✕

Bonus Iva, le scuse dei consiglieri regionali: "Li ha chiesti il mio commercialista"

I politici locali coinvolti nello scandalo scaricano la responsabilità sui loro tributaristi. Non tutti gli eletti sono uguali però: sindaci e amministratori dei piccoli centri ricavano dalla loro faticosa attività politica due lire in gettoni di presenza
2 minuti di lettura
In fondo lo sapevamo già, ma l'inchiesta sui furbetti del bonus Covid ce l'ha confermato una volta per tutte: siamo un grande popolo a nostra insaputa. Che si ritrova due rate da 600 euro sul conto corrente, e non sa spiegarselo, com'è accaduto al consigliere regionale piemontese Matteo Gagliasso, fervente leghista. "La richiesta è partita dal commercialista", si è giustificato. "Non ho proprio seguito la cosa, impegnato com'ero nella mia attività da consigliere regionale".
 
Anche il leghista Gianluca Forcolin, vicepresidente del Veneto, tributarista, è caduto dalle nuvole: "La mia socia ha fatto domanda senza che lo sapessi". Ah, queste colleghe di studio caritatevoli, piene di premure, che si occupano dei bonus degli altri, con la sollecitudine con cui noi aiutiamo la vecchietta ad attraversare le strisce pedonali.
 
Prendiamo Ubaldo Bocci, un uomo di centrodestra, il consigliere comun…
In fondo lo sapevamo già, ma l'inchiesta sui furbetti del bonus Covid ce l'ha confermato una volta per tutte: siamo un grande popolo a nostra insaputa. Che si ritrova due rate da 600 euro sul conto corrente, e non sa spiegarselo, com'è accaduto al consigliere regionale piemontese Matteo Gagliasso, fervente leghista. "La richiesta è partita dal commercialista", si è giustificato. "Non ho proprio seguito la cosa, impegnato com'ero nella mia attività da consigliere regionale".
 
Anche il leghista Gianluca Forcolin, vicepresidente del Veneto, tributarista, è caduto dalle nuvole: "La mia socia ha fatto domanda senza che lo sapessi". Ah, queste colleghe di studio caritatevoli, piene di premure, che si occupano dei bonus degli altri, con la sollecitudine con cui noi aiutiamo la vecchietta ad attraversare le strisce pedonali.
 
Prendiamo Ubaldo Bocci, un uomo di centrodestra, il consigliere comunale più ricco di Firenze. Lui il bonus l'ha incassato due volte. Ne aveva bisogno, visto che denuncia un imponibile da 254mila euro? "Alt!", ha messo le mani avanti. "Non mi ricordo com'è andata. Non li avevo chiesti io, ma il mio commercialista. Non mi ricordo nemmeno se mi aveva avvertito".
 
Ed ecco subito trovato il colpevole: il fedele commercialista. Il ragioniere, che all'insaputa di consiglieri regionali da ottomila euro di indennità, avanza domanda senza nemmeno avvertire il cliente. Come sono pieni di iniziative questi tributaristi! Il capogruppo del Carroccio alla Camera, Riccardo Molinari, ieri ha solennemente annunciato di avere ordinato ai propri parlamentari "di dire se abbiano percepito il sussidio, o, se non lo sanno, di verificare col proprio commercialista". "Nessuno si nasconda dietro al commercialista!", gli ha risposto Luigi Di Maio, sospettato di essere il regista occulto della fuga di notizie, scatenata per gettare un'ombra sulla casta e guadagnare così altro terreno nella battaglia per il referendum sul taglio dei parlamentari.
 
E un'estate che ricorda quella del 1995 di Affittopoli, perché nella noia estiva lo scandalo è come il cacio sui maccheroni. Non tutti gli eletti sono uguali, però. Un conto sono i cinque parlamentari da 15mila euro al mese e i vari consiglieri regionali, un conto è gettare la croce a sindaci e consiglieri comunali dei piccoli centri, che dalla loro faticosa attività politica ricavano due lire in gettoni di presenza.
 
Quando Gagliasso, con sommo stupore, si è ritrovato con i sussidi sul conto corrente non ha esitato - giura - a restituirli all'Inps. E Bocci li ha dati in beneficienza: a un'associazione contro la droga, a un orfanotrofio in India e a un ente di assistenza ai poveri. La carità, in Italia, emenda cattolicamente ogni colpa.
 
"Quel contributo serviva all'azienda!" ha infine balbettato Franco Mattiussi, consigliere regionale di Forza Italia, uno che percepisce 7500 euro dall'indennità e che gestisce tre alberghi e un bar, con trentacinque dipendenti. Seicento euro per salvare l'impresa, che fattura due milioni l'anno? "I soldi che guadagno da consigliere sono per la famiglia, l'azienda è un'altra cosa", ha spiegato a Enrico Ferro su Repubblica. E quindi siamo arrivati al cuore del mistero di questa storia senza reato, ma dove trionfa l'eterna furberia nostrana: tengo famiglia.