MILANO - Le Borse europee chiudono tutte in calo condizionate dalle nuove tensioni sull'asse Usa-Cina, con Pechino che ha ordinato la chiusura del consolato americano di Chengdu, nel sud-ovest del paese, in risposta alla chiusura decisa da Washington pe il consolato cinese di Houston, in Texas. Tutto il vecchio continente parte così in affanno: Milano si ferma perdendo l'1,85%, Londra perde l'1,41%, Francoforte l'1,97% e Parigi l'1,54%. Sotto pressione i listini asiatici, con Shanghai che segna i ribassi più pesanti. In affanno anche Wall Street: alla chiusura degli scambi in Europa il Dow Jones perde lo 0,51% e il Nasdaq lo 0,69%.
Continua il rafforzamento dell'euro, con la moneta unica che resta sopra quota 1,16 dollari e si posiziona in chiusura a 1,1625, dopo avere raggiunto i massimi da gennaio 2018.
In calo lo spread. Il differenziale si posiziona in chiusura a 144 punti ma mantenendosi comunque a livelli "pre-Covid", con il rendimento del titolo decennale italiano che torna sopra l'1%.
Tra i dati macroeconomici, l'Istat segnala un miglioramento della fiducia per le imprese a luglio a fronte di un calo di quella dei consumatori. Il Centro studi di Confindustria intravede invece una risalita del Pil nel terzo trimestre pur evidenziando ancora forti segnali di debolezza. "Siamo all'inizio del trimestre, il
terzo, che farà registrare una variazione positiva del PIL italiano, dopo il minimo della recessione nel secondo", scrive il Csc nella sua nota di luglio. "I dati sull'andamento a luglio sono pochi, ma una risalita è stata a fatica avviata a maggio-giugno. Tuttavia, è stata parziale e i rischi che si affievolisca sono alti, lasciando l'attività su livelli compressi. Il freno post-lockdown è la domanda che resta bassa".
Tra le materie prime prosegue la corsa dell'oro che arriva a sfondare quota 1900 dollari l'oncia, ai massimi dal 2011. In lieve calo il petrolio. Il Wti cede lo 0,21% a 41,02 dollari l'oncia.
Continua il rafforzamento dell'euro, con la moneta unica che resta sopra quota 1,16 dollari e si posiziona in chiusura a 1,1625, dopo avere raggiunto i massimi da gennaio 2018.
In calo lo spread. Il differenziale si posiziona in chiusura a 144 punti ma mantenendosi comunque a livelli "pre-Covid", con il rendimento del titolo decennale italiano che torna sopra l'1%.
Tra i dati macroeconomici, l'Istat segnala un miglioramento della fiducia per le imprese a luglio a fronte di un calo di quella dei consumatori. Il Centro studi di Confindustria intravede invece una risalita del Pil nel terzo trimestre pur evidenziando ancora forti segnali di debolezza. "Siamo all'inizio del trimestre, il
terzo, che farà registrare una variazione positiva del PIL italiano, dopo il minimo della recessione nel secondo", scrive il Csc nella sua nota di luglio. "I dati sull'andamento a luglio sono pochi, ma una risalita è stata a fatica avviata a maggio-giugno. Tuttavia, è stata parziale e i rischi che si affievolisca sono alti, lasciando l'attività su livelli compressi. Il freno post-lockdown è la domanda che resta bassa".
Tra le materie prime prosegue la corsa dell'oro che arriva a sfondare quota 1900 dollari l'oncia, ai massimi dal 2011. In lieve calo il petrolio. Il Wti cede lo 0,21% a 41,02 dollari l'oncia.