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L'ad di Telecom Italia, Luigi Gubitosi 

Telecom pronta a cablare tutte le zone disagiate

Impegno per coprire le aree bianche entro settembre 2021. L'ad Gubitosi in missione a Parigi per l’ok di Vivendi alla nascita della rete unica
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Milano. Telecom Italia avrebbe scritto una lettera al Mise, offrendosi di colmare il “digital divide” del Paese entro i prossimi 15 mesi, portando la fibra fino all’armadietto delle strade nelle aree a fallimento di mercato, quelle oggetto dei bandi Infratel vinti da Open Fiber. La questione è spinosa ma anche strategica. Nel 2017 Telecom ha perso la gara per i bandi Infratel, ed è stata sanzionata dall’Antitrust per “pratiche commerciali scorrette” nelle aree concesse in esclusiva a Open Fiber.

Tuttavia durante la pandemia, attraverso un decreto, l’Autorità ha concesso all’ex monopolista di collegare quei piccoli comuni rimasti tagliati fuori da servizi essenziali, e quindi impossibilitati a svolgere sia le lezioni a distanza sia lo smart working. Così, mentre Open Fiber è rimasta sostanzialmente bloccata dalla pandemia, i tecnici di Telecom sono riusciti a cablare oltre 8 mila armadietti in fibra, co…
Milano. Telecom Italia avrebbe scritto una lettera al Mise, offrendosi di colmare il “digital divide” del Paese entro i prossimi 15 mesi, portando la fibra fino all’armadietto delle strade nelle aree a fallimento di mercato, quelle oggetto dei bandi Infratel vinti da Open Fiber. La questione è spinosa ma anche strategica. Nel 2017 Telecom ha perso la gara per i bandi Infratel, ed è stata sanzionata dall’Antitrust per “pratiche commerciali scorrette” nelle aree concesse in esclusiva a Open Fiber.

Tuttavia durante la pandemia, attraverso un decreto, l’Autorità ha concesso all’ex monopolista di collegare quei piccoli comuni rimasti tagliati fuori da servizi essenziali, e quindi impossibilitati a svolgere sia le lezioni a distanza sia lo smart working. Così, mentre Open Fiber è rimasta sostanzialmente bloccata dalla pandemia, i tecnici di Telecom sono riusciti a cablare oltre 8 mila armadietti in fibra, collegando le case con il rame e garantendo un accesso al web veloce a tanti piccoli comuni.

Secondo quanto si apprende da fonti vicine a Telecom (che la società ufficialmente non commenta), il gruppo guidato da Luigi Gubitosi potrebbe coprire le aree bianche arrivando a garantire un accesso a 30 Mega entro il settembre 2021, con la fibra fino agli armadietti e la rete 5G a fare da collante agli ultimi metri in rame, garantendo una velocità fino a 200 Giga. Dando il suo via libera il governo potrebbe colmare il “digital divide”, e Telecom avrebbe guadagnato un credito facendo un passo in avanti verso Open Fiber. La società controllata al 50% da Enel e al 50% da Cdp è infatti in forte ritardo sui lavori dei bandi Infratel (ha coperto 487 comuni su 2.600).

Ma se da una parte c’è forte concorrenza tra Tim e Open Fiber, dall’altra le due società stanno studiando il modo per unirsi in matrimonio. Un percorso difficile, ma non impossibile, lungo il quale bisogna risolvere il nodo della governance e quello delle valutazioni. Lunedì scorso Luigi Gubitosi è volato a Parigi per incontrare i vertici di Vivendi e illustrare il suo progetto di rete unica e l’avanzamento della trattativa con Kkr, che dovrebbe rilevare il 40% della rete “secondaria” di Tim.

A quanto si apprende da fonti finanziarie ma non confermate dalla società, Vivendi si sarebbe detta disponibile alla rete unica a patto che Tim, che ha una rete più capillare (anche se per lo più in rame), non perda la maggioranza della società che nascerebbe dall’integrazione. Al contrario, alcuni azionisti di Open Fiber, tra cui Enel, e tutti i suoi clienti, da Vodafone a Sky, hanno sempre auspicato la nascita di una società unica della rete a condizione che questa non sia controllata da un altro operatore telefonico.

La quadratura del cerchio potrebbe essere una soluzione già adottata in Olanda, dove per la società della rete si utilizzano due classi di azioni, una di voto e una di capitale. In questo modo si garantirebbe a Tim la maggioranza dei diritti economici, ma non dei diritti voto, situazione che potrebbe cambiare con la progressiva sostituzione del rame con la fibra. Ammesso e non concesso di riuscire a risolvere con una buona governance indipendente e un forte presidio dell’Agcom il problema dell’autonomia e della terzietà della rete, anche per l’Antitrust Ue, sul tavolo resta il nodo delle valutazioni.

Il fondo australiano Macquarie, che secondo fonti finanziarie lo scorso dicembre avrebbe presentato un’offerta non vincolante per la società della fibra che sarebbe nata dall’integrazione tra Tim e Open Fiber (offerta che secondo le stesse fonti sarebbe ammontata a 5,4 miliardi), adesso ha fatto un’altra proposta per una parte o tutto il 50% di Open Fiber in mano a Enel (secondo Bloomberg valutando l’intera società 7 miliardi incluse le sinergie da fusione e i debiti). Kkr dal canto suo sta andando avanti nella sua valutazione della rete “secondaria” Tim, che potrebbe anche risultare leggermente superiore ai 7,5 miliardi inizialmente previsti.

Non è poi escluso che oltre a Kkr e Macquarie altri fondi possano partecipare all’operazione alle stesse condizioni; una strada che potrebbe facilitare il processo delle autorizzazioni legate al Golden Power. Tutti temi che Telecom dovrebbe discutere al cda di giovedì 25, quando si dovrebbe anche fare il punto su un piano di ulteriore taglio dei costi.