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Autostrade, i Benetton nella morsa tra revoca e quota sotto il 51%

Il Milleproroghe ha reso Aspi non finanziabile sul mercato dei capitali
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A dar fuoco alle polveri nel già complicato confronto tra le Autostrade (Aspi) - controllate dalla famiglia Benetton - e il governo Conte, per la vicenda del crollo del Ponte Morandi, ci ha pensato la ministra delle Infrastrutture, Paola De Micheli.

Con una lettera inviata il 6 giugno scorso al commissario straordinario Marco Bucci e per conoscenza al premier, De Micheli dettaglia il percorso operativo necessario a inaugurare il nuovo ponte di Genova nei tempi previsti. Procedura che prevede "la consegna dell'infrastruttura al concessionario" poiché la revoca della concessione ad Aspi non è stata ancora perfezionata.

Il ponte Morandi tornerebbe quindi, seppur pro-tempore, sotto la gestione dei Benetton, in attesa che il governo prenda le sue decisioni in merito alla revoca. Un passo non certo facile anche se il governo ieri sera si è visto rafforzato dalla sentenza della Consulta che gli dà ragione riguardo l'esclusione di Aspi da…
A dar fuoco alle polveri nel già complicato confronto tra le Autostrade (Aspi) - controllate dalla famiglia Benetton - e il governo Conte, per la vicenda del crollo del Ponte Morandi, ci ha pensato la ministra delle Infrastrutture, Paola De Micheli.

Con una lettera inviata il 6 giugno scorso al commissario straordinario Marco Bucci e per conoscenza al premier, De Micheli dettaglia il percorso operativo necessario a inaugurare il nuovo ponte di Genova nei tempi previsti. Procedura che prevede "la consegna dell'infrastruttura al concessionario" poiché la revoca della concessione ad Aspi non è stata ancora perfezionata.

Il ponte Morandi tornerebbe quindi, seppur pro-tempore, sotto la gestione dei Benetton, in attesa che il governo prenda le sue decisioni in merito alla revoca. Un passo non certo facile anche se il governo ieri sera si è visto rafforzato dalla sentenza della Consulta che gli dà ragione riguardo l'esclusione di Aspi dai lavori per la ricostruzione del ponte. Un duro colpo, invece, per i vertici di Autostrade dai quali è trapelato soltanto un laconico "prendiamo atto".

L'unico dato certo è che negli scorsi mesi gli incontri e le interlocuzioni informali tra esponenti di Aspi e funzionari dei ministeri coinvolti (i Trasporti in primis ma anche il Mef per gli aspetti legati alle tariffe) sono stati molteplici. Anche se non hanno portato ad alcun risultato.

Aspi "ad oggi non ha mai ricevuto alcun riscontro formale alle proposte inviate all'esecutivo - recita un comunicato emesso appena prima del verdetto della Consulta - per la definizione del contenzioso sul ponte Morandi, né mai alcuna proposta formale è stata formulata dall'esecutivo stesso".

Tuttavia i punti che Aspi ha messo sul tavolo, per evitare la revoca della concessione, sono diversi. In primo luogo una transazione del valore di 2,9 miliardi per chiudere il contenzioso. Cifra che include anche i costi per la ricostruzione del ponte, già erogati a piè di lista. Poi investimenti per 14,5 miliardi da qui fino al 2038, anno di scadenza della concessione, cui si aggiungono spese di manutenzione per altri 7 miliardi. Quindi la possibilità di diminuire i pedaggi pagati dagli automobilisti, di un 5% circa all'anno, come suggerito dall'autorithy dei Trasporti. E fin qui si sono registrate più convergenze che divergenze.

Il nodo più ostico riguarda invece una eventuale discesa della controllante Atlantia nel capitale di Aspi, di cui possiede l'88%. La società dei Benetton, sebbene lo consideri un tentativo di esproprio, si è mostrata disponibile a discutere questo punto ma sempre con l'idea di mantenere almeno il 51% di Aspi. Il governo vorrebbe invece che la Cassa Depositi e Prestiti o il fondo F2i, o entrambi, diventassero gli azionisti di maggioranza. E qui ci si scontra con l'art. 35 del Milleproroghe che ha cambiato i termini della concessione e ha previsto un minor risarcimento ad Aspi in caso di revoca della stessa (da 23 miliardi a 7 miliardi).

Come si fa quindi, anche volendo modificare l'azionariato, a definire un valore della società in funzione dell'ingresso di nuovi azionisti? Impossibile se prima non viene definito se ciò che è contenuto nel Milleproroghe sia valido a tutti gli effetti oppure no. In queste condizioni, infatti, Aspi non può finanziarsi sul mercato e sopravvive solo grazie alle linee di credito erogate dalla casa madre Atlantia, prestiti che ultimamente sono saliti a quasi 6 miliardi di euro.