MILANO - "Nel 2020 le esportazioni italiane subiranno una brusca frenata e chiuderanno l'anno in flessione del 12%, a prezzi costanti, per poi crescere del 7,4% nel 2021 e del 5,2% nel 2022".
Sono le previsioni del Rapporto sul commercio estero "L'Italia nell'economia internazionale" dell'Agenzia ICE in collaborazione con Prometeia, Istat, Fondazione Masi, Università Bocconi e Politecnico di Milano. La ripresa degli scambi mondiali nel 2021, per il rapporto, sarà guidata dai paesi emergenti dell'Asia, "Cina in testa".
Previsioni che testimoniano quanto sarà difficile riprendere una via di crescita dei commerci, che pure l'Italia stava solcando con decisione fino a prima della pandemia. "I dati consuntivi confermano che nel 2019 l'export italiano godeva di un ottimo stato di salute: aveva terminato l'anno con una crescita del 2,3% attestandosi a 476 miliardi di euro e mantenuto la quota di mercato sul commercio mondiale stabile al 2,84%", afferma infatti il presidente dell'Agenzia Ice, Carlo Ferro, che parla di un "risultato brillante" alla presentazione del rapporto sul commercio estero.
Per Ferro, si tratta di "un risultato importante perché ottenuto in un periodo turbolento sui mercati mondiali, particolarmente per i Paesi europei, stretti nella disputa commerciale USA-Cina, pressati dai dazi americani su molti beni esportati dall'Europa e confusi nell'incertezza su tempi e termini della Brexit".
Il presidente dell'Agenzia Ice sottolinea che "anche i primi due mesi del 2020 sono stati positivi per l'export: +4,7% tendenziale, nonostante a febbraio fosse già evidente il rallentamento dei flussi con la Cina". Inoltre i dati Istat sul periodo gennaio-maggio 2020, continua Ferro, "vedono l'export in caduta tendenziale del 16%, sintomo evidente della pandemia globale, da una parte. Dall'altra l'andamento congiunturale segna una crescita del 35% da aprile a maggio: primo segno di ripresa delle attività".
Sono le previsioni del Rapporto sul commercio estero "L'Italia nell'economia internazionale" dell'Agenzia ICE in collaborazione con Prometeia, Istat, Fondazione Masi, Università Bocconi e Politecnico di Milano. La ripresa degli scambi mondiali nel 2021, per il rapporto, sarà guidata dai paesi emergenti dell'Asia, "Cina in testa".
Previsioni che testimoniano quanto sarà difficile riprendere una via di crescita dei commerci, che pure l'Italia stava solcando con decisione fino a prima della pandemia. "I dati consuntivi confermano che nel 2019 l'export italiano godeva di un ottimo stato di salute: aveva terminato l'anno con una crescita del 2,3% attestandosi a 476 miliardi di euro e mantenuto la quota di mercato sul commercio mondiale stabile al 2,84%", afferma infatti il presidente dell'Agenzia Ice, Carlo Ferro, che parla di un "risultato brillante" alla presentazione del rapporto sul commercio estero.
Per Ferro, si tratta di "un risultato importante perché ottenuto in un periodo turbolento sui mercati mondiali, particolarmente per i Paesi europei, stretti nella disputa commerciale USA-Cina, pressati dai dazi americani su molti beni esportati dall'Europa e confusi nell'incertezza su tempi e termini della Brexit".
Il presidente dell'Agenzia Ice sottolinea che "anche i primi due mesi del 2020 sono stati positivi per l'export: +4,7% tendenziale, nonostante a febbraio fosse già evidente il rallentamento dei flussi con la Cina". Inoltre i dati Istat sul periodo gennaio-maggio 2020, continua Ferro, "vedono l'export in caduta tendenziale del 16%, sintomo evidente della pandemia globale, da una parte. Dall'altra l'andamento congiunturale segna una crescita del 35% da aprile a maggio: primo segno di ripresa delle attività".