MILANO - Il debutto con il botto di una startup americana a Wall Street questa volta tocca da vicino anche gli interessi di un’azienda italiana. La scorsa settimana, sul listino Nasdaq, sono iniziate le negoziazioni sul titolo di Nikola, una società fondata nel 2015 a Phoenix, in Arizona, che ha l’ambizione di stravolgere le gerarchie nel mondo del trasporto pesante, lanciando dal prossimo anno una gamma di camion alimentati prima ad elettricità, poi a idrogeno. La partenza è stata subito a razzo, perché nel giro di tre sedute la capitalizzazione di mercato di Nikola è arrivata a superare la soglia dei 13 miliardi di dollari.
L’aspetto italiano dell’operazione è che fra gli azionisti della neo-matricola figura anche Iveco, il partner con cui Nikola lancerà il prossimo anno in Europa il suo Nikola Tre, una motrice dotata di batterie modulari e scalabili con capacità fino a 720 kWh e un motore elettrico in grado di erogare fino a 480 kW di potenza continua, che sarà costruita a Ulm, in Germania, nello stabilimento della casa torinese. Se in prospettiva l’aspetto industriale della collaborazione appare il più promettente, da non sottovalutare c’è anche quello finanziario.
L’anno scorso, quando la partnership era stata annunciata, era stato infatti comunicato che il gruppo Cnh Industrial controllato dalla Exor, a cui appartiene anche Iveco (oltre che la società che edita Repubblica), avrebbe investito in Nikola 250 milioni di dollari, 100 milioni dei quali in contanti, il resto garantendo alla società americana l’accesso a proprie tecnologie e servizi. Ora che Nikola è arrivata sul mercato, grazie alla fusione con la società veicolo denominata VectolQ Acquisition, già quotata al Nasdaq, quella partecipazione posseduta da Cnh vale molto di più. Il gruppo questa mattina ha comunicato infatti di possedere della “nuova” Nikola post fusione una quota del 7,11 per cento del capitale, per un valore ai prezzi di apertura di oggi a Wall Street (oltre 40 dollari per azione) di oltre 1 miliardo di dollari, quattro volte quelli investiti nei mesi passati.
Si tratta naturalmente di un guadagno solo potenziale, perché al momento l’attenzione di Cnh è concentrata sugli aspetti industriali dell’alleanza con la startup fondata da Trevor Milton, un imprenditore che non ha ancora compiuto quarant’anni ed ha raccontato di aver trovato ascolto in Iveco dopo aver bussato inutilmente alla porta di altri costruttori di stazza maggiore. Il Nikola Tre si chiama così, all’italiana, proprio perché è un modello pensato apposta per l’Europa, dalle forme molto diverse rispetto a quelle più allungate dei grandi camion americani, ai quali si ispirano invece il Nikola One e il Nikola Two. Verrà costruito a Ulm e commercializzato da una joint venture fra le due società. La versione elettrica “plug in” sarà lanciata il prossimo anno e avrà un’autonomia di circa 250-300 chilometri, adatta dunque a mettere in collegamento i nodi più ravvicinati della rete dei trasporti su gomma. Due anni più tardi è previsto invece il debutto sul mercato anche in Europa della versione alimentata a idrogeno, la vera scommessa di Nikola.
Nei mesi passati la startup dell’Arizona ha portato avanti un intenso programma di finanziamento del proprio sviluppo, stringendo accordi non soltanto con Cnh ma anche con altri gruppi quali la tedesca Bosch e la coreana Hanwah, che figurano anch’esse nell’azionariato. La fusione con la società veicolo VectolQ porterà 238 milioni di risorse da investire, mentre da un collocamento privato di titoli già in programma che riguarderà investitori come Fidelity, ValueAct Spring Fund e P. Schoenfeld Asset Management sono attesi arrivare altri 525 milioni di dollari.
Nikola non intende fabbricare soltanto camion e altri veicoli, come il pickup Badger che sarà presentato a settembre, ma realizzare anche le rete di infrastrutture necessaria per garantire il rifornimento di idrogeno. Come ha scritto “Forbes”, anche altri gruppi del settore si stanno muovendo in questa direzione e proprio questa settimana Hyundai ha aperto in Corea del Sud la prima stazione modello a idrogeno. Nikola però si è già portata avanti anche sul piano commerciale, stringendo un accordo per fornire 800 mezzi alimentati a idrogeno alla Anheuser-Busch, il colosso americano della birra Budweiser.
L’aspetto italiano dell’operazione è che fra gli azionisti della neo-matricola figura anche Iveco, il partner con cui Nikola lancerà il prossimo anno in Europa il suo Nikola Tre, una motrice dotata di batterie modulari e scalabili con capacità fino a 720 kWh e un motore elettrico in grado di erogare fino a 480 kW di potenza continua, che sarà costruita a Ulm, in Germania, nello stabilimento della casa torinese. Se in prospettiva l’aspetto industriale della collaborazione appare il più promettente, da non sottovalutare c’è anche quello finanziario.
L’anno scorso, quando la partnership era stata annunciata, era stato infatti comunicato che il gruppo Cnh Industrial controllato dalla Exor, a cui appartiene anche Iveco (oltre che la società che edita Repubblica), avrebbe investito in Nikola 250 milioni di dollari, 100 milioni dei quali in contanti, il resto garantendo alla società americana l’accesso a proprie tecnologie e servizi. Ora che Nikola è arrivata sul mercato, grazie alla fusione con la società veicolo denominata VectolQ Acquisition, già quotata al Nasdaq, quella partecipazione posseduta da Cnh vale molto di più. Il gruppo questa mattina ha comunicato infatti di possedere della “nuova” Nikola post fusione una quota del 7,11 per cento del capitale, per un valore ai prezzi di apertura di oggi a Wall Street (oltre 40 dollari per azione) di oltre 1 miliardo di dollari, quattro volte quelli investiti nei mesi passati.
Si tratta naturalmente di un guadagno solo potenziale, perché al momento l’attenzione di Cnh è concentrata sugli aspetti industriali dell’alleanza con la startup fondata da Trevor Milton, un imprenditore che non ha ancora compiuto quarant’anni ed ha raccontato di aver trovato ascolto in Iveco dopo aver bussato inutilmente alla porta di altri costruttori di stazza maggiore. Il Nikola Tre si chiama così, all’italiana, proprio perché è un modello pensato apposta per l’Europa, dalle forme molto diverse rispetto a quelle più allungate dei grandi camion americani, ai quali si ispirano invece il Nikola One e il Nikola Two. Verrà costruito a Ulm e commercializzato da una joint venture fra le due società. La versione elettrica “plug in” sarà lanciata il prossimo anno e avrà un’autonomia di circa 250-300 chilometri, adatta dunque a mettere in collegamento i nodi più ravvicinati della rete dei trasporti su gomma. Due anni più tardi è previsto invece il debutto sul mercato anche in Europa della versione alimentata a idrogeno, la vera scommessa di Nikola.
Nei mesi passati la startup dell’Arizona ha portato avanti un intenso programma di finanziamento del proprio sviluppo, stringendo accordi non soltanto con Cnh ma anche con altri gruppi quali la tedesca Bosch e la coreana Hanwah, che figurano anch’esse nell’azionariato. La fusione con la società veicolo VectolQ porterà 238 milioni di risorse da investire, mentre da un collocamento privato di titoli già in programma che riguarderà investitori come Fidelity, ValueAct Spring Fund e P. Schoenfeld Asset Management sono attesi arrivare altri 525 milioni di dollari.
Nikola non intende fabbricare soltanto camion e altri veicoli, come il pickup Badger che sarà presentato a settembre, ma realizzare anche le rete di infrastrutture necessaria per garantire il rifornimento di idrogeno. Come ha scritto “Forbes”, anche altri gruppi del settore si stanno muovendo in questa direzione e proprio questa settimana Hyundai ha aperto in Corea del Sud la prima stazione modello a idrogeno. Nikola però si è già portata avanti anche sul piano commerciale, stringendo un accordo per fornire 800 mezzi alimentati a idrogeno alla Anheuser-Busch, il colosso americano della birra Budweiser.