MILANO - Le Borse europee chiudono tutte positive mentre gli investitori sono impegnati a ponderare da una parte l'uscita delle economie dai lockdown e dall'altra le rinnovate tensioni tra Stati Uniti e Cina, che anche nel dibattito sull'origine della pandemia hanno trovato nuova benzina.
Dalla Germania arriva di prima mattina la conferma del calo del 2,2% del Pil nel primo trimestre e del 2,3% annuo (peggior dato dalla riunificazione con l'esclusione del -4,7% di inizio 2019), scontando in marzo gli effetti del Covid: i consumi sono calati del 3,2 e l'export del 3,1 per cento. Considerando la già effettuata revisione al -0,1% per il Pil del quarto trimestre del 2019, si conferma dunque la recessione tecnica (due trimestri consecutivi in rosso) per Berlino. Arriva di contro un segnale prospettico positivo: l'indice Ifo, uno dei principali barometri dell'economia tedesca perché misura la fiducia delle imprese, migliora a maggio e sale a 79,5 punti, sopra gli attesi 78,3 punti e contro i 74,3 di aprile.
Ragionando su questi dati, i mercati Ue terminano in buon rialzo, sostenuti anche dai future su Wall Street per la seduta di domani (per la quale tornerà a popolarsi il floor di New york). Francoforte si rafforza al +2,8% dopo l'Ifo, Parigi sale del 2,15% mentre Milano fa solo leggermente peggio (+1,61%) con Atlantia che riesce comunque a terminare positiva dopo il nuovo scontro con il governo per il tema delle concessioni. La società autostradale recupera comunque gran parte delle perdite durante la giornata. I volumi odierni sono deboli, complice la chiusura degli scambi americani così come a Londra e Singapore. A Wall Street, nota Bloomberg, c'è una grandissima forbice tra le performance del Dow Jones e dei tecnologici del Nasdaq, simbolo di come il "vecchio" indice paghi maggiormente la presenza delle società che stanno ricevendo un colpo tremendo dal Covid. Mentre le blue chip americane sono in ribasso del 14% come bilancio annuo, il listino del tech è in positivo del 7 per cento.
In Asia, la giornata si chiude contrastata: Tokyo riesce a guadagnare l'1,7%, con gli investitori sollevati dalla fine dello stato di emergenza che dovrebbe esser ufficializzato a stretto giro. Inoltre la Banca del Giappone (la Boj) ha annunciato venerdì scorso un nuovo piano di aiuti destinati alle imprese. In totale, dall'inizio della crisi, il Giappone ha messo a punto un piano di sostegno dell'economia da 75mila miliardi di yen, l'equivalente di 640 miliardi di euro. Diversa invece l'attutidine a Hong Kong che arriva a perdere oltre un punto percentuale salvo poi chiudere invariata (+0,1%).
Lo spread tra Btp e Bund chiude in calo a 207 punti, sui livelli della chiusura di venerdì scorso. Il rendimento del decennale si attesa a 1,57%, dopo aver chiuso sotto quota 1,6% la settimana scorsa.
Sul fronte valutario, la Pboc, la Banca centrale cinese, ha svalutato dello 0,33% lo yuan nei confronti del dollaro, fissando il cambio tra il biglietto verde e la valuta di Pechino a 7,1209, ai minimi dal 2008, contro il precedente 7,0939. La parità tiene conto delle perdite subite dallo yuan dopo la proposta di Pechino sulla nuova legge per la sicurezza nazionale di Hong Kong. Una mossa che ha riportato gli scontri tra polizia e manifestanti, con almeno 180 arresti a Hong Kong, dove ieri è stata una nuova giornata di protesta; se arrivasse l'approvazione definitiva di Pechino, gli Usa probabilmente farebbero scattare sanzioni. L'euro chiude poco mosso sotto 1,09 dollari. La moneta europea passa di mano a 1,0894 dollari e 117,32 yen. Dollaro/yen sale a 107,67. Arretrano yuan e dollaro australiano.
Il prezzo del petrolio procede in rialzo, nonostante l'incremento delle tensioni tra Usa e Cina per la legge di Pechino sulla sicurezza nazionale a Hong Kong. Il Wti in consegna a luglio sale a 33,6 dollari al barile (+1,1%) e il Brent del mare del Nord stessa scadenza viene scambiato a 35,4 dollari (+0,9 per cento).
Nonostante le incertezze generali, le quotazioni dell'oro - che solitamente beneficiano dello status di rifugio - sono in lieve calo sui mercati asiatici: il lingotto con consegna immediata perde lo 0,28% a 1.747 dollari l'oncia.
Dalla Germania arriva di prima mattina la conferma del calo del 2,2% del Pil nel primo trimestre e del 2,3% annuo (peggior dato dalla riunificazione con l'esclusione del -4,7% di inizio 2019), scontando in marzo gli effetti del Covid: i consumi sono calati del 3,2 e l'export del 3,1 per cento. Considerando la già effettuata revisione al -0,1% per il Pil del quarto trimestre del 2019, si conferma dunque la recessione tecnica (due trimestri consecutivi in rosso) per Berlino. Arriva di contro un segnale prospettico positivo: l'indice Ifo, uno dei principali barometri dell'economia tedesca perché misura la fiducia delle imprese, migliora a maggio e sale a 79,5 punti, sopra gli attesi 78,3 punti e contro i 74,3 di aprile.
Ragionando su questi dati, i mercati Ue terminano in buon rialzo, sostenuti anche dai future su Wall Street per la seduta di domani (per la quale tornerà a popolarsi il floor di New york). Francoforte si rafforza al +2,8% dopo l'Ifo, Parigi sale del 2,15% mentre Milano fa solo leggermente peggio (+1,61%) con Atlantia che riesce comunque a terminare positiva dopo il nuovo scontro con il governo per il tema delle concessioni. La società autostradale recupera comunque gran parte delle perdite durante la giornata. I volumi odierni sono deboli, complice la chiusura degli scambi americani così come a Londra e Singapore. A Wall Street, nota Bloomberg, c'è una grandissima forbice tra le performance del Dow Jones e dei tecnologici del Nasdaq, simbolo di come il "vecchio" indice paghi maggiormente la presenza delle società che stanno ricevendo un colpo tremendo dal Covid. Mentre le blue chip americane sono in ribasso del 14% come bilancio annuo, il listino del tech è in positivo del 7 per cento.
In Asia, la giornata si chiude contrastata: Tokyo riesce a guadagnare l'1,7%, con gli investitori sollevati dalla fine dello stato di emergenza che dovrebbe esser ufficializzato a stretto giro. Inoltre la Banca del Giappone (la Boj) ha annunciato venerdì scorso un nuovo piano di aiuti destinati alle imprese. In totale, dall'inizio della crisi, il Giappone ha messo a punto un piano di sostegno dell'economia da 75mila miliardi di yen, l'equivalente di 640 miliardi di euro. Diversa invece l'attutidine a Hong Kong che arriva a perdere oltre un punto percentuale salvo poi chiudere invariata (+0,1%).
Lo spread tra Btp e Bund chiude in calo a 207 punti, sui livelli della chiusura di venerdì scorso. Il rendimento del decennale si attesa a 1,57%, dopo aver chiuso sotto quota 1,6% la settimana scorsa.
Sul fronte valutario, la Pboc, la Banca centrale cinese, ha svalutato dello 0,33% lo yuan nei confronti del dollaro, fissando il cambio tra il biglietto verde e la valuta di Pechino a 7,1209, ai minimi dal 2008, contro il precedente 7,0939. La parità tiene conto delle perdite subite dallo yuan dopo la proposta di Pechino sulla nuova legge per la sicurezza nazionale di Hong Kong. Una mossa che ha riportato gli scontri tra polizia e manifestanti, con almeno 180 arresti a Hong Kong, dove ieri è stata una nuova giornata di protesta; se arrivasse l'approvazione definitiva di Pechino, gli Usa probabilmente farebbero scattare sanzioni. L'euro chiude poco mosso sotto 1,09 dollari. La moneta europea passa di mano a 1,0894 dollari e 117,32 yen. Dollaro/yen sale a 107,67. Arretrano yuan e dollaro australiano.
Il prezzo del petrolio procede in rialzo, nonostante l'incremento delle tensioni tra Usa e Cina per la legge di Pechino sulla sicurezza nazionale a Hong Kong. Il Wti in consegna a luglio sale a 33,6 dollari al barile (+1,1%) e il Brent del mare del Nord stessa scadenza viene scambiato a 35,4 dollari (+0,9 per cento).
Nonostante le incertezze generali, le quotazioni dell'oro - che solitamente beneficiano dello status di rifugio - sono in lieve calo sui mercati asiatici: il lingotto con consegna immediata perde lo 0,28% a 1.747 dollari l'oncia.