La Sace tornerà sotto il Mef, pagamento in titoli di Stato
Vittoria Puledda , di VITTORIA PULEDDA
MILANO - Per certi versi è un ritorno al passato; anzi, si potrebbe quasi dire che la vera anomalia per Sace è stata la lunga parentesi in seno alla Cdp (Cassa Depositi e Prestiti), a partire dal novembre 2012. E adesso, anche da un punto di vista normativo, la società è pronta a tornare tra le braccia del Ministero dell’Economia (Mef): l’articolo 67 del Decreto Agosto prevede infatti che Sace, specializzata nell’assicurazione e nelle garanzie finanziarie alle imprese, anche quando vanno all’estero (soprattutto attraverso la Simest), ritorni sotto il controllo del Mef. Non è stata fissata una data, ma le attese sono che il percorso si concluda entro il 2020, dopo un negoziato tra il Mef e la Cdp, di concerto con il ministero degli Esteri.
C’è una data indiretta, anche se non vincolante in questo senso: la preziosa partecipazione potrà essere pagata attraverso titoli di Stato, anche di nuova emissione, fino…
C’è una data indiretta, anche se non vincolante in questo senso: la preziosa partecipazione potrà essere pagata attraverso titoli di Stato, anche di nuova emissione, fino…
MILANO - Per certi versi è un ritorno al passato; anzi, si potrebbe quasi dire che la vera anomalia per Sace è stata la lunga parentesi in seno alla Cdp (Cassa Depositi e Prestiti), a partire dal novembre 2012. E adesso, anche da un punto di vista normativo, la società è pronta a tornare tra le braccia del Ministero dell’Economia (Mef): l’articolo 67 del Decreto Agosto prevede infatti che Sace, specializzata nell’assicurazione e nelle garanzie finanziarie alle imprese, anche quando vanno all’estero (soprattutto attraverso la Simest), ritorni sotto il controllo del Mef. Non è stata fissata una data, ma le attese sono che il percorso si concluda entro il 2020, dopo un negoziato tra il Mef e la Cdp, di concerto con il ministero degli Esteri.
C’è una data indiretta, anche se non vincolante in questo senso: la preziosa partecipazione potrà essere pagata attraverso titoli di Stato, anche di nuova emissione, fino ad un massimo di 4,5 miliardi «per il 2020», attingendo in parte alla dotazione di 44 miliardi prevista per il Patrimonio destinato della Cdp. E c’è ancora un vincolo temporale - fine anno - per determinare quale sarà la cifra reale dell’esborso: il Mef potrà ricorrere ad esperti e consulenti, per un massimo di 75 mila euro. Non poco, per dare un assetto definitivo ad un bene - Sace/Simest - che è già indirettamente del Mef all’83%, tramite Cdp (il 16% fa capo invece alle Fondazioni bancarie).
Per alcuni versi è un percorso alla rovescia, visto che Cdp ha giocato a lungo il ruolo di sponda nel processo di privatizzazione per ridurre il debito pubblico, quando i tempi del mercato non coincidevano con i bisogni della politica di dover dismettere asset rapidamente. È stato il caso proprio della Sace, quando il governo Monti la “privatizzò” insieme a Simest e Fintecna per 10 miliardi. Sei furono destinati all’acquisto di Sace (che nel frattempo ne ha restituiti a Cdp quasi due di soli dividendi straordinari). Ora il passaggio inverso, da Cdp al Mef. Sace è diventata strategica dopo il ruolo di garante dei mega-finanziamenti alle imprese, previsto dal decreto Rilancio. Una mossa che aveva portato la società a rientrare sotto la direzione e il controllo del Mef. Ora è la volta del passaggio proprietario.
Del resto, la partita politica e lo scontro che si è consumato nel tempo intorno a Sace sono noti: da un lato la voglia di indipendenza della società, dall’altra il tentativo di integrarla (a tratti anche con durezza) di Cdp. Lo scontro è deflagrato quando al vertice di Cdp è arrivato Fabrizio Palermo mentre alla Sace comandava Alessandro Decio. Braccio di ferro perso da quest’ultimo nonostante il sostegno del ministro dell’Economia di allora, Giovanni Tria. Dall’altra parte della barricata il Movimento 5Stelle, che anche di recente ha visto battersi con determinazione Luigi Di Maio dalla sua posizione di ministro degli Esteri. Dopo aver ottenuto il passaggio delle competenze sul commercio estero dal ministero dello Sviluppo alla Farnesina, ora Di Maio potrebbe puntare a Simest: questo aspetto della partita non è stato ancora definito, ma non è escluso che non se ne faccia niente e la società resti a Cdp.
La natura operativa della Sace ha non pochi conflitti anche prima di quest’ultima tornata di super-garanzie per il rilancio post pandemia. Basti pensare alle corpose garanzie Sace a Fincantieri, che il Mef si trovava a contro-garantire senza poter avere voce in capitolo, a favore peraltro di un gruppo controllato al 71,32% da Cdp.
C’è una data indiretta, anche se non vincolante in questo senso: la preziosa partecipazione potrà essere pagata attraverso titoli di Stato, anche di nuova emissione, fino ad un massimo di 4,5 miliardi «per il 2020», attingendo in parte alla dotazione di 44 miliardi prevista per il Patrimonio destinato della Cdp. E c’è ancora un vincolo temporale - fine anno - per determinare quale sarà la cifra reale dell’esborso: il Mef potrà ricorrere ad esperti e consulenti, per un massimo di 75 mila euro. Non poco, per dare un assetto definitivo ad un bene - Sace/Simest - che è già indirettamente del Mef all’83%, tramite Cdp (il 16% fa capo invece alle Fondazioni bancarie).
Per alcuni versi è un percorso alla rovescia, visto che Cdp ha giocato a lungo il ruolo di sponda nel processo di privatizzazione per ridurre il debito pubblico, quando i tempi del mercato non coincidevano con i bisogni della politica di dover dismettere asset rapidamente. È stato il caso proprio della Sace, quando il governo Monti la “privatizzò” insieme a Simest e Fintecna per 10 miliardi. Sei furono destinati all’acquisto di Sace (che nel frattempo ne ha restituiti a Cdp quasi due di soli dividendi straordinari). Ora il passaggio inverso, da Cdp al Mef. Sace è diventata strategica dopo il ruolo di garante dei mega-finanziamenti alle imprese, previsto dal decreto Rilancio. Una mossa che aveva portato la società a rientrare sotto la direzione e il controllo del Mef. Ora è la volta del passaggio proprietario.
Del resto, la partita politica e lo scontro che si è consumato nel tempo intorno a Sace sono noti: da un lato la voglia di indipendenza della società, dall’altra il tentativo di integrarla (a tratti anche con durezza) di Cdp. Lo scontro è deflagrato quando al vertice di Cdp è arrivato Fabrizio Palermo mentre alla Sace comandava Alessandro Decio. Braccio di ferro perso da quest’ultimo nonostante il sostegno del ministro dell’Economia di allora, Giovanni Tria. Dall’altra parte della barricata il Movimento 5Stelle, che anche di recente ha visto battersi con determinazione Luigi Di Maio dalla sua posizione di ministro degli Esteri. Dopo aver ottenuto il passaggio delle competenze sul commercio estero dal ministero dello Sviluppo alla Farnesina, ora Di Maio potrebbe puntare a Simest: questo aspetto della partita non è stato ancora definito, ma non è escluso che non se ne faccia niente e la società resti a Cdp.
La natura operativa della Sace ha non pochi conflitti anche prima di quest’ultima tornata di super-garanzie per il rilancio post pandemia. Basti pensare alle corpose garanzie Sace a Fincantieri, che il Mef si trovava a contro-garantire senza poter avere voce in capitolo, a favore peraltro di un gruppo controllato al 71,32% da Cdp.