Economia

"Tassare gli extra profitti delle grandi aziende per eliminare le diseguaglianze del post-Covid"

Le proposte del premio nobel Joseph Stiglitz e dell'economista francese Thomas Pikkety nel dossier dell'ICRICT, la Commissione indipendente per una riforma della fiscalità internazionale d’impresa
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Il nuovo Mondo post Covid non sarà più lo stesso. Ma il nodo è la ricostruzione. Già iniziata ha portato a una certezza: i governi si stanno indebitando a go-go per far fronte all’emergenza, per garantire reddito ai disoccupati, mentre l’economia (non tutta però) traballa e le diseguaglianze esplodono. E da qui parte l’attacco alle multinazionali. Un attacco che arriva non da una città qualunque, ma da Washington DC. La freccia è un dossier che avanza alcune proposte sulla tassazione globale di quelle multinazionali che non hanno perso un soldo con il Coronavirus, anzi ci hanno guadagnato. Oligopoli dell’Hi-Teach, farmaceutica, distribuzione. E’ a loro, ma non solo, che si deve chiedere pegno. A sostenerlo sono Joseph E. Stigliz, premio Nobel per l’economia nel 2001 e professore alla Columbia University e Thomas Pikkety, professore alla Paris School of Economics e autore del libro “Il Capitale del XXI secolo”. Un altro economista che batte da sempre il ferro sul tema delle diseguaglianze in una società che dovrebbe essere di eguali. Il dossier è della Commissione indipendente per la riforma della fiscalità internazionale d’impresa (ICRICT), organismo nato quattro anni fa e di cui i due economisti sono i commissari più noti. E di Oxfam.
 
Perché i numeri fanno paura. Nove trilioni di dollari (dati Fmi) sono i soldi che verranno spesi dai governi mondiali per l'emerenza sanitaria, che porterà così a un'espolosione dei debiti pubblici. E le entrate fiscali crolleranno: la crescita globale segnerà - 4%, gli scambi internazionali scenderanno del 9 e mentre l'America Latina subirà il peggior crollo di sempre, solo in Asia la crescita sarà pari a zero. "Una situazione in cui una riduzione fiscale alle corporation - è scritto nel dossier - non è auspicabile né sotto il profilo economico, né utile da un punto di vista sociale".

L’attacco alle multinazionali però non è di principio, come fu negli anni a cavallo tra il ‘60 e il ’70, ma di sostanza. Gli extraprofitti che hanno generato extra ricchezze, questo è il primo punto, vanno tassati con aliquote pesanti. Niente di nuovo, lo si fece anche dopo la seconda guerra mondiale. E la tassa restò valida negli Usa fino agli anni 50'. Se questa è la filosofia sono cinque le proposte avanzate. La prima è l’introduzione di imposte temporanee sui “profitti in eccesso” delle multinazionali oligopolistiche o delle grandi imprese i cui conti economici registreranno extra-utili nel corso del 2020, utili favoriti dai lockdown. E poi c'è la Web tax, che gli Usa non vogliono e che Francia e Italia hanno, almeno in parte, già adottato.

L'altro punto è nell'introdurre una tassazione globale sulle corporation con un'aliquota minima del 25%. Poi ogni Paese sarebbe libero di aumentarla. Verrebbero così bloccata l'erosione fiscale dovuta al profit shifting, cioè il meccanismo che consente alle multinazionali di pagare le imposte nei Paesi che hanno tassazioni più basse. In Europa già se ne parla, ma appunto a livello europeo. La tassazione in questo caso dovrebbe essere a livello globale tenendo conto del singolo peso che ogni multinazionale ha nel Paese.

Non basta però. E' necessario promuovere una maggiore equità del sistema di tassazione delle multinazionali. E' quindi necessario ottenere una rendicontazione pubblica, Paese per Paese, delle grandi corporation. "E ultima, ma non meno importante - spiega Mikhail Maslennikov, policy advisor su giustizia fiscale di Oxfam Italia - è l'idea, molto Pikkettiana, di avere a disposizione dunque di pubblicare, una rendicontazione dei patrimoni. In pratica sapere dov'è la ricchezza e a chi fa capo. Dati che sarebbero anche di vitale importanza per capire e sapere dove si annidano le diseguaglianze che stanno crescendo". Una misura che Oxfam Italia ha chiesto di includere tra le condizionalità per imprese beneficiarie di garanzie pubbliche su nuovi finanziamenti e che è stata inserita tra gli emendamenti parlamentari ai ddl di conversione dei decreti legge “Liquidità” e “Rilancio”. 

“Solidi e innovativi interventi normativi, coordinati a livello internazionale – spiega Mikhail Maslennikov, policy advisor su giustizia fiscale di Oxfam Italia - che rispondano alla necessità di precettare con efficacia gli abusi fiscali, porre un argine alla competizione fiscale dannosa tra i Paesi e ai paradisi fiscali, ridisegnare l’obsoleto sistema della fiscalità internazionale d’impresa, appaiono oggi come dirimenti alla luce degli interventi eccezionali messi in campo dei governi negli ultimi tre mesi di emergenza a tutela della salute dei cittadini e in supporto al reddito, al lavoro e alla liquidità delle imprese, e al conseguente, ancor più pressante, bisogno di recuperare considerevoli risorse fiscali”. Facile da dirsi, più difficile arrivarci.