Emergenza alimentare, i sindaci chiedono aiuto
Valentina Conte , di VALENTINA CONTEFiniti i 400 milioni stanziati per i poveri. Allarme Caritas e Anci: "Il Rem non basta"
ROMA - Alcuni hanno ricevuto il buono da spendere per la spesa. Altri direttamente il pacco con i generi di prima necessità. Altri ancora, a Napoli per esempio, potevano accedere ai benefici nei supermercati convenzionati dietro esibizione di tessera sanitaria e un Pin speciale fornito ogni settimana.
I 400 milioni stanziati dal governo per l'emergenza alimentare in pieno lockdown - con un'ordinanza di Protezione civile per fare più in fretta, la numero 658 del 29 marzo - sono arrivati a un milione e mezzo di famiglie, circa 4,3 milioni di cittadini nei calcoli dell'Anci, l'associazione dei Comuni italiani. Inciampi a parte, come gli 11 mila buoni ancora non ritirati a Roma e giacenti negli uffici postali. Il 65% dei Comuni ha erogato contributi tra 200 e 400 euro, il 21% sopra i 400 euro, il 14% sotto i 200 euro. Un terzo dei primi cittadini ha preferito portare la spesa a casa. Gli altri hanno optato per il buono.
"Certo siamo stati più ve…
I 400 milioni stanziati dal governo per l'emergenza alimentare in pieno lockdown - con un'ordinanza di Protezione civile per fare più in fretta, la numero 658 del 29 marzo - sono arrivati a un milione e mezzo di famiglie, circa 4,3 milioni di cittadini nei calcoli dell'Anci, l'associazione dei Comuni italiani. Inciampi a parte, come gli 11 mila buoni ancora non ritirati a Roma e giacenti negli uffici postali. Il 65% dei Comuni ha erogato contributi tra 200 e 400 euro, il 21% sopra i 400 euro, il 14% sotto i 200 euro. Un terzo dei primi cittadini ha preferito portare la spesa a casa. Gli altri hanno optato per il buono.
"Certo siamo stati più ve…
ROMA - Alcuni hanno ricevuto il buono da spendere per la spesa. Altri direttamente il pacco con i generi di prima necessità. Altri ancora, a Napoli per esempio, potevano accedere ai benefici nei supermercati convenzionati dietro esibizione di tessera sanitaria e un Pin speciale fornito ogni settimana.
I 400 milioni stanziati dal governo per l'emergenza alimentare in pieno lockdown - con un'ordinanza di Protezione civile per fare più in fretta, la numero 658 del 29 marzo - sono arrivati a un milione e mezzo di famiglie, circa 4,3 milioni di cittadini nei calcoli dell'Anci, l'associazione dei Comuni italiani. Inciampi a parte, come gli 11 mila buoni ancora non ritirati a Roma e giacenti negli uffici postali. Il 65% dei Comuni ha erogato contributi tra 200 e 400 euro, il 21% sopra i 400 euro, il 14% sotto i 200 euro. Un terzo dei primi cittadini ha preferito portare la spesa a casa. Gli altri hanno optato per il buono.
"Certo siamo stati più veloci della cassa integrazione", racconta Antonio Decaro, presidente Anci e sindaco di Bari. "D'altro canto la situazione era drammatica, la gente cominciava ad assaltare i supermercati e le banche. Il governo ci pregava di fare presto. Tensioni sparite anche grazie a questi aiuti, irrobustiti da fondi regionali per 8,4 milioni nei 51 capoluoghi di provincia che abbiamo monitorato e nei quali risiedono quasi 13 milioni di persone. In metà dei Comuni sono arrivare pure donazioni da privati per 3,5 milioni". Ma l'emergenza non è finita. "La gente continua a chiederci i pacchi", prosegue Decaro. "In moltissimi casi la Cig non si vede ancora. Proprio oggi un cittadino mi ha chiesto: "Sindaco, ma quando arriva la Cassa?". Cosa posso rispondergli? I sindaci nulla possono sulla Cig".
In molte città i fondi sono finiti da tempo e le persone hanno bisogno. "Se ci avessero dato altri 400 milioni saremmo stati in grado di intervenire ancora", prosegue Decaro. "Ma il governo - che pure ci aveva consultato - ha preferito mettere i soldi sul Rem, il Reddito di emergenza. In qualche modo faremo. I servizi sociali dei Comuni devono dare una risposta in ogni caso".
Anche Caritas Italiana - che in questo periodo di emergenza registra un +105% di accesso ai servizi - segnale un incremento delle richieste di aiuto alimentare: +90% a Potenza, tra + 30 e 60% a Castellaneta in Puglia, +35% a Trieste, addirittura +563% a Siracusa. Nella diocesi di Milano 16.500 famiglie hanno bisogno del pacco spesa, di cui 5 mila in città. A Roma servono, al netto delle donazioni, 50 mila euro in più per gli empori e 30 mila euro per i pasti nelle mense.
"L'emergenza alimentare, seppur meno pressante di qualche settimana fa, continua", spiega don Andrea La Regina. "E poi c'è chi ha accumulato debiti, bollette, rate. Le persone non hanno lavoro. Gli aiuti del governo non arrivano. I giovani sono scoraggiati. E il Rem non arriva ai più fragili: troppe condizioni e burocrazia".
I 400 milioni stanziati dal governo per l'emergenza alimentare in pieno lockdown - con un'ordinanza di Protezione civile per fare più in fretta, la numero 658 del 29 marzo - sono arrivati a un milione e mezzo di famiglie, circa 4,3 milioni di cittadini nei calcoli dell'Anci, l'associazione dei Comuni italiani. Inciampi a parte, come gli 11 mila buoni ancora non ritirati a Roma e giacenti negli uffici postali. Il 65% dei Comuni ha erogato contributi tra 200 e 400 euro, il 21% sopra i 400 euro, il 14% sotto i 200 euro. Un terzo dei primi cittadini ha preferito portare la spesa a casa. Gli altri hanno optato per il buono.
"Certo siamo stati più veloci della cassa integrazione", racconta Antonio Decaro, presidente Anci e sindaco di Bari. "D'altro canto la situazione era drammatica, la gente cominciava ad assaltare i supermercati e le banche. Il governo ci pregava di fare presto. Tensioni sparite anche grazie a questi aiuti, irrobustiti da fondi regionali per 8,4 milioni nei 51 capoluoghi di provincia che abbiamo monitorato e nei quali risiedono quasi 13 milioni di persone. In metà dei Comuni sono arrivare pure donazioni da privati per 3,5 milioni". Ma l'emergenza non è finita. "La gente continua a chiederci i pacchi", prosegue Decaro. "In moltissimi casi la Cig non si vede ancora. Proprio oggi un cittadino mi ha chiesto: "Sindaco, ma quando arriva la Cassa?". Cosa posso rispondergli? I sindaci nulla possono sulla Cig".
In molte città i fondi sono finiti da tempo e le persone hanno bisogno. "Se ci avessero dato altri 400 milioni saremmo stati in grado di intervenire ancora", prosegue Decaro. "Ma il governo - che pure ci aveva consultato - ha preferito mettere i soldi sul Rem, il Reddito di emergenza. In qualche modo faremo. I servizi sociali dei Comuni devono dare una risposta in ogni caso".
Anche Caritas Italiana - che in questo periodo di emergenza registra un +105% di accesso ai servizi - segnale un incremento delle richieste di aiuto alimentare: +90% a Potenza, tra + 30 e 60% a Castellaneta in Puglia, +35% a Trieste, addirittura +563% a Siracusa. Nella diocesi di Milano 16.500 famiglie hanno bisogno del pacco spesa, di cui 5 mila in città. A Roma servono, al netto delle donazioni, 50 mila euro in più per gli empori e 30 mila euro per i pasti nelle mense.
"L'emergenza alimentare, seppur meno pressante di qualche settimana fa, continua", spiega don Andrea La Regina. "E poi c'è chi ha accumulato debiti, bollette, rate. Le persone non hanno lavoro. Gli aiuti del governo non arrivano. I giovani sono scoraggiati. E il Rem non arriva ai più fragili: troppe condizioni e burocrazia".