Economia

Il rilancio mancato della ex Embraco: da punto di riferimento europeo, all'ipotesi di bancarotta distrattiva

La storia dello stabilimento: prima Whirlpool, poi il passaggio di consegne a Ventures oggi nel mirino delle Fiamme Gialle. Dall'inizio dell'anno tutto bloccato: i lavoratori sono a casa, senza stipendio da dicembre

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MILANO - "Nessuno ci ha aiutato, siamo alla disperazione". Era soltanto il 4 giugno, subito a ridosso della Festa della Repubblica, quando i lavoratori della ex Embraco, ora Ventures nel mirino delle indagini della Guardia di Finanza, erano scesi in piazza per chiedere attenzione nella loro storia lunga anni.

Oltre 400 addetti, da mesi in cassa integrazione, lamentavano al presidio davanti alla Regione: "Non siamo morti di coronavirus ma rischiamo di morire di fame. Abbiamo mutui e bollette da pagare". Raccontava Gianluca Ugliola, operaio, ai cronisti: "Abbiamo una fabbrica vuota. Possiamo produrre guanti, mascherine, dispositivi. Siamo pronti a tornare al lavoro subito, da oggi pomeriggio", l'appello lanciato con la pandemia per cercare di recuperare la dignità del lavoro e mettersi anche a disposizione del Paese. Dai sindacati, in particolare Vito Benevento della Uilm di Torino, si aspettava un nuovo piano industriale e una convocazione al Ministero. L'ennesima.

Alle spalle della disperazione dei 407 lavoratori, c'è la storia di una crisi industriale e un rilancio mai nato. Il passaggio da una grande multinazionale a un'altra azienda, che però si sta rivelando un buco nell'acqua. Con tanto di rimpalli di accuse tra le due aziende in causa. Le ultime scintille danno bene il senso della vicenda.

A riassumere la storia è stata la stessa Whirlpool, ex proprietaria dello stabilimento piemontese: "Quando Whirlpool decise di uscire dal mercato dei compressori nel 2018 - ha spiegato ai primi del mese, per ribattere alle proteste dei lavoratori - Ventures fu selezionata, sulla base di un programma valutato positivamente dal governo italiano e da Invitalia, per guidare la reindustrializzazione del sito. Da allora, Ventures non ha rispettato gli impegni presi e da dicembre 2019 viene meno alla sua responsabilità di pagare i lavoratori del sito, pur avendo usufruito delle risorse del fondo Escrow".

Questo l'ultimo snodo di una storia industriale, quella Embraco, che comincia a produrre parti di frigoriferi nel 1974, in Brasile, iniziando ben presto a esportare in Nord America, Europa e Cina. Nel 1994 l'acquisizione in Italia dello stabilimento a Riva di Chieri, ex Aspera nell'orbita Fiat, che diventa la testa di ponte in Europa e controlla anche un altro sito in Slovacchia. Con il controllo del gruppo Whirlpool, gli affari crescono.

A fine 2017 iniziano però le indicazioni di dirottare la produzione dall'Italia allo stabilimento dell'Est, si arriva poi a cavallo con il 2018 all'esplosione della questione dei licenziamenti in tronco di quasi 500 persone. Dossier affrontato di petto dall'allora titolare del Mise, Carlo Calenda,
che parla di "una totale mancanza di rispetto nei confronti dei lavoratori e delle istituzioni italiane" da parte dei dirigenti dell'azienda.

Sulla pelle dello stabilimento piemontese si incrociano molte battaglie. Una delocalizzazione di fatto interna all'Europa riaccende il tema del dumping sul costo del lavoro e sulle tutele garantite ai dipendenti da diverse giurisdizioni che dovrebbero stare 'dalla stessa parte' e invece finiscono per farsi concorrenza. Questione spinosa che si aggiunge al tema dei sussidi pubblici che magari hanno sostenuto un'azienda che dopo qualche tempo "volta le spalle" al Paese. 

La vicenda prosegue fino a giugno, quando sembra arrivare il sospiro di sollievo per i lavoratori: si trova un accordo per il quale i lavoratori sono riassorbiti dalla Ventures che si deve occupare della reindustrializzazione del sito di Riva di Chieri. Con la joint-venture sino-israeliana si prospetta la produzione di robot per la pulizia dei pannelli solari e sistemi per la depurazione delle acque. "Sono molto felice", dice Calenda in quell'occasione rivendicando che "con correttezza e lavoro serio" si evitano le delocalizzazioni e intimando però di "continuare a vigilare".

Una vigilanza più che mai opportuna, si direbbe col senno di poi. La Ventures riesce a entrare con cassa integrazione straordinaria per 24 mesi, reingresso parziale dei lavoratori e 20 milioni su un conto vincolato dagli ex proprietari per la riconversione.

A inizio 2020, però, la situazione resta ancora bloccata e anzi dei 20 milioni risulta che metà siano stati spesi senza che nulla sia stato fatto: stabilimento vuoto e lavoratori a casa e senza stipendio da dicembre, con le parrocchie e i sindacati che si sono attivati a raccogliere fondi e alimenti per far fronte ai casi più difficili. Tanto che Fim, Fiom e Uilm hanno depositato, con i propri legali, un esposto alla Procura della Repubblica di Torino per informare la magistratura sul caso. Denunciando che "l'intera vicenda meriti l'esame della Procura per acclarare le presunte responsabilità anche penali degli amministratori, dei dirigenti e dei preposti delle società coinvolte" e che "a dicembre dei 20 milioni di euro messi a disposizione da Embraco Europe (Whirlpool) per il piano industriale, mai neppure avviato risultavano 'avanzati' 9.762.499 euro, senza che si sappia come sia stata utilizzata la rilevante differenza".

Si arriva così all'azione di queste ore. Gli stessi finanzieri spiegano che "a fronte della sostanziale inattività" dello stabilimento "le complesse indagini finora condotte dai finanzieri del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Torino hanno invece consentito di ricostruire cospicui e articolati flussi di denaro, diretti anche all'estero, che hanno portato al prosciugamento delle casse societarie e al pignoramento di risorse aziendali". L'ipotesi è quindi quella, pesante, di bancarotta distrattiva.