fuori noi, che conosciamo bene questo mondo, soprattutto quello delle imprese piccole e piccolissime".

Nessuno però vi impedisce in questo momento di erogare prestiti alle imprese, come avete sempre fatto.
"Se venissero estese a noi le condizioni previste per le banche, noi potremmo acceder…
ROMA - "Fateci fare la nostra parte". Federconfidi, la federazione che riunisce i 22 consorzi di garanzia collettiva dei fidi di area confindustriale, ai quali fanno capo oltre 196.000 piccole e medie imprese, chiede al governo di poter contribuire ai finanziamenti alle piccole e medie imprese, alle stesse condizioni previste per le banche. Forte di una rete che garantisce finanziamenti alle Pmi per circa 4,5 miliardi di euro e rilascia garanzie per un ammontare complessivo di 2,2 miliardi di euro, Rosario Caputo, presidente di Federconfidi dal 2017, lancia una proposta al governo: "Si è caricato tutto il peso dei prestiti alle imprese sulle banche. Lasciando fuori noi, che conosciamo bene questo mondo, soprattutto quello delle imprese piccole e piccolissime".

Nessuno però vi impedisce in questo momento di erogare prestiti alle imprese, come avete sempre fatto.
"Se venissero estese a noi le condizioni previste per le banche, noi potremmo accedere alla piattaforma di Cassa Depositi e Prestiti, che prevede un sistema di founding a tassi bassissimi. Potremmo fare provvista di liquidità e ricollocarla. Invece il governo non ci ha coinvolti, le banche sono ingolfate dalle richieste anche perché comunque si tratta di concedere prestiti, e le regole per le imprese piccole sono piuttosto restrittive. Per come il governo ha regolato la questione, le banche possono concedere al massimo il 90% del prestito richiesto perché lì si ferma la garanzia del governo, e noi possiamo entrare in campo per il rimanente 10%, rischiando il nostro patrimonio tra l'altro. In questo modo la pratica si deve anche fare due volte, si perde tempo".

E quindi voi cosa proponete invece?
"Per un prestito di 25 mila euro l'operatore va in banca, se va bene ottiene il 90% coperto da garanzia, per il 10% si rivolge ai Confidi. Non sarebbe meglio se tutta la pratica venisse affidata ai Confidi? Almeno per quanto riguarda le imprese piccole, piccolissime, che sono anche le più fragili e più bisognose d'aiuto, ma anche quelle per le quali è più difficile ottenerlo. Le piccole aziende costituiscono il 75% delle imprese italiane ma non ottengono neanche il 30% del credito erogato in Italia".

Però anche voi dovete osservare le stesse regole prudenziali sul credito.
"Sì ma noi ci occupiamo di questo tutti i giorni: visto che siamo già pronti, e che bisogna accelerare i tempi, perché non sfruttare il nostro bagaldio di competenze? E' importante far arrivare subito i danari alle imprese, è il famoso capitale circolante che deve rimettere in modo l'economia. Altrimenti se il governo continua a scaricare solo sul sistema bancario decine di migliaia di imprese, continueremo ad avere i blocchi e i rallentamenti a cui stiamo assistendo. Il sistema dei Confidi vigilati ha la qualifica di intermediario finanziario vigilato dalla Banda d’Italia, quindi noi abbiamo gli stessi vincoli di una normale banca. I Confidi hanno un ridotto patrimonio, ma stessa capacità operativa. Possiamo arrivare in maniera capillare, costituiamo il mezzo più veloce perché conosciamo il sistema e il territorio. Confidi potrebbe fare inoltre la sua parte anche in quanto consorzio a fine mutualistico fatto da privati".