Cetti Galante e la sfida della seconda opportunità: "Così aiutiamo i lavoratori a ricollocarsi"
Patrizia Capua , di PATRIZIA CAPUADonne Impresa. Milanese, dal 2011 è amministratrice delegata di Intoo, società leader nei servizi di outplacement. Nel 2019 ha aiutato oltre 2000 persone a trovare un nuovo impiego, con una forte incidenza di over 40. L'80% ha trovato lavoro entro sei mesi
Dalla fabbrica che chiude al manager che vuol essere aiutato a trovare una migliore espressione di sé. Nel mare della disoccupazione crescente a causa degli effetti della pandemia, lei è quella che lancia il salvagente. Si prende cura di chi vuole ritrovare lavoro o cerca di cambiarlo, studia le sue attitudini e potenzialità e l’aiuta a ricollocarsi. Un servizio attivato dalle aziende stesse che diventa oggi della massima importanza.
Cetti Galante ha fatto del ricollocamento, outplacement come lo chiamano gli anglosassoni, una professione e una sfida. Lo fa al vertice di Intoo, nel ruolo di amministratrice delegata, compagnia attiva in Italia e in Uk, con oltre 100 consulenti, 14 sedi e 9 milioni di fatturato nel 2019 nel nostro Paese. Supporta con servizi specifici le persone disoccupate, è esperta nel focalizzare le skills chiave del ruolo di ciascuno, attua percorsi di sviluppo delle competenze e delle capacità con l’obiettivo di trov…
Cetti Galante ha fatto del ricollocamento, outplacement come lo chiamano gli anglosassoni, una professione e una sfida. Lo fa al vertice di Intoo, nel ruolo di amministratrice delegata, compagnia attiva in Italia e in Uk, con oltre 100 consulenti, 14 sedi e 9 milioni di fatturato nel 2019 nel nostro Paese. Supporta con servizi specifici le persone disoccupate, è esperta nel focalizzare le skills chiave del ruolo di ciascuno, attua percorsi di sviluppo delle competenze e delle capacità con l’obiettivo di trov…
Dalla fabbrica che chiude al manager che vuol essere aiutato a trovare una migliore espressione di sé. Nel mare della disoccupazione crescente a causa degli effetti della pandemia, lei è quella che lancia il salvagente. Si prende cura di chi vuole ritrovare lavoro o cerca di cambiarlo, studia le sue attitudini e potenzialità e l’aiuta a ricollocarsi. Un servizio attivato dalle aziende stesse che diventa oggi della massima importanza.
Cetti Galante ha fatto del ricollocamento, outplacement come lo chiamano gli anglosassoni, una professione e una sfida. Lo fa al vertice di Intoo, nel ruolo di amministratrice delegata, compagnia attiva in Italia e in Uk, con oltre 100 consulenti, 14 sedi e 9 milioni di fatturato nel 2019 nel nostro Paese. Supporta con servizi specifici le persone disoccupate, è esperta nel focalizzare le skills chiave del ruolo di ciascuno, attua percorsi di sviluppo delle competenze e delle capacità con l’obiettivo di trovare nuovi sbocchi di lavoro o di crescita professionale.
L’azienda è governata da tre donne più due uomini, i direttori vendite e del marketing strategico; degli uomini anche nella squadra commerciale. Di sangue caldo per l’origine siciliana di suo padre, nata a Milano nel 1963, ha liquidato senza troppa passione in poco più di tre anni la laurea in Giurisprudenza con una tesi in pirateria aerea. Mettendo da parte la vocazione agli studi in medicina manifestata da piccola con interventi chirurgici a cui sottoponeva le sue bambole.
La manager è entrata in Intoo come direttore generale nel 2011, ne ha gestito il rebranding e ben presto è arrivata in cima. La società è leader nei servizi di transizione e sviluppo di carriera e fa parte di Gi Group, guidata dal Ceo Stefano Colli Lanzi, prima multinazionale italiana del lavoro, presente oggi in 29 Paesi tramite presenza diretta. Intoo è tra i partner fondatori, cinque aziende leader in Canada, Uk, Usa, Germania e Brasile, di Career Star Group, una nuova organizzazione globale di società dell’outplacement, presente in 100 paesi del mondo con più di 800 uffici, e Galante la presiede da cinque anni.
Gi Group, che direttamente o con partnership strategiche opera in Europa, Asia, Africa e America, il 30 giugno ha chiuso l'acquisizione del ramo outplacement della società californiana CareerArc, un’azienda già partner di Career Star Group da un anno che offre servizi di career transition e career coaching in modalità digitale a lavoratori di tutti i livelli . L’operazione, definita a ridosso del picco della pandemia, apre a Gi Group le porte del mercato statunitense, segna l’inizio della ripresa e il consolidamento del business, un giro di affari di 2,6 miliardi di euro.
Nel 2019, in programmi di outplacement, Intoo si è occupata di 2.190 persone, suddivise tra 407 dirigenti, 420 quadri e 1.363 tra impiegati e operai, al 40% nella fascia 40-50 anni e per il 39% over 50. Otto persone su dieci si sono reinserite in poco più di sei mesi. “E anche in pieno Covid abbiamo fatto la metà dei nostri ricollocamenti”. Per Cetti Galante è stata l’occasione di dimostrare l’importanza del sostegno all’employability, l’occupabilità. “Proprio in questa fase di crisi abbiamo lavorato per progettare il nostro futuro”.
Prima di Gi Group, la manager ha lavorato per 23 anni in Nielsen, leader globale nell’analisi dei dati commerciali, da junior account a direttore commerciale in Italia e responsabile West Europa. “Ho vinto una borsa di studio in marketing, e con orrore dei miei genitori, mio papà avvocato ci teneva che tentassi il concorso in magistratura, ho scelto questo filone. Mi piaceva essere un ponte tra azienda e consumatori, usare i media per veicolare i messaggi. Allora era tutto agli albori, c’era tanto da inventare, e creatività e nuovi approcci mi avevano incuriosito. Ho fatto sei mesi intermedi come venditrice di impianti di allarmi. Giravo nella nebbia e poiché non ho grande senso dell’orientamento, mi perdevo, in più c’era la timidezza. Sono stata contattata da Nielsen che era veramente il gotha, una grandissima scuola di marketing, si lavorava, affiancati a tutte le aziende, sui messaggi, con i media, per portfolio e prodotti”.
Il papà scompare a 56 anni, lei non ne ha ancora 30. “Mi sono buttata nella professione, a 33 anni ero già dirigente. Per essere di sostegno alla famiglia: un fratello più piccolo, mia madre che non lavorava”. Poi passa al livello internazionale, politiche globali con giganti come Barilla, Procter & Gamble, Coca Cola. “C’era tanta statistica, tanta tecnica, non è un parlare generico, tanta esplorazione, mi piaceva tirar fuori tutto per poi evolvere, ispirare le persone, servire i clienti”. Innamorata di un lavoro che non aveva un’ora uguale all’altra, Galante era lanciatissima in carriera, sempre in giro, sempre in aereo. “Ero anche molto stanca”.
Nel 2000, a 37 anni, sposa un collega di Francoforte conosciuto a Bruxelles, “in una bellissima settimana, durante un business game. Chi l’avrebbe detto: io che volevo mettere distanze tra ufficio e vita privata. Lui ha chiesto il trasferimento in Italia. All’inizio abbiamo cercato i figli. Siamo una coppia saldissima, ci siamo appassionati dei viaggi in Africa, tenda e bagaglio di sette chili, a diretto contatto con le tribù locali”. Una svolta professionale si prospetta a fine 2010. “Avevo 48 anni, età in cui ti interroghi sul senso del tuo impegno nel lavoro. Non avevo tempo di cercare e dal nulla mi è arrivata Gi Group. Non la conoscevo. Hanno fatto una selezione, mi hanno trovato su Linkedin. La funzione risorse umane era una delle poche con cui non avevo mai interagito”.
Un colloquio con l’imprenditore Colli Lanzi, “figura vulcanica, geniale, forza di pensiero, di coraggio, valori personali forti, mi ha affascinato. E quando ho capito bene la mission di Intoo, allora era Dbm Italia e da dieci mesi non aveva il suo vertice, ho pensato che faceva al caso mio. Volevo mettermi alla prova, con la mia forte spinta ideale, passare da un settore in cui sapevo tutto a uno di cui non sapevo niente. Il marketing non ha la valenza umana dell’outplacement. Questo aspetto mi ha convinto. Ho deciso di cambiare”. Manifesta da subito la sua leadership, sfodera la capacità di rimotivare le persone, in qualsiasi momento della carriera ci sia un nodo da sciogliere.
Il primo impiego, le mamme al rientro dalla maternità, gli over 55. “Entriamo in scena nei momenti delicati, io parlo di progetto di vita. È un servizio che si può fare con poca o tantissima coscienza e qualità. Intoo lo interpreta in questo secondo senso. Se non fosse efficace non potrebbe esistere. Sono i numeri che parlano”. Intoo viene chiamata in causa dall’azienda che deve affrontare casi di esuberi. La legge vieta che questa prestazione possa essere acquisita dal singolo. “L’azienda ci affida il lavoratore licenziato e noi lo affianchiamo. Partendo dai suoi sogni, tutti ne hanno uno, lo aiutiamo a realizzarli. Le persone non sanno cercare lavoro. Il passaggio chiave è la consapevolezza delle proprie competenze. Anche quelle accumulate nella vita personale, aggiuntive, come la genitorialità”.
Una materia tutt’altro che facile. Per avere la spinta giusta va lasciata andare l’idea che il lavoro debba essere dipendente e a tempo indeterminato. Fino al punto da voler creare un’impresa. “Pensiamo agli over 50, magari manager, bisogna ipotizzare anche passaggi da free lance: il problema è diminuire i tempi di permanenza fuori dal mercato. In Francia l’outplacement è obbligatorio, il mio collega d’Oltralpe segue 70 mila persone all’anno, con un tasso di rioccupazione del 70 per cento”. Le donne spesso si fanno da parte, si arrendono subito. La grande sfida è aiutarle a costruire. Ognuno per Cetti Galante è un individuo unico, irripetibile e pieno di potenzialità. La leva per ricollocarlo è scoprirle e farle emergere. Ha impostato Intoo perché si raggiunga sempre un risultato.
Abbiamo stimato che per ogni 150 mila persone che potessero usufruire dell’outplacement, lo Stato risparmierebbe un miliardo di euro.“Non molliamo nessuno. Non scremiamo i migliori ma seguiamo chiunque ci affidino, anche i più deboli. È questione di identificarsi con lo scopo. Ci credo profondamente. Parto dal positivo e dal bene che c’è nelle persone. L’Italia purtroppo è un paese di politica passiva, non attiva. Oggi nella crisi portata dal Covid vige il blocco dei licenziamenti con la concessione di alcune settimane di cassa integrazione. E’ una politica che scarica i costi sulle aziende, bisogna invece lavorare sulle politiche attive. Più del 20% dei nostri candidati dirigenti ci chiede di essere supportato per lanciare una propria impresa. In questo caso attiviamo un team specializzato: viene validata l’idea, li si aiuta a districarsi nella burocrazia e a identificare il target a cui proporsi, si lavora sui social.” Per Intoo lavorare in remoto equivale a non occupare posti in bus, non inquinare, “la città deve cogliere questa occasione per migliorarsi”.
Un’estate in Italia. “Lo sento come un dovere. La mia idea è un giro in macchina, fermandosi in strutture locali. Attraverseremo il paese, fino in Sicilia, vicino a Castellammare del Golfo, nella campagna meravigliosa di oleandri e ulivi. Un posto che adoro e dove ritrovo le radici”.
Nello sport Cetti Galante ha fatto un po’ di tutto: tennis, nuoto, equitazione, sci di fondo in Lombardia, ai Piani di Bobbio. La sua passione da undici anni è la subacquea tecnica. Come prepararsi al lavoro che verrà. “Essere attenti a leggere i trend del mercato, parlare con più persone. E tenersi aperti, flessibili, informati, con mentalità il più possibile libera. Approccio digitale non vuol dire essere tutti super tecnici, ma vedere come la tecnologia ci può aiutare e accogliere il cambiamento. Il Covid ci ha insegnato tanto, ognuno di noi ha fatto scoperte importanti: che equilibrio vogliamo avere? Se implica un cambiamento di vita, non bisogna esitare, ma considerarlo fonte di felicità nel realizzare sé stessi. Stimolo le persone a guardarsi dentro. Prepararsi in anticipo, cominciare ad accreditarsi per qualcosa altro. Non restare fermi, e mai adagiarsi su un ammortizzatore sociale: ogni mese passato a casa significa sempre più addormentare le proprie competenze”.
Cetti Galante ha fatto del ricollocamento, outplacement come lo chiamano gli anglosassoni, una professione e una sfida. Lo fa al vertice di Intoo, nel ruolo di amministratrice delegata, compagnia attiva in Italia e in Uk, con oltre 100 consulenti, 14 sedi e 9 milioni di fatturato nel 2019 nel nostro Paese. Supporta con servizi specifici le persone disoccupate, è esperta nel focalizzare le skills chiave del ruolo di ciascuno, attua percorsi di sviluppo delle competenze e delle capacità con l’obiettivo di trovare nuovi sbocchi di lavoro o di crescita professionale.
L’azienda è governata da tre donne più due uomini, i direttori vendite e del marketing strategico; degli uomini anche nella squadra commerciale. Di sangue caldo per l’origine siciliana di suo padre, nata a Milano nel 1963, ha liquidato senza troppa passione in poco più di tre anni la laurea in Giurisprudenza con una tesi in pirateria aerea. Mettendo da parte la vocazione agli studi in medicina manifestata da piccola con interventi chirurgici a cui sottoponeva le sue bambole.
La manager è entrata in Intoo come direttore generale nel 2011, ne ha gestito il rebranding e ben presto è arrivata in cima. La società è leader nei servizi di transizione e sviluppo di carriera e fa parte di Gi Group, guidata dal Ceo Stefano Colli Lanzi, prima multinazionale italiana del lavoro, presente oggi in 29 Paesi tramite presenza diretta. Intoo è tra i partner fondatori, cinque aziende leader in Canada, Uk, Usa, Germania e Brasile, di Career Star Group, una nuova organizzazione globale di società dell’outplacement, presente in 100 paesi del mondo con più di 800 uffici, e Galante la presiede da cinque anni.
Gi Group, che direttamente o con partnership strategiche opera in Europa, Asia, Africa e America, il 30 giugno ha chiuso l'acquisizione del ramo outplacement della società californiana CareerArc, un’azienda già partner di Career Star Group da un anno che offre servizi di career transition e career coaching in modalità digitale a lavoratori di tutti i livelli . L’operazione, definita a ridosso del picco della pandemia, apre a Gi Group le porte del mercato statunitense, segna l’inizio della ripresa e il consolidamento del business, un giro di affari di 2,6 miliardi di euro.
Nel 2019, in programmi di outplacement, Intoo si è occupata di 2.190 persone, suddivise tra 407 dirigenti, 420 quadri e 1.363 tra impiegati e operai, al 40% nella fascia 40-50 anni e per il 39% over 50. Otto persone su dieci si sono reinserite in poco più di sei mesi. “E anche in pieno Covid abbiamo fatto la metà dei nostri ricollocamenti”. Per Cetti Galante è stata l’occasione di dimostrare l’importanza del sostegno all’employability, l’occupabilità. “Proprio in questa fase di crisi abbiamo lavorato per progettare il nostro futuro”.
Prima di Gi Group, la manager ha lavorato per 23 anni in Nielsen, leader globale nell’analisi dei dati commerciali, da junior account a direttore commerciale in Italia e responsabile West Europa. “Ho vinto una borsa di studio in marketing, e con orrore dei miei genitori, mio papà avvocato ci teneva che tentassi il concorso in magistratura, ho scelto questo filone. Mi piaceva essere un ponte tra azienda e consumatori, usare i media per veicolare i messaggi. Allora era tutto agli albori, c’era tanto da inventare, e creatività e nuovi approcci mi avevano incuriosito. Ho fatto sei mesi intermedi come venditrice di impianti di allarmi. Giravo nella nebbia e poiché non ho grande senso dell’orientamento, mi perdevo, in più c’era la timidezza. Sono stata contattata da Nielsen che era veramente il gotha, una grandissima scuola di marketing, si lavorava, affiancati a tutte le aziende, sui messaggi, con i media, per portfolio e prodotti”.
Il papà scompare a 56 anni, lei non ne ha ancora 30. “Mi sono buttata nella professione, a 33 anni ero già dirigente. Per essere di sostegno alla famiglia: un fratello più piccolo, mia madre che non lavorava”. Poi passa al livello internazionale, politiche globali con giganti come Barilla, Procter & Gamble, Coca Cola. “C’era tanta statistica, tanta tecnica, non è un parlare generico, tanta esplorazione, mi piaceva tirar fuori tutto per poi evolvere, ispirare le persone, servire i clienti”. Innamorata di un lavoro che non aveva un’ora uguale all’altra, Galante era lanciatissima in carriera, sempre in giro, sempre in aereo. “Ero anche molto stanca”.
Nel 2000, a 37 anni, sposa un collega di Francoforte conosciuto a Bruxelles, “in una bellissima settimana, durante un business game. Chi l’avrebbe detto: io che volevo mettere distanze tra ufficio e vita privata. Lui ha chiesto il trasferimento in Italia. All’inizio abbiamo cercato i figli. Siamo una coppia saldissima, ci siamo appassionati dei viaggi in Africa, tenda e bagaglio di sette chili, a diretto contatto con le tribù locali”. Una svolta professionale si prospetta a fine 2010. “Avevo 48 anni, età in cui ti interroghi sul senso del tuo impegno nel lavoro. Non avevo tempo di cercare e dal nulla mi è arrivata Gi Group. Non la conoscevo. Hanno fatto una selezione, mi hanno trovato su Linkedin. La funzione risorse umane era una delle poche con cui non avevo mai interagito”.
Un colloquio con l’imprenditore Colli Lanzi, “figura vulcanica, geniale, forza di pensiero, di coraggio, valori personali forti, mi ha affascinato. E quando ho capito bene la mission di Intoo, allora era Dbm Italia e da dieci mesi non aveva il suo vertice, ho pensato che faceva al caso mio. Volevo mettermi alla prova, con la mia forte spinta ideale, passare da un settore in cui sapevo tutto a uno di cui non sapevo niente. Il marketing non ha la valenza umana dell’outplacement. Questo aspetto mi ha convinto. Ho deciso di cambiare”. Manifesta da subito la sua leadership, sfodera la capacità di rimotivare le persone, in qualsiasi momento della carriera ci sia un nodo da sciogliere.
Il primo impiego, le mamme al rientro dalla maternità, gli over 55. “Entriamo in scena nei momenti delicati, io parlo di progetto di vita. È un servizio che si può fare con poca o tantissima coscienza e qualità. Intoo lo interpreta in questo secondo senso. Se non fosse efficace non potrebbe esistere. Sono i numeri che parlano”. Intoo viene chiamata in causa dall’azienda che deve affrontare casi di esuberi. La legge vieta che questa prestazione possa essere acquisita dal singolo. “L’azienda ci affida il lavoratore licenziato e noi lo affianchiamo. Partendo dai suoi sogni, tutti ne hanno uno, lo aiutiamo a realizzarli. Le persone non sanno cercare lavoro. Il passaggio chiave è la consapevolezza delle proprie competenze. Anche quelle accumulate nella vita personale, aggiuntive, come la genitorialità”.
Una materia tutt’altro che facile. Per avere la spinta giusta va lasciata andare l’idea che il lavoro debba essere dipendente e a tempo indeterminato. Fino al punto da voler creare un’impresa. “Pensiamo agli over 50, magari manager, bisogna ipotizzare anche passaggi da free lance: il problema è diminuire i tempi di permanenza fuori dal mercato. In Francia l’outplacement è obbligatorio, il mio collega d’Oltralpe segue 70 mila persone all’anno, con un tasso di rioccupazione del 70 per cento”. Le donne spesso si fanno da parte, si arrendono subito. La grande sfida è aiutarle a costruire. Ognuno per Cetti Galante è un individuo unico, irripetibile e pieno di potenzialità. La leva per ricollocarlo è scoprirle e farle emergere. Ha impostato Intoo perché si raggiunga sempre un risultato.
Abbiamo stimato che per ogni 150 mila persone che potessero usufruire dell’outplacement, lo Stato risparmierebbe un miliardo di euro.“Non molliamo nessuno. Non scremiamo i migliori ma seguiamo chiunque ci affidino, anche i più deboli. È questione di identificarsi con lo scopo. Ci credo profondamente. Parto dal positivo e dal bene che c’è nelle persone. L’Italia purtroppo è un paese di politica passiva, non attiva. Oggi nella crisi portata dal Covid vige il blocco dei licenziamenti con la concessione di alcune settimane di cassa integrazione. E’ una politica che scarica i costi sulle aziende, bisogna invece lavorare sulle politiche attive. Più del 20% dei nostri candidati dirigenti ci chiede di essere supportato per lanciare una propria impresa. In questo caso attiviamo un team specializzato: viene validata l’idea, li si aiuta a districarsi nella burocrazia e a identificare il target a cui proporsi, si lavora sui social.” Per Intoo lavorare in remoto equivale a non occupare posti in bus, non inquinare, “la città deve cogliere questa occasione per migliorarsi”.
Un’estate in Italia. “Lo sento come un dovere. La mia idea è un giro in macchina, fermandosi in strutture locali. Attraverseremo il paese, fino in Sicilia, vicino a Castellammare del Golfo, nella campagna meravigliosa di oleandri e ulivi. Un posto che adoro e dove ritrovo le radici”.
Nello sport Cetti Galante ha fatto un po’ di tutto: tennis, nuoto, equitazione, sci di fondo in Lombardia, ai Piani di Bobbio. La sua passione da undici anni è la subacquea tecnica. Come prepararsi al lavoro che verrà. “Essere attenti a leggere i trend del mercato, parlare con più persone. E tenersi aperti, flessibili, informati, con mentalità il più possibile libera. Approccio digitale non vuol dire essere tutti super tecnici, ma vedere come la tecnologia ci può aiutare e accogliere il cambiamento. Il Covid ci ha insegnato tanto, ognuno di noi ha fatto scoperte importanti: che equilibrio vogliamo avere? Se implica un cambiamento di vita, non bisogna esitare, ma considerarlo fonte di felicità nel realizzare sé stessi. Stimolo le persone a guardarsi dentro. Prepararsi in anticipo, cominciare ad accreditarsi per qualcosa altro. Non restare fermi, e mai adagiarsi su un ammortizzatore sociale: ogni mese passato a casa significa sempre più addormentare le proprie competenze”.