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Coronavirus, i numeri del 25 aprile. Picco superato, oggi gli stessi malati di 10 giorni fa

Per la seconda volta più guariti che nuovi casi, dopo terapie intesive e ricoverati scendono anche i positivi isolati a casa. Il virus in Europa ha una letalità tripla della Cina
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Per il secondo giorno i guariti nelle 24 ore superano da soli i nuovi contagiati. Era già successo l’altro ieri, 23 aprile, oggi il conto dice 2.622 dimessi perché negativi a due tamponi successivi e 2.357 nuovi positivi. Resta alto il numero di test effettuati: 63.387 che porta il tasso di positivi al nuovo minimo assoluto 3,6%, non era mai stato sotto il 4%. Il fatto che l’equilibrio guariti/nuovi casi resti favorevole ma su numeri giornalieri più bassi del 23 aprile, è un ulteriore nota positiva che fa fare all’epidemia un altro passo verso la remissione. Il numero dei malati continua a scendere: 105.847 persone, perché alla dinamica guariti-nuovi casi si aggiunge purtroppo il contributo di altre 415 vittime, in leggerissimo calo (-1,19% rispetto a ieri) da tre giorni. La “gobba” del grafico dei malati (nel bollettino della protezione civile "gli attualmente positivi") è ormai evidente, per tornare a …
Per il secondo giorno i guariti nelle 24 ore superano da soli i nuovi contagiati. Era già successo l’altro ieri, 23 aprile, oggi il conto dice 2.622 dimessi perché negativi a due tamponi successivi e 2.357 nuovi positivi. Resta alto il numero di test effettuati: 63.387 che porta il tasso di positivi al nuovo minimo assoluto 3,6%, non era mai stato sotto il 4%. Il fatto che l’equilibrio guariti/nuovi casi resti favorevole ma su numeri giornalieri più bassi del 23 aprile, è un ulteriore nota positiva che fa fare all’epidemia un altro passo verso la remissione. Il numero dei malati continua a scendere: 105.847 persone, perché alla dinamica guariti-nuovi casi si aggiunge purtroppo il contributo di altre 415 vittime, in leggerissimo calo (-1,19% rispetto a ieri) da tre giorni. La “gobba” del grafico dei malati (nel bollettino della protezione civile "gli attualmente positivi") è ormai evidente, per tornare a 105 mila bisogna risalire al 15 aprile scorso. Non s’interrompe la riduzione della pressione negli ospedali: 21.533 ricoverati di cui 2.102 in terapia intensiva, per la prima volta anche il numero dei positivi in isolamento domiciliare cala, se pur di sole 74 persone su un totale di 82.212.

I numeri dell’epidemia ci dicono che da febbraio sono stati riscontrati 195.351 positivi, 63.120 sono già guariti, mentre 26.384 sono deceduti; 1.186.526 persone sono state sottoposte ad almeno un test. A livello regionale si registrano nuovi casi ovunque tranne che in Valle d’Aosta, ma le uniche tre regioni a vedere aumentare il numero degli attualmente positivi sono Lombardia, Piemonte e Toscana, ma sono le due regioni del Nord a concentrare 1.773 dei 2.357 casi di tutta Italia.
 
La nuova letalità. Per capire esattamente quanto fosse pericoloso il Sars –Cov- 2 gran parte delle decisioni iniziali delle autorità si è basata sui tassi di letalità nei primi paesi in cui si è manifestato il coronavirus, su tutti la Cina, sulla considerazione che i 50-60 mila casi già noti a fine febbraio fossero un campione statistico già sufficientemente ampio e affidabile anche accettando la consapevolezza che entrambi gli indicatori, totale casi e decessi, fossero ampiamente sottostimati. In quel periodo i vari studi mostravano un tasso di letalità (vittime sul totale dei malati, che è un indicatore diverso rispetto alla mortalità, che si misura dividendo il numero dei malati deceduti per il totale della popolazione sotto esame) tra il 4 e il 5%. Oggi sappiamo che può essere più del triplo.

Con oltre 2,8 milioni di casi nel mondo e circa 200 mila morti la letalità è al 7%, già più alta di quella cinese di febbraio. Lo sanno per primi a Pechino dove ormai non si registrano decessi di Covid 19 positivi da 10 giorni e dove la letalità si è attestata al 5,5%. Ma quello globale è un numero che coinvolge popolazioni molto diverse per età media, livelli socio economici e risorse sanitarie. Negli Usa, il tasso di letalità sfiora il 22% (21,8% oggi ma è in salita). Nessun paese è in grado di individuare tutti i contagiati, né probabilmente è riuscito a tenere traccia di tutti i deceduti che nel frattempo si sono infettati. Questo stesso margine di errore può variare enormemente da paese a paese rendendo il confronto internazionale inaffidabile: la Turchia ha oltre 100 mila casi è una letalità del 2,48%, bassa in maniera anomala anche quella della Russia (meno dell’1%).

Più interessante il confronto tra paesi europei dove i meccanismi di classificazione dei positivi e delle vittime ha raggiunto una maggiore omogeneità, le differenze del tasso di letalità, secondo gli epidemiologi, possono essere utili per testare altre variabili: l’età media è sicuramente un fattore, ma ancor più politicamente sensibile è la capacità di reazione dei sistemi sanitari. L’alto numero di posti di terapia intensiva disponibili in Germania è stata più volte indicata come l’arma vincente per mantenere un tasso di letalità del 3,7% contro il 13,4% dell’Italia, al 13,5% del Regno Unito, il 13,9% della Francia o il 15,3% del Belgio, i paesi in cima a questa non invidiabile classifica. Allo stesso livello della Germania si collocano Svizzera (5,5%) e Austria (3,5%). Per rimanere ai paesi più popolosi d’Europa e quindi più facilmente raffrontabili, la differenza tra Italia e Francia da un lato e la Germania dall’altro è in termini assoluti di 15 mila morti. Resta l’interrogativo: se l’autorità sanitarie e politiche avessero conosciuto i reali tassi di letalità di questo coronavirus nei loro paesi, 3-4 volte superiori a quello emerso in Cina inizialmente, avrebbero reagito in maniera più pronta?