✕

Il numero uno italiano delle profumerie Douglas: "Le grandi imprese fuori da tutte le misure, il governo intervenga"

Fabio Pampani, amministratore delegato di Douglas Italia, con oltre 3000 dipendenti e 540 punti vendita rimasti chiusi per quasi due mesi: "Noi esclusi da sgravi su affitti, contributi a fondo perduto e tagli Irap. Tempi lentissimi per la cassa in deroga"
2 minuti di lettura
MILANO - Due decreti, Cura Italia e Rilancio, che insieme valgono quasi 80 miliardi di euro. Una pioggia di bonus, contributi, sussidi, destinati a tamponare le ferite lasciate dalla pandemia al tessuto delle imprese. Eppure il massiccio intervento del governo rischia di tagliare fuori una fetta importante del mondo produttivo: quello delle grandi aziende. Le spalle larghe non bastano quando, come nel caso di Douglas, gigante delle profumerie da oltre 400 milioni di fatturato con 540 punti vendita e 3000 lavoratori diretti, il lockdown ha completamente azzerato i redditi di centinaia di famiglie e alla ripresa le attività hanno visto un crollo del 40% degli incassi. Il governo - denuncia l'amministratore delegato in Italia Fabio Pampani - ha pensato alle piccole aziende, ma si è dimenticato delle grandi realtà.

Ci sono interventi su vari fronti a sostegno delle imprese, voi da cosa restate fuori?
"Da tutto, perché in molte di queste misure è…
MILANO - Due decreti, Cura Italia e Rilancio, che insieme valgono quasi 80 miliardi di euro. Una pioggia di bonus, contributi, sussidi, destinati a tamponare le ferite lasciate dalla pandemia al tessuto delle imprese. Eppure il massiccio intervento del governo rischia di tagliare fuori una fetta importante del mondo produttivo: quello delle grandi aziende. Le spalle larghe non bastano quando, come nel caso di Douglas, gigante delle profumerie da oltre 400 milioni di fatturato con 540 punti vendita e 3000 lavoratori diretti, il lockdown ha completamente azzerato i redditi di centinaia di famiglie e alla ripresa le attività hanno visto un crollo del 40% degli incassi. Il governo - denuncia l'amministratore delegato in Italia Fabio Pampani - ha pensato alle piccole aziende, ma si è dimenticato delle grandi realtà.

Ci sono interventi su vari fronti a sostegno delle imprese, voi da cosa restate fuori?
"Da tutto, perché in molte di queste misure è previsto un limite di fatturato che noi superiamo. La cosa più incredibile è che siamo stati noi stessi i promotori di alcune di queste norme, le abbiamo sottoposte al governo, ci eravamo illusi che sarebbero state applicate senza alcuna discriminazione. Invece non è andata così"

A quali misure si riferisce?
"Prenda le detrazione al 60% sugli affitti. E’ sancito che chi fattura più di 5 milioni non ne ha diritto. Allora non si tratta di tagliare fuori le grandissime aziende, così restano fuori anche le aziende medie. Qualsiasi catena, anche la più più piccola, resta fuori"

Voi quanto avreste potuto recuperare con questa misura?
"Circa 7-8 milioni di euro"

Il taglio dell’Irap però ha una platea molto più estesa, arriva fino alle imprese con 250 milioni di fatturato
"E’ vero, include anche le medie, ma lascia fuori ancora le grandi. Per noi sarebbero stati altri 2-3 milioni di possibili risparmi"

Anche i contributi a fondo perduto si fermano alle aziende fino a 5 milioni. In compenso la garanzia pubblica sui prestiti attraverso Sace si estende anche alle grandissime imprese.
"Sì ma un’azienda come la nostra accede a uno strumento del genere non tanto per avere lo Stato come garante, ma solo se la tempistica è molto rapida, e in questo caso non è sicuramente rapida, oppure se i tassi sono molto agevolati. Qui siamo dell’ordine del 3%, non è conveniente".

I vostri lavoratori sono rimasti quasi 3 mesi senza potere lavorare. Vi siete mossi fin dal primo giorno per chiedere cassa integrazione?
"Non dal giorno uno, da quello meno uno. Abbiamo seguito tutta la procedura. Non appena è stato approvato il decreto devi farti approvare la cassa in deroga al ministero e fare un accordo con i sindacati".

E cosa vi è stato risposto?
"Al contrario di quello che qualcuno temeva, la collaborazione con il sindacato è stata eccelsa. Abbiamo firmato l’accordo in due ore"

Allora cosa non ha funzionato?
"Il ministero ci ha risposto che la domanda non andava bene, che stavano predisponendo i moduli pre-stampati. Sono arrivati il 9 aprile. Abbiamo lavorato tutta la notte, il venerdì Santo, per depositarli. A questo punto abbiamo dovuto attendere l’approvazione del decreto e solo a quel punto abbiamo potuto mandare il modulo all’Inps della regione Lombardia, dove abbiamo la sede. Ad un certo punto mi ero anche tranquilizzato, il presidente del Consiglio Conte aveva detto che la cassa sarebbe stata pagata entro Pasqua. Siamo a fine maggio e i miei lavoratori ancora non hanno visto un soldo dallo Stato".

E come hanno fatto in queste settimane?
"Ho anticipato loro metà della quattordicesima a marzo e metà a maggio, ad aprile ho fatto anticipare 12 giorni di ferie per potergliele pagare e assicurare loro un reddito. Ma non è così che deve andare".

In che senso?
"Non è giusto che l’azienda si sostituisca allo Stato, perché io da imprenditore non ho mai chiesto allo Stato di sostituirsi all’azienda"

Il decreto ha appena iniziato il proprio iter in parlamento, voi cosa chiedete?
"Fare qualcosa per queste persone. Sa come hanno fatto in Germania? Hanno dato i soldi direttamente all'azienda, che poi li ha girati ai lavoratori, e ha detto loro: 'alla fine facciamo i conti a saldo'. Quello che chiediamo è che anche le grandi aziende, seppure in proporzioni diverse, possano accedere almeno agli sgravi su affitti e Irap. E poi serve un intervento legislativo. Fare come hanno fatto in Polonia o Germania: un blocco degli sfratti esecutivi, delle riscossioni delle fideiussioni bancarie e delle garanzie anticipatorie sugli affitti. Per lo Stato sarebbe un intervento a costo zero".