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I numeri del 4 maggio. Parte bene il giorno 0: solo il 5% di nuovi positivi

Solo Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte con più di 100 casi. Lì si concentra il 76% dei nuovi malati. Il nodo delle terapie intensive
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Meno di 100 mila malati, come non succedeva dal 9 aprile, e solo 1.221 nuovi contagi. Il primo dato è il più solido, il secondo è probabilmente influenzato dal calo di test (solo 37.631) dettato dal week end del primo maggio, ma è ugualmente evocativo perché è il migliore della "fase 1" quella del lockdown totale deciso il 22 marzo scorso. E comunque molto migliori di altri giorni post festivi come i 3.000 nuovi casi al giorno misurati il lunedì e il martedì dopo Pasqua o i 2.324 fatti registrare il 26 aprile scorso. Meno ottimismo arriva dal tasso di contagi sulle nuove persone testate (22.999) che resta al 5,3%, un po' lontano dalla soglia del 3% considerata indicativa di una evidente remissione.

Giorno 0 Il 4 maggio, data base da cui saranno misurati da domani gli effetti della riapertura parziale delle attività, ci sono in Italia 99.980 attualmente positivi, in discesa di 199 unità,il 47% del tota…
Meno di 100 mila malati, come non succedeva dal 9 aprile, e solo 1.221 nuovi contagi. Il primo dato è il più solido, il secondo è probabilmente influenzato dal calo di test (solo 37.631) dettato dal week end del primo maggio, ma è ugualmente evocativo perché è il migliore della "fase 1" quella del lockdown totale deciso il 22 marzo scorso. E comunque molto migliori di altri giorni post festivi come i 3.000 nuovi casi al giorno misurati il lunedì e il martedì dopo Pasqua o i 2.324 fatti registrare il 26 aprile scorso. Meno ottimismo arriva dal tasso di contagi sulle nuove persone testate (22.999) che resta al 5,3%, un po' lontano dalla soglia del 3% considerata indicativa di una evidente remissione.

Giorno 0 Il 4 maggio, data base da cui saranno misurati da domani gli effetti della riapertura parziale delle attività, ci sono in Italia 99.980 attualmente positivi, in discesa di 199 unità,il 47% del totale dei casi registrati dall'inizio dell'epidemia, oggi aggiornato a 211.938. Anche oggi i guariti, 1.225, sono più dei nuovi casi, 1.221. Buone notizie anche dai decessi che restano sotto la soglia dei 200 (195) in quella che si spera essere una "nuova normalità" lontana dai 300 di media giornaliera della fine di aprile. Il totale delle vittime sale a 29.079. I malati in terapia intensiva scendono a 1.479 i ricoverati con sintomi a 16.823, il resto dei positivi, 81.678 sono in isolamento domiciliare. Ma quello a cui bisogna guardare è l'andamento di contagi a livello regionale: le migliori notizie arrivano da Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Umbria, Valle d'Aosta, Calabria, Basilicata e Molise, sei regioni che hanno registrano 5 casi o meno, a questa si aggiunge la Sardegna che oggi ha effettuato un riconteggio e segnala un -2 sul totale finora dichiarato. Si allarga la differenza con le regioni più colpite: oggi Lombardia (577), Piemonte (192) ed Emilia Romagna (159) sono le uniche con più di 100 casi registrati. Ma è anche un segnale ormai stabile di contenimento della dinamica dei contagi, nel resto d'Italia i nuovi casi sono solo 293. E sono le stesse regioni in cui il tasso di occupazione delle terapie intensive dei malati Covid è al 30%, ovvero sulla soglia di attenzione definita dal governo.

Pochi successi nelle terapie intensive.  Gli epidemiologi hanno più volte sottolineato come il numero assoluto delle vittime da Covid 19 sarebbe stato l’ultimo a dare segni di miglioramento. Minori contagi avrebbero portato a minori vittime con un ritardo di 7-10 giorni. E’ successo anche più lentamente di questa previsione approssimativa. Le forti oscillazioni di questi giorni hanno un po’ nascosto il fatto che siamo ancora oltre i 300 morti di media al giorno, cifre analoghe a quelle del 20 marzo quando si registravano oltre 3 mila casi al giorno e c’erano oltre 2500 persone ricoverate in terapia intensiva per colpa del coronavirus. Ricordiamo che il dato sul numero esatto di vittime è sottostimato, mentre quello delle terapie intensive è certo. Ma anche ragionando sui numeri ufficiali il rapporto proprio tra i malati gravi e le vittime non ha fatto che peggiorare fino agli ultimi giorni. In pratica, nonostante la fine dell’affollamento dei reparti di emergenza (2.500 in meno dal picco), la diagnosi sempre più tempestiva e qualche soluzione terapeutica più efficace trovata “sul campo”, il rapporto critici/deceduti resta molto vicino al 25%. Analizzando le medie mobili a 7 giorni (più “stabili” del dato giornaliero perché assorbono eventuali ritardi nelle comunicazioni alla protezione civile e non risentono dei riconteggi che le regioni stanno effettuando in questi giorni) si vede che i malati Covid 19 che finivano in terapia intensiva sono saliti ininterrottamente dal 1 marzo al 3 aprile, nel frattempo il numero dei morti correva anche più velocemente così il rapporto tra le due grandezze è passato in quel periodo dal 2% al 20%. Non tutte le vittime passano per il trattamento critico, quindi non è esatto dire che una persona su 5 finita in terapia intensiva poi moriva, ma è indicativo della letalità tra chi ha sviluppato i sintomi peggiori. Nel periodo successivo, mentre i ricoverati gravi scendevano i morti sono rimasti stabili, tanto che i rapporto critici/vittime è salito fino al 24% dell'ultima settimana di aprile. Solo nei – troppo pochi - numeri di maggio, si nota un’inversione di tendenza verso il 20%, ma comunque è passato un mese dal picco dei ricoverati.