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Frugali contro Mediterranei: gli schieramenti al tavolo europeo sul Recovery Fund

(ansa)
Da una parte Olanda, Austria, Danimarca e Svezia, dall'altra Italia, Francia, Spagna e Portogallo: così si divide lo scacchiere europeo nella trattativa sugli aiuti
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MILANO - Cinque anni fa, nel pieno del confronto infuocato sul salvataggio della Grecia, in campo c'erano quasi le stesse squadre, divise in campo tra "falchi" e "colombe". Oggi, sulla trattativa che dovrebbe sbloccare il Recovery Fund, il terreno di gioco europeo resta diviso in due, ma con rimescolamenti generali degli schieramenti. A fare da ago della bilancia, ora come nel 2015, è la Germania. Decisiva cinque anni fa nell'imporre ad Atene condizioni molto dure per restare all'interno dell'Unione, e oggi su posizioni più "solidali" nei confronti dei Paesi europei più in difficoltà.

Da una parte, come noto da diverse settimane, c'è il cosiddetto nucleo dei Paesi "frugali" composto da Olanda, Austria, Svezia e Danimarca. A fare da capofila c'è il Paese guidato da Mark Rutte, primo ministro olandese da quasi dieci anni e membro del Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia, forza politica di ispirazione liberale che in Europa siede tra i banchi dell'Alde. Al suo fianco si posiziona stabile l'Austria, con il premier di centro destra, il popolare Sebastian Kurz, che è stato costretto a più miti posizioni dal proprio alleato di governo, i Verdi, entrati in maggioranza a gennaio di quest'anno. Di segno opposto è invece l'esecutivo svedese, altro Paese che sostiene la linea dura sul piano europeo di aiuti, retto invece da una maggioranza di centro-sinistra, con partito socialdemocratico e Verdi. Guarda decisamente a sinistra anche il governo di Mette Frederiksen, primo ministro danese, altro Paese in prima linea tra i frugali. In seconda linea ma con posizioni più vicine a quelle dei frugali c'è infine il cosiddetto blocco di Visegrad, composto da Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia. Tutti Paesi governati da maggioranze su posizioni conservatrici.

Sulla sponda opposta dello schieramento è l'Italia a fare da portabandiera e primo sostenitore della proposta così come formulata dalla Commissione europea. Al proprio fianco il nostro Paese vede soprattutto Francia e Spagna, vale a dire gli stati in Europa maggiormente colpiti dall'emergenza Covid, con l'aggiunta del Portogallo, meno penalizzato rispetto agli altri dall'emergenza sanitaria ma schierato comunque su posizioni vicine alla causa italiana. Alla Francia si deve poi l'input politico iniziale più forte per la nascita del Recovery Fund, con la proposta messa a punto con la Germania e di fatto assorbita poi dalla Commissione europea.