Economia

Wanbao, dal baratro del fallimento alle prime assunzioni: storia di una fabbrica che rialza la testa

Un gruppo di operaie e operai riassunti dalla Wanbao 
Rientrati 18 operai scelti tra quelli licenziati dalla propietà cinese nel 2018, ora gli addetti sono 305. In maggioranza donne. Il piano industriale del commissario prevede altre 40/50 assunzioni, ma tutto dipenderà dai finanziamenti e dalla produzione di un nuovo modello di motore per frigoriferi
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ROMA - Dalla "fuga" della proprietà cinese al baratro della chiusura, al commissariamento e, ora, addirittura alle prime assunzioni. Quella della Wanbao di Mel, provincia di Belluno, è una storia che fa eccezione nel panorama del declino industriale italiano. Oggi nella fabbrica di motori per frigoriferi sono entrati gli ultimi sei operai assunti (anzi, per lo più operaie) del drappello di 18 che l'azienda ha recuperato tra i 140 licenziamenti del 2018. Gli altri 12 avevano già varcato i cancelli a giugno. Un rientro in fabbrica, dunque, e soprattutto un segnale incoraggiante per il futuro. Che resta comunque in ripida salita. "Stamattina ero lì ad accoglierli - racconta Stefano Bona, segretario della Fiom-Cgil bellunese - . Grande gioia e commozione per tutti. Ma la battaglia continua".


La fabbrica di Mel è un ex stabilimento della Zanussi, costruito dopo la tragedia del Vajont per aiutare la ripresa del territorio.  A inizio 2020 la Wanbao, gruppo semi-pubblico cinese, nonostante il buon andamento degli ordini decide di andarsene perché ritiene troppo alti i costi di produzione. Oltre 350 operai rischiano il posto, poi arriva la dichiarazione dello stato di insolvenza che apre le porte al commissariamento. I lavoratori si sentono rinfrancati dando per scontata la nomina, come commissario, di Maurizio Castro che già aveva svolto bene questo ruolo prima dell’arrivo dei cinesi e che ha legami solidi con fornitori e clienti della fabbrica (soprattutto i grandi produttori europei di elettrodomestici come Electrolux e Bosh). Il ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, invece, spiazza tutti e a marzo insedia la sua conterranea Anna De Pasquale.  I sindacati si ribellano e vanno in pressing insieme alla politica locale e al ministro dei Rapporti con il Parlamento, il bellunese Federico d’Incà (M5S come il collega): Patuanelli torna sui suoi passi e a metà maggio nomina Castro che, nel giro di poche settimane, riallaccia i rapporti con i clienti implementando la produzione di 1,7 milioni di motori nel 2020 e 1,9 il prossimo anno.


La scorsa settimana la presentazione del piano industriale al Mise che, a regime, prevede l'obiettivo di altre 40/50 assunzioni. Tutto dipende da quanto la fabbrica sarà in grado di spingere i volumi produttivi a ridosso dei 2 milioni di pezzi all'anno (attualmente, come detto, sono 1,7 milioni), un target che si incentra sul perfezionamento di un nuovo motore a velocità variabile (già in produzione) che, se reso economicamente e tecnologicamente più sostenibile, potrà interessare a clienti di alto livello come Bosh e Electrolux. Non solo un obiettivo commerciale, visto che la missione del commissario è quella di trovare un acquirente dello stabilimento (Castro non esclude di presentare il bando già entro la fine dell'anno) e i candidati potrebbero essere proprio i grandi produttori europei di elttrodomestici che, in fase post Covid, potrebbero puntare ad una filiera continentale dopo la grande migrazione verso l'estremo oriente.


Tagliata fuori dai prestiti con garanzia Sace, dal momento che la crisi Wanbao è precedente alla pandemia, l'azienda per reperire risorse finanziarie sta seguendo il percorso del fondi di garanzia della legge Prodi, per il quale servirà il placet della Commissione europea. Uno strumento che al momento, però, garantirebbe finanziamenti per soli 4 milioni di euro mentre il piano industriale di Castro necessiterebbe di 15 milioni. In questo senso si sta attivando anche la regione Veneto che ha messo intorno a un tavolo le banche locali per studiare un'operazione di sistema.

"La prospettiva resta molto complicata - spiega Bona - ma intanto oggi godiamoci queste prime assunzioni che portano a 305 il numero degli addetti. Rappresentano un segnale importante per il territorio, perchè si tratta di persone che due anni fa erano state messe fuori dalla fabbrica e che hanno resistito convinte prima o poi di poterci tornare. E poi dodici di loro sono donne e anche questo è un segnale fondamentale".