ROMA - La società quotate in Borsa che sono più attente all'ambiente, ai rapporti con i dipendenti e le comunità che le ospitano e che sono più trasparenti nei confronti del mercato rendono di più e attirano più capitali. In gergo finanziario si chiamano "investimenti responsabili": un settore che negli ultimi anni è cresciuto molto e si avvia a diventare un punto di riferimento per tutti gli operatori e non solo più limitato al mondo della finanza etica. Anche grazie all'emergenza Covid-19.
La differenza la fa una sigla: Esg, che sta per "environment social governance" e che definiscono gli aspetti principali delle aziende quotate che hanno abbracciato i principi fondamentali della finanza responsabile. Per dire: nei primi tre mesi dell'anno - secondo il sito specializzato Morningstar - i fondi Esg a livello globale hanno raccolto 45,6 miliardi in più mentre quelli tradizionali hanno perso 384,7 miliardi. Lo stesso vale per l'Italia: i dati di Assogestioni parlano di una crescita di 2,8 miliardi per i fondi Esg e di un deflusso per 15 miliardi relativi ai fondi tradizionali.
E quali sono i settori chiave dei prossimi anni su cui si concentrranno i fondi destinati al rilancio delle economie colpite dalla pandemia? "Le principali aree di investimento - spiega Domenico Ghilotti, co-responsabile dell'ufficio studi di Equita - saranno legate a sviluppo di infrastrutture green come le soluzioni per una mobilità alternativa, all'economia circolare e all'efficienza energetica. Ma avremo anche uno sviluppo considerevole verso la transizione digitale. Senza dimenticare - conclude - maggiori investimenti destinati alla formazione professionale e ai servizi sanitari".
Covid-19 ha cambiato gli investimenti
La conferma arriva da una ricerca firmata da Equita, la principale investment bank italiana indipendente: i suoi analisti hanno rilevato come "l'emergenza sanitaria generata dalla pandemia non ha ridotto ma ha accentuato i motivi di interesse per l'investimento responsabile". Una affermazione corredata dai numeri: sia a livello internazionale che a livello domestico, nel primo trimestre del 2020 i fondi che investono solo in società con un elevato livello di attenzione verso ambiente, dipendenti e mercato sono cresciuti, mentre è calata la raccolta dei fondi tradizionali.TLa differenza la fa una sigla: Esg, che sta per "environment social governance" e che definiscono gli aspetti principali delle aziende quotate che hanno abbracciato i principi fondamentali della finanza responsabile. Per dire: nei primi tre mesi dell'anno - secondo il sito specializzato Morningstar - i fondi Esg a livello globale hanno raccolto 45,6 miliardi in più mentre quelli tradizionali hanno perso 384,7 miliardi. Lo stesso vale per l'Italia: i dati di Assogestioni parlano di una crescita di 2,8 miliardi per i fondi Esg e di un deflusso per 15 miliardi relativi ai fondi tradizionali.
Fondi Esg, più rendimenti meno rischi
La ricerca di Equita spiega i motivi di quanto avvenuto. Sostanzialmente sono tre le ragioni. Con la pandemia è aumentata la sensibilità verso le tematiche sociali e ambientali perché "ha reso chiaro che sono parte integrante della crescita sostenibile". Il secondo punto riguarda una maggiore consapevolezza da parte degli investitori, siano professionisti che singoli risparmiatori: in pratica, hanno capito che i fondi Esg rendono e hanno un rischio minore. Il terzo elemento è molto pratico, ma fondamentale: è aumentata l'offerta sul mercato di fondi Esg ed è destinata a crescere ancora con i piani "senza precedenti" varati dai vari governi e dall'Unione europea e destinati a progetti legati alla green economy.E quali sono i settori chiave dei prossimi anni su cui si concentrranno i fondi destinati al rilancio delle economie colpite dalla pandemia? "Le principali aree di investimento - spiega Domenico Ghilotti, co-responsabile dell'ufficio studi di Equita - saranno legate a sviluppo di infrastrutture green come le soluzioni per una mobilità alternativa, all'economia circolare e all'efficienza energetica. Ma avremo anche uno sviluppo considerevole verso la transizione digitale. Senza dimenticare - conclude - maggiori investimenti destinati alla formazione professionale e ai servizi sanitari".