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Milano guadagna il 3%, spread in calo. Nuovi stimoli dalla Banca del Giappone. Petrolio ancora ko

(afp)
La BoJ estende la portata del suo Qe. In settimana toccherà anche a Fed e Bce. Spread in forte calo dopo la conferma del rating italiano da parte di S&P
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MILANO - Indicazioni positive dalla riapertura dei mercati finanziari, con gli investitori fiduciosi nella possibilità di superare l'emergenza sanitaria e il blocco totale delle economie e la Banca centrale del Giappone che si rende protagonista di nuovi stimoli.

Gli scambi europei si confermano in buon rialzo dopo gli acquisti in Asia: Milano chiude sui massimi di giornata con un guadagno del 3,09 per cento, le banche quali Unicredit e Intesa Sanpaolo balzano in avanti. Francoforte sale del 3,13 per cento, Londra dell'1,64 e Parigi del 2,55 per cento. Wall Street si rafforza dopo l'avvio positivo: alla chiusura dei mercati europei, il Dow Jones sale dell'1,25% e il Nasdaq aggiunge l'1,3 per cento.

Lo spread tra Btp e Bund cala dai 232 punti della chiusura di venerdì e chiude in area 220. Il rendimento del titolo decennale italiano scende all'1,73%. Venerdì sera S&P ha confermato il rating dell'Italia. Oggi dall'agenzia di rat…
MILANO - Indicazioni positive dalla riapertura dei mercati finanziari, con gli investitori fiduciosi nella possibilità di superare l'emergenza sanitaria e il blocco totale delle economie e la Banca centrale del Giappone che si rende protagonista di nuovi stimoli.

Gli scambi europei si confermano in buon rialzo dopo gli acquisti in Asia: Milano chiude sui massimi di giornata con un guadagno del 3,09 per cento, le banche quali Unicredit e Intesa Sanpaolo balzano in avanti. Francoforte sale del 3,13 per cento, Londra dell'1,64 e Parigi del 2,55 per cento. Wall Street si rafforza dopo l'avvio positivo: alla chiusura dei mercati europei, il Dow Jones sale dell'1,25% e il Nasdaq aggiunge l'1,3 per cento.

Lo spread tra Btp e Bund cala dai 232 punti della chiusura di venerdì e chiude in area 220. Il rendimento del titolo decennale italiano scende all'1,73%. Venerdì sera S&P ha confermato il rating dell'Italia. Oggi dall'agenzia di rating sono tornati a ragionare del Belpaese rimarcando che con un debito al 153% "l'Italia non potrebbe sopravvivere a uno shock dei tassi di interesse". Lo ha detto Frank Gill, senior director, sector Lead sovereign rating dell'Emea di S&P, rispondendo a una domanda sulla Bce e sulla possibilità che la Bce faccia altro. L'euro chiude stabile sopra quota 1,08 dollari e cala il biglietto verde. L'allentamento dei lockdown fa diminuire l'avversione al rischio e i mercati aspettano la riunione della Bce di giovedì prossimo. La moneta europea passa di mano a 1,0840 dollari e a 116,17 yen. Dollaro/yen stabile a 107,17.

Come annotano gli addetti ai lavori all'agenzia Bloomberg, la settimana sarà cruciale per i molti dati macro in arrivo che riusciranno a dare una più precisa immagine del contraccolpo da coronavirus sull'economia. Tutte le grandi Banche centrali hanno riunioni in agenda (mercoledì la Fed, giovedì la Bce) e da Tokyo sono già arrivate importanti novità: la BoJ ha infatti rimosso ogni limite al piano di acquisto di obbligazioni governative e adottato ulteriori provvedimenti per stimolare la ripresa dell'economia, che - in base alle stime dell'istituto centrale - è prevista contrarsi tra il 3 e il 5% nel 2020.

Una mossa che ha portato la Borsa di Tokyo a balzare del 2,71% a fine giornata. Buon passo anche per Hong Kong (+1,88%), Seul (+1,82%) e Sydney (+1,50%), mentre in Australia è un successo per l'app per il tracciamento. Le Borse cinesi hanno chiuso la seduta positive, limando i rialzi nel finale: l'indice Composite di Shanghai sale dello 0,25%, a 2.815,49 punti, mentre quello di Shenzhen segna un frazionale progresso dello 0,06%, a 1.738,05. I profitti delle grandi imprese industriali cinesi, quando ai dati in programma oggi, sono calati del 36,7% su base annua, a 781,45 miliardi di yuan (circa 110 miliardi di dollari) nel periodo gennaio-marzo 2020, scontando il peso della pandemia del Covid-19, malgrado la rimozione dei lockdown e la ripresa delle attività produttive. La brusca frenata segue il -38,3% di gennaio-febbraio, il crollo più consistente almeno dal 2010. Gli utili delle società a controllo statale si sono quasi dimezzati a -45,5%, mentre quelli delle imprese private sono diminuiti del 29,5%.
 

Torna a calare il petrolio, i tagli alla produzione non bastano

Tra le materie prime, continua a tenere banco il petrolio che nelle ultime sedute aveva visto un mini-recupero dopo il crollo senza precedenti che aveva portato il greggio Wti in territorio di prezzo negativo. In queste ore, però, i  prezzi del petrolio hanno ripreso a scendere. A causa degli stoccaggi americani al limite della capienza e per il fatto che i tagli Opec+ non siano ancora entrati in vigore: alla fine della giornata il Wti - riferimento americano - segna un tracollo di circa un quarto del valore a 12,7 dollari al barile.

Gli investitori temono che i tagli alla produzione non riescano a far fronte al calo della domanda legato al coronaviris, mentre le scorte continuano a crescere. Quelle Usa sono salite a 518,6 milioni di barili nella settimana conclusasi il 17 aprile, vicino al record storico di 535 milioni di barili stabilito nel 2017, mentre lo stoccaggio di petrolio fluttuante ha toccato il massimo storico di 160 milioni di barili.

Il prezzo dell'oro è in ribasso per l'accresciuta propensione al rischio degli investitori. Lo spot gold arretra dello 0,3% a 1.740 dollari l'oncia.