Economia

Incertezza sulla ripartenza, le Borse chiudono in calo. Milano soffre dopo il crollo della produzione industriale

Chiusura positiva per Tokyo sulla disponibilità del governo a nuove misure di sostegno: +1,1%. Anche il petrolio inverte rotta e passa in negativo

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MILANO - Le incertezze che ancora gravitano intorno alla ripartenza mettono il freno alle Borse in una giornata che era cominciata con il segno positivo. Milano rallenta dopo che l'Istat ha diffuso un dato choc sulla produzione industriale di marzo, con un tracollo del 28,4 per cento: il Ftse Mib segna in chisura un ribasso dello 0,33%. Fanno peggio le altre: Francoforte gira in calo dello 0,74%, Parigi peggiora a -1,31% mentre tiene Londra che chiude a +0,1 per cento. Alla chiusura delle contrattazioni in Europa sono deboli e contrastati anche i listini Usa, con il Dow Jones in calo dello 0,81% mentre il Nasdaq riesce a girare in rialzo dello 0,41%.

I mercati hanno recuperato dai minimi di marzo, ma ora gli investitori ritengono che il miglioramento del quadro sanitario e l'avvio alla fase 2 dell'economia siano scontati nei prezzi. Insomma, si suggerisce cautela rispetto alla possibilità che ci siano ulteriori rialzi delle Borse. "Ci aspettiamo una fase di ricadute e consolidamenti di qui a giugno", dice Bob Baur, economista di Principal Global Investor, a Bloomberg.

Le Borse asiatiche non hanno annotato con soddisfazione l'annuncio del governo giapponese riguardo possibili, nuove misure di sostegno all'economia (ove necessario) e il fatto che in Cina il mercato automobilistico abbia iniziato a rallentare la sua caduta (-5,5% in aprile dopo il -41,8% di marzo e il -80% di febbraio). A Tokyo, il ministro dell'economia Yasutoshi Nishimura, che coordina anche la gestione governativa del crisi sanitaria, ha dichiarato ieri che il governo giapponese ha in programma di revocare lo stato di emergenza nella maggior parte delle regioni dell'arcipelago prima della data inizialmente prevista per il 31 maggio. Al termine degli scambi l'indice Nikkei dei titoli guida ha chiuso in progresso del'1,1% a 20.390,66 punti e il più ampio indice Topix nel finale viaggia in progresso dell'1,55%.

Moody's venerdì sera ha rinviato il verdetto sul rating italiano per l'aggiornamento del proprio calendario (Dbrs ha solo tagliato l'outlook a negativo). Nell'agenda odirena si segnala un discorso del presidente della Fed di Chicago e la produzione industriale dell'Istat, ma l'attesa italiana è tutta per gli sviluppi sul fronte del dl Rilancio con le relative misure di sostegno a famiglie e imprese per l'uscita dalla crisi.

In calo l'euro nei confronti del dollaro. La moneta unica passa di mano a 1,0818 dollari, mentre guadagna sullo yen a 116,37. Lo spread torna ad allargarsi dopo il calo delle prime ore della giornata, durante le quali aveva beneficiato delle reazioni decise della Bce all'attacco della Corte costituzionale tedesca sul programma di Qe: la Banca centrale europea andrà dritto per la sua strada. Il differenziale di rendimento tra Btp e Bund tedeschi torna a salire verso 240 punti base e il decennale italiano rende l'1,87 per cento.

Dopo un avvio di giornata in ribasso i prezzi del petrolio sono rimbalzati dopo l'annuncio dell'Arabia Saudita (che ha in programma un piano di austerità per rimettere in sesto i conti pubblici) di un taglio extra di un milione di barili rispetto a quelli decisi nell'ambito dell'intesa Opec+ del 9 aprile scorso. A Riad si è accodata anche il Kuwait che ha comunicato un ulteriore taglio di 80.000 barili a giugno. Sulle quotazioni tuttavia pesano i timori di una nuova ondata del coronavirus e nel pomeriggio il greggio torna in calo. I future giugno sul wti cedono lo 0,97% a 24,50 dollari al barile mentre queli con consegna luglio sul Brent perdono il 2,49% a 30,20 dollari.

Invertono la rotta anche le quotazioni dell'oro sui mercati internazionali. Il metallo prezioso cede lo 0,4% portandosi a 1.690 dollari l'oncia.