Economia

Rimbalzo timido per le Borse europee dopo il crollo legato a timori di nuove ondate Covid

(ansa)
Gli investitori sono preoccupati per la lentezza della ripresa indicata dalla Fed e per l'intensificarsi dei contagi in alcune aree. Sono scattate anche le prese di profitto dopo i recenti rialzi, che avevano portato le compagnie aeree a dieci giorni di crescita senza precedenti. Bene anche Wall Street
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MILANO - Le Borse europee limano i rialzi sul finale di seduta. Milano si ferma a + 0,43% e anche gli altri listini vedono assottigliarsi i prorio guadagni di giornata. Londra sale dello 0,2% e Parigi dello 0,49% mentre Francoforte cede lo 0,18%. Su Piazza Affari si mette in evidenzia Atlantia, la holding dei Benetton che controlla le autostrade: la possibilità che il nodo Aspi trovi una soluzione in tempi stretti porta acquisti: il Governo, come spiegato dal premier Conte, sulle concessioni deciderà "se non la prossima settimana, entro un paio di settimane" . Dal canto suo Atlantia confida in una rapida conclusione della questione.

Si attenua anche il rimbalzo di Wall Street, partita in forte slancio dopo che ieri la Borsa americana è stata protagonista dal peggior crollo dal 18 marzo scorso con lo S&P500 che ha perso oltre 6 punti percentuali e il Dow Jones quasi sette. Alla chiusura degli scambi in Europa gli indici guadagnano rispettivamente lo 0,76% e lo 0,53%.

La seduta era stata incerta, in mattinata, sui listini asiatici: Tokyo a fine seduta registra un passivo dello 0,75%. Hong Kong scivola dell'1,25% mentre Shanghai riesce alla fine a salire dello 0,1%.
 

Un recupero "troppo" accelerato?

Sull'intensità del crollo della seduta di ieri ha pesato il rally dal quale erano reduci i listini nelle ultime settimane di recupero dai minimi di marzo. Una marcia che aveva riportato il Nasdaq in territori record e Wall Street nel suo complesso ad annullare le perdite che erano arrivate dalla pandemia in avanti. Basta pensare che le compagnie aeree avevano messo in fila la miglior dieci giorni di guadagni, salvo poi riprecipitare in basso. La valutazione dello S&P500 dopo il giovedì nero è ancora del 13% superiore a febbraio, quando la crisi pandemica è esplosa. L'indice principale americano tratta a un multiplo (21,3 volte gli utili attesi nei dodici mesi) ancora superiore al picco di febbraio.

Un recupero, insomma, alimentato più dal rafforzamento della presenza delle Banche centrali sul mercato (alla cui azione si è unita, questa volta, anche la politica fiscale dei governi in particolare in Europa) mentre sia l'Ocse che la Fed hanno ricordato quanto la ferita economica sia grave. La Banca centrale Usa, rassicurando i mercati sul fatto che i tassi resteranno vicini a zero per tutto il 2022, ha implicitamente dato la misura di quanto sarà lunga la strada per la ripresa. Preoccupano in particolare le previsioni di disoccupazione sopra il 9% per quest'anno. Stime - ed effetti borsistici - che hanno di nuovo armato gli attacchi del presidente Donald Trump contro il governatore Jerome Powell: "Sbaglia spesso". Intanto il segretario al Tesoro, Steve Mnuchin, ha messo le mani avanti dicendo che l'Americano "non può chiudere di nuovo" la sua economica in caso di recrudescenza dell'epidemia. 
 

Prese di profitto e timori di seconda ondata

Lori Heinel di State Street ha sintetizzato a Bloomberg Tv il momento degli investitori. "Certamente ci saranno alcune preoccupazioni circa la possibilità di seconde ondate" del virus "ed è normale che i mercati siano in ansia" per questo. Ansie che si sono concentrate nelle ultime ore, quando gli Usa hanno superato i 2 milioni di casi e in alcune aree - Texas, California - si è vista una ripresa dei contagi. "Abbiamo anche assistito a un fortissimo recupero dai minimi, quindi certamente il sell-off si spiega con le prese di beneficio di qualche investitore".

Con la preoccupazione che torna a farsi presente nelle sale operative, scende la propensione degli investitori a mettersi in portafoglio asset rischiosi e a farne le spese è tra gli altri l'euro che chiude sotto quota 1,13 dollari mentre il dollaro si rafforza: la moneta europea passa di mano a 1,124 dollari e 121,04 yen.  Lo spread tra Btp decennali e omologhi Bund tedeschi è poco mosso: il differenziale si attesta a quota 189 dai 188 punti della chiusura di ieri. Il rendimento del decennale è pari all'1,45%.

Dal fronte macroeconomico si registra il calo della produzione industriale in Gran Bretagna: ad aprile -20,3%. Il dato è peggiore delle attese che prevedevano un -15,0% e contro il -4,2% precedente. Su base annuale la produzione industriale scende del 24,4% contro un atteso -19,3% e il -8,2% precedente. Meno pesante, ma pur sempre eccezionale, il dato del Giappone dove la produzione industriale si è contratta del 9,8% mensile ad aprile, dopo il -3,7% di marzo e a fronte di un previsto -9,1%. In calo del 13,3% anche la capacità di utilizzo degli impianti, contro il -3,6% di marzo. Intanto gli analisti ritengono "molto alte" le possibilità che il Sol levante torni in deflazione. I prezzi al consumo, che escludono gli alimenti freschi volatili ma includono i costi energetici, sono scesi dello 0,5% nell'esercizio in corso che si è concluso nel marzo 2021 e si prevede che l'inflazione raggiungerà un modesto 0,3% nel prossimo anno fiscale.

Tra le vittime dei timori di una nuova ondata di contagi Covid 19 c'è il petrolio, che lega a doppio filo la sua quotazione alla salute generale dell'economia e paga anche il balzo a sorpresa registrato ieri dalle scorte di greggio Usa. I riferimento principali si muovono però in direzioni opposte: il wti del Texas scende a 35,94 centesimi nel pomeriggio, il Brent è in lieve rialzo a 38,62 dollari.