L'allarme del mondo del commercio al governo: "Basta bonus. Ora aiuti a chi ha perso di più"
Flavio Bini , di FLAVIO BINICautela delle associazioni di categoria sull'ipotesi di sconti sugli acquisti con pagamenti digitali: "Meglio contributi selettivi, le risorse sono limitate". Bella (Confcommercio): "Lo smart working impoverisce i centri storici? Un certo tipo di consumo non tornerà più"
Ben vengano sostegni al mondo del commercio, ma non sarà un bonus, l’ennesimo, a risollevare un settore piegato in maniera forse irreparabile dall’emergenza Covid. Non è calda l’accoglienza del mondo degli esercenti all’ultima iniziativa allo studio del governo, il bonus per incentivare gli acquisti nei negozi più colpiti dalla crisi attraverso il rimborso di una piccola quota delle spese sostenute, meglio se attraverso pagamenti digitali. “Prendiamo quello che c’è, ma è bene rendersi conto che a fronte di 1000 miliardi di consumi in un anno, 500 in un semestre, parliamo di cifre irrisorie”, commenta Mariano Bella, direttore dell’ufficio studi di Confcommercio. Un riferimento ai tre miliardi di euro che il governo intende appostare per la misure nel prossimo decreto agosto e che si concentrerebbero sui settori maggiormente in difficoltà: ristorazione, abbigliamento e arredi. “E’ l&rsq…
Ben vengano sostegni al mondo del commercio, ma non sarà un bonus, l’ennesimo, a risollevare un settore piegato in maniera forse irreparabile dall’emergenza Covid. Non è calda l’accoglienza del mondo degli esercenti all’ultima iniziativa allo studio del governo, il bonus per incentivare gli acquisti nei negozi più colpiti dalla crisi attraverso il rimborso di una piccola quota delle spese sostenute, meglio se attraverso pagamenti digitali. “Prendiamo quello che c’è, ma è bene rendersi conto che a fronte di 1000 miliardi di consumi in un anno, 500 in un semestre, parliamo di cifre irrisorie”, commenta Mariano Bella, direttore dell’ufficio studi di Confcommercio. Un riferimento ai tre miliardi di euro che il governo intende appostare per la misure nel prossimo decreto agosto e che si concentrerebbero sui settori maggiormente in difficoltà: ristorazione, abbigliamento e arredi. “E’ l’impianto generale dei bonus che non mi piace”, prosegue Bella. “Se vogliamo aiutare un ristoratore sarebbe meglio rafforzare il trasferimento a fondo perduto in proporzione a documentate perdite, piuttosto che utilizzare la logica strampalata e tortuosa dei bonus”.
Anche perché - rilevano le associazioni - il governo sembra essersi dimenticato che tutte le risorse messe sul piatto arrivano soltanto da nuovo indebitamento. Un conto che prima o poi andrà pagato. "Difficile dire che interventi a sostegno di consumi siano sbagliati, ma abbiamo bisogno di più selettività anche perché stiamo parlando di maggiore debito e quindi di soldi che prima o poi dovremo restituire. Servono misure che facciano strutturalmente ripartire l’economia, non soldi che si bruciano in poche settimane”, osserva Cesare Fumagalli, segretario generale di Confartigianato. “Vogliamo dare uno stimolo ai consumi? Il modo migliore è una riduzione della tassazione. Ma è una riforma che va pensata e per la quale soprattutto servono risorse, che ora però continuiamo a riservare ad altro”.
Il timore è che la misura possa soltanto tamponare una crisi profonda che ha bisogno di interventi ben più radicali. Mauro Bussoni, segretario generale di Confesercenti, snocciola numeri da brivido: “Ho davanti un sondaggio interno svolto tra i nostri iscritti: nel primo semestre osserviamo un calo medio del fatturato del 40% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Giusto favorire la ripresa dei consumi - sottolinea - ma ricordiamoci che ci sono settori che non sono nemmeno riusciti a ripartire”. In sofferenza ci sono soprattutto i centri storici delle grandi città, che accusano il crollo dell’afflusso turistico degli stranieri. “Non in tutta Italia si fa sentire questo problema, ma ci sono situazioni di grande difficoltà. Penso ad esempio a Roma: il centro è un deserto. Alberghi ancora serrati, ristoranti che aprono alle sei e chiudono alle otto perché non c’è nessuno. Per tutte queste imprese bisogna fare qualcosa di più di un semplice intervento sui consumi”, continua Bussoni. “Andiamo a creare delle fiscalità di vantaggio, oppure diamo dei contributi ma facciamolo legandoli all’andamento del fatturato”.
Il ragionamento, quasi unanime, è: basta aiuti a tutti e in maniera indifferenziata, dal momento che le risorse sono e saranno sempre più limitate. “Dobbiamo incominciare a spendere in maniera molto più mirata. Venivamo già da una fase di bassissima crescita e non migliorerà nemmeno dopo il Covid. Ci vorranno molti anni per tornare ai livelli del 2019”, commenta ancora Bella di Confcommercio. Intanto però serve cominciare anche a fare i conti con il fatto che non tutto tornerà come prima. I centri storici storici, vittime prevalenti della flessione del turismo straniero, si spopolano anche per il massiccio ricorso delle aziende allo smart working, a tutto svantaggio di esercizi che per anni hanno vissuto grazie alla clientela “da ufficio". “Capisco perfettamente il ristoratore, il bar o la catena che vive queste difficoltà”, osserva Bella. “Tuttavia immaginare che nel futuro ci dimenticheremo di quello che abbiamo sperimentato nel 2020 è una pura illusione. Un pezzo di un certo tipo di consumo non tornerà indietro: è opportuno attrezzarsi per tempo per soddisfare nuovi tipi di domanda in modo profittevole”.