Cassa integrazione per trovare una nuova occupazione
Valentina Conte , di VALENTINA CONTELa ministra Catalfo: nuovi ammortizzatori sociali per sostenere il reddito e la ricerca di un altro posto. Istituita una commissione di esperti
ROMA - Un sistema universale, semplificato, in grado di proteggere il lavoratore ma anche di attivarlo. La riforma degli ammortizzatori sociali, da inserire nella prossima legge di Bilancio, dovrà soddisfare tutti e tre i criteri. Non sarà facile.
Ecco perché la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo (M5S), ha istituito il tavolo tecnico dei professori. Cinque docenti universitari - un economista e quattro giuslavoristi, tre uomini e due donne, aggiunte in extremis - senza "alcun compenso, indennità, rimborso spese o emolumento", come recita il decreto di nomina datato 8 luglio - chiamati a studiare "linee di indirizzo e interventi per una riforma normativa". E a produrre una relazione entro il 31 ottobre, da tradurre poi in articolato per la legge finanziaria.
La prima riunione - in videoconferenza - si è svolta ieri. "Interlocutoria, di presentazione", è il commento prevalente. A presiedere il "tavolo di stu…
Ecco perché la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo (M5S), ha istituito il tavolo tecnico dei professori. Cinque docenti universitari - un economista e quattro giuslavoristi, tre uomini e due donne, aggiunte in extremis - senza "alcun compenso, indennità, rimborso spese o emolumento", come recita il decreto di nomina datato 8 luglio - chiamati a studiare "linee di indirizzo e interventi per una riforma normativa". E a produrre una relazione entro il 31 ottobre, da tradurre poi in articolato per la legge finanziaria.
La prima riunione - in videoconferenza - si è svolta ieri. "Interlocutoria, di presentazione", è il commento prevalente. A presiedere il "tavolo di stu…
ROMA - Un sistema universale, semplificato, in grado di proteggere il lavoratore ma anche di attivarlo. La riforma degli ammortizzatori sociali, da inserire nella prossima legge di Bilancio, dovrà soddisfare tutti e tre i criteri. Non sarà facile.
Ecco perché la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo (M5S), ha istituito il tavolo tecnico dei professori. Cinque docenti universitari - un economista e quattro giuslavoristi, tre uomini e due donne, aggiunte in extremis - senza "alcun compenso, indennità, rimborso spese o emolumento", come recita il decreto di nomina datato 8 luglio - chiamati a studiare "linee di indirizzo e interventi per una riforma normativa". E a produrre una relazione entro il 31 ottobre, da tradurre poi in articolato per la legge finanziaria.
La prima riunione - in videoconferenza - si è svolta ieri. "Interlocutoria, di presentazione", è il commento prevalente. A presiedere il "tavolo di studio" la stessa ministra, affiancata dalla sottosegretaria pd Francesca Puglisi. Primo impegno, anche per stemperare le polemiche subito sollevate da Cgil, Cisl e Uil: il tavolo sentirà le parti sociali, la prossima settimana.
In agenda: fare il punto sul meccanismo inceppato e farraginoso esistente, capire cosa è andato storto durante l'emergenza Covid con i gravi ritardi nell'erogazione della cassa integrazione da parte di Inps e immaginare il futuro.
"La pandemia ha mostrato limiti e fragilità del sistema attuale", ha iniziato la ministra. "Dobbiamo superare la frammentarietà e andare verso un sistema universale che non escluda nessuno. I tempi per una riforma sono stretti, ma abbiamo un progetto ambizioso che punta a trasformare gli ammortizzatori da politica passiva in politica attiva".
È la teoria del "doppio binario". Da una parte il ruolo storico degli ammortizzatori sociali: salvare il reddito del lavoratore di aziende in crisi temporanea, costrette a sospendere parte della produzione per ristrutturarsi o riconvertirsi.
Dall'altro, il nuovo compito: Cig come strumento di accompagnamento e sostegno nella transizione di un lavoratore da un posto a un altro, evitando così lunghi periodi di disoccupazione coperti dalla Naspi. Un mix che molti studiosi guardano con sospetto, ritenendo Naspi e assegno di ricollocazione strumenti più adeguati da abbinare alle politiche attive.
A patto però di avere un sistema di centri per l'impiego funzionante, in grado di indirizzare i disoccupati in percorsi personalizzati di formazione. Sistema al momento inesistente, tra politiche regionali in ritardo e Anpal - l'Agenzia nazionale delle politiche attive - di fatto ferma.
La scossa arriverà dai cinque professori? "Abbiamo bisogno di un sistema di ammortizzatori più equo e snello che superi la frammentazione attuale", riflette Vito Pinto, docente di diritto del lavoro a Bari e un passato di esperienza sul campo delle grandi crisi industriali pugliesi, nelle task force regionali.
Impegno a fianco di un altro membro della commissione Catalfo, Marco Barbieri, docente di diritto del lavoro a Foggia, ex assessore nella giunta Vendola, dirigente di Sinistra italiana-Leu, consigliere Cgil e pure dell'allora ministro del Lavoro Luigi Di Maio ai tempi del decreto Dignità nel 2018, seppur deluso dal risultato giudicato "modesto", critico del Jobs Act.
Ora farà un pezzo di strada con Dario Guarascio, classe 1983, ricercatore di Economia alla Sapienza di Roma. Simonetta Renga, giuslavorista dell'università di Ferrara. tesi di laurea sul "potere dispositivo sindacale e diritti del lavoratore nel sistema di cassa integrazione guadagni", relatore Pasquale Sandulli. E infine Mariella Magnani, ordinaria di diritto del lavoro all'università di Pavia e docente alla Luiss, diversi studi sulla Cig in deroga.
"Il punto forte del nostro sistema di ammortizzatori è la sua esistenza, non scontata in Europa, come stabilizzatore economico e sociale", ragiona Magnani. "Aiuta a mantenere la manodopera e il potere d'acquisto dei lavoratori, se mantenuto in un arco temporale contenuto senza degenerare in assistenzialismo. Il punto debole è di lasciare settori scoperti, proprio perché pensato storicamente per il lavoro dipendente della grande impresa e dell'industria. Il commercio è stato inserito in un secondo momento e solo per alcune dimensioni". Un nervo scoperto, esploso con il Covid.
Ecco perché la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo (M5S), ha istituito il tavolo tecnico dei professori. Cinque docenti universitari - un economista e quattro giuslavoristi, tre uomini e due donne, aggiunte in extremis - senza "alcun compenso, indennità, rimborso spese o emolumento", come recita il decreto di nomina datato 8 luglio - chiamati a studiare "linee di indirizzo e interventi per una riforma normativa". E a produrre una relazione entro il 31 ottobre, da tradurre poi in articolato per la legge finanziaria.
La prima riunione - in videoconferenza - si è svolta ieri. "Interlocutoria, di presentazione", è il commento prevalente. A presiedere il "tavolo di studio" la stessa ministra, affiancata dalla sottosegretaria pd Francesca Puglisi. Primo impegno, anche per stemperare le polemiche subito sollevate da Cgil, Cisl e Uil: il tavolo sentirà le parti sociali, la prossima settimana.
In agenda: fare il punto sul meccanismo inceppato e farraginoso esistente, capire cosa è andato storto durante l'emergenza Covid con i gravi ritardi nell'erogazione della cassa integrazione da parte di Inps e immaginare il futuro.
"La pandemia ha mostrato limiti e fragilità del sistema attuale", ha iniziato la ministra. "Dobbiamo superare la frammentarietà e andare verso un sistema universale che non escluda nessuno. I tempi per una riforma sono stretti, ma abbiamo un progetto ambizioso che punta a trasformare gli ammortizzatori da politica passiva in politica attiva".
È la teoria del "doppio binario". Da una parte il ruolo storico degli ammortizzatori sociali: salvare il reddito del lavoratore di aziende in crisi temporanea, costrette a sospendere parte della produzione per ristrutturarsi o riconvertirsi.
Dall'altro, il nuovo compito: Cig come strumento di accompagnamento e sostegno nella transizione di un lavoratore da un posto a un altro, evitando così lunghi periodi di disoccupazione coperti dalla Naspi. Un mix che molti studiosi guardano con sospetto, ritenendo Naspi e assegno di ricollocazione strumenti più adeguati da abbinare alle politiche attive.
A patto però di avere un sistema di centri per l'impiego funzionante, in grado di indirizzare i disoccupati in percorsi personalizzati di formazione. Sistema al momento inesistente, tra politiche regionali in ritardo e Anpal - l'Agenzia nazionale delle politiche attive - di fatto ferma.
La scossa arriverà dai cinque professori? "Abbiamo bisogno di un sistema di ammortizzatori più equo e snello che superi la frammentazione attuale", riflette Vito Pinto, docente di diritto del lavoro a Bari e un passato di esperienza sul campo delle grandi crisi industriali pugliesi, nelle task force regionali.
Impegno a fianco di un altro membro della commissione Catalfo, Marco Barbieri, docente di diritto del lavoro a Foggia, ex assessore nella giunta Vendola, dirigente di Sinistra italiana-Leu, consigliere Cgil e pure dell'allora ministro del Lavoro Luigi Di Maio ai tempi del decreto Dignità nel 2018, seppur deluso dal risultato giudicato "modesto", critico del Jobs Act.
Ora farà un pezzo di strada con Dario Guarascio, classe 1983, ricercatore di Economia alla Sapienza di Roma. Simonetta Renga, giuslavorista dell'università di Ferrara. tesi di laurea sul "potere dispositivo sindacale e diritti del lavoratore nel sistema di cassa integrazione guadagni", relatore Pasquale Sandulli. E infine Mariella Magnani, ordinaria di diritto del lavoro all'università di Pavia e docente alla Luiss, diversi studi sulla Cig in deroga.
"Il punto forte del nostro sistema di ammortizzatori è la sua esistenza, non scontata in Europa, come stabilizzatore economico e sociale", ragiona Magnani. "Aiuta a mantenere la manodopera e il potere d'acquisto dei lavoratori, se mantenuto in un arco temporale contenuto senza degenerare in assistenzialismo. Il punto debole è di lasciare settori scoperti, proprio perché pensato storicamente per il lavoro dipendente della grande impresa e dell'industria. Il commercio è stato inserito in un secondo momento e solo per alcune dimensioni". Un nervo scoperto, esploso con il Covid.