✕

Tim, il mercato scommette sulla rete unica. I nodi aperti: controllo della società, autorizzazioni Antitrust e valorizzazione

(ansa)
Il via libera del governo a FiberCop viene letto come un primo passo importante per mettere insieme le infrastrutture dell'ex monopolista e di Open Fiber. Ma una simile società dovrebbe superare ancora molte prove. L'esperto: "Rischio rallentamenti nel recupero sul digitale che il Paese sta vivendo". sindacati contro lo spezzatino
5 minuti di lettura
MILANO - La prima reazione dei mercati finanziari sembra inequivocabile: le azioni della Tim, l'ex monopolista della rete Tlc, in vetta al Ftse Mib di Piazza Affari (segui in diretta), a fronte di un listino debole, dicono che - tra gli addetti ai lavori - gli ultimi sviluppi sulla materia depongono a favore di una soluzione all'ormai annoso problema dello sviluppo della banda ultra-larga in Italia.
 

Il via libera a Tim e Kkr come primo passo per la società unica

Come ricostruisce Repubblica, il punto che segnala una possibile svolta è l'apertura del governo all'operazione che coinvolge Tim, il fondo americano Kkr e Fastweb. L'esecutivo aveva invitato Tim a prendersi un mese di tempo per varare l'operazione FiberCop e sembra che sia stato sfruttato per ragionare costruttivamente in termini più ampi di rete unica. Il cda del prossimo 31 agosto dovrebbe fare il primo passo: lanciare FiberCop, la società che accoglierà la r…
MILANO - La prima reazione dei mercati finanziari sembra inequivocabile: le azioni della Tim, l'ex monopolista della rete Tlc, in vetta al Ftse Mib di Piazza Affari (segui in diretta), a fronte di un listino debole, dicono che - tra gli addetti ai lavori - gli ultimi sviluppi sulla materia depongono a favore di una soluzione all'ormai annoso problema dello sviluppo della banda ultra-larga in Italia.
 

Il via libera a Tim e Kkr come primo passo per la società unica

Come ricostruisce Repubblica, il punto che segnala una possibile svolta è l'apertura del governo all'operazione che coinvolge Tim, il fondo americano Kkr e Fastweb. L'esecutivo aveva invitato Tim a prendersi un mese di tempo per varare l'operazione FiberCop e sembra che sia stato sfruttato per ragionare costruttivamente in termini più ampi di rete unica. Il cda del prossimo 31 agosto dovrebbe fare il primo passo: lanciare FiberCop, la società che accoglierà la rete secondaria (dagli armadietti alle case, in rame e fibra) di Tim. Quest'ultima sarà in maggioranza, Kkr entrerà con 1,8 miliardi e della partita sarà anche Fastweb. Ma tutti leggono questo solo come il primo passo. Dovrebbe intanto maturare anche una lettera d'intenti tra Gubitosi (ad di Tim), il Mef e la Cdp di Palermo per definire le mosse successive e un incontro tra Gubitosi e Palermo sul punto si sarebbe già tenuto nella giornata di martedì. Il secondo passaggio sarebbe l'apertura della società anche alla Cassa depositi e prestiti - che dovrebbe conferire il suo 50% di Open Fiber - e quindi (terzo passaggio) il conferimento della rete principale in fibra di Tim, che dai nodi centrali raggiunge gli armadi sulle strade.
 

La questione del controllo, della governance e delle valutazioni

"Non è detto che il via libera a Tim-Kkr apra a un solo scenario possibile - ragiona Antonio Capone, docente di Telecomunicazioni al Politecnico di Milano  - C'è un dibattito aperto su proprietà e governance dell'eventuale società della rete unica: allo stato attuale, il prosieguo di una concorrenza infrastrutturale tra Open FIber e Tim non è del tutto tramontato". La domanda è sempre quella: chi comanderà una volta che tutte le infrastrutture saranno sotto lo stesso cappello?

Gli analisti finanziari confidano nello scatto definitivo. Già nella loro nota di martedì mattina - quando il Tesoro di Roberto Gualtieri aveva manifestato la sua posizione di pontiere per far presente l'importanza di arrivare a una società unica terza e indipendente, senza concentrarsi troppo sul problema dell'assegnazione delle quote azionarie al suo interno - gli esperti di Equita leggevano l'uscita del Mef come l'offerta di "una strada percorribile e di ragionevole compromesso per trovare un'intesa sulla rete unica". In sintesi, secondo la sim milanese l'intesa sarebbe possibile intorno alla proposta di Gualtieri di difendere "un forte ruolo pubblico, non escludendo il controllo almeno iniziale da parte di Tim nella società della rete, ma con forti garanzie sulla governance".

Restano, anche a detta della Sim, molte tessere da sistemare. A cominciare dal potenziale ingresso di Cdp in FiberCop, che "pure sarebbe stato proposto da Tim" ma "appare improbabile, e in effetti a nostro avviso complicherebbe invece di semplificare le trattative per una successiva operazione tra FiberCop e Open Fiber". D'altra parte, la partita del riassetto societario si gioca anche sul fronte di Open Fiber, con l'Enel che potrebbe cedere il suo 50% a Macquarie - il fondo che sta ultimando il vaglio dei documenti sulla società compartecipata al 50% dall'azienda elettrica e dalla Cassa - per una valutazione complessiva indicata nell'ordine dei 7 miliardi. "L'avvio di un processo formale di cessione da parte di Enel della quota in Open Fiber rappresenterebbe a nostro avviso un nuovo passo verso l'accordo sulla rete unica", annotavano ancora da Equita: "Ci aspetteremmo che Tim e Kkr possano infatti presentare una contro-offerta a Enel per la partecipazione".

Per capire come pesi e contropesi di governance siano difficili da bilanciare, Capone rivolge lo sguardo all'estero e in particolare al Regno Unito, dove la rete di BT è stata separata funzionalmente in Open Reach. Modello al quale ha guardato lo stesso Gubitosi, intervistato da Repubblica, lasciando intendere la possibilità di superarlo con maggiori concessioni di governo alle mionoranze. "L'esperienza ci dice che fin quando la proprietà della rete non è separata - spiega il docente - gli operatori alternativi all'incumbent denunciano un accesso non paritario all'infrastruttura, che il proprietario della rete riesce a metter in atto con operazioni commerciali censurate". Non a caso, anche nel Regno Unito il dibattito su Open Reach si è più volte acceso negli anni. "Dare garanzie alle minoranze e agli altri operatori solo attraverso accorgimenti di governance, per quel che abbiamo visto nel Regno Unito, comporta forti rischi", aggiunge Capone. Che inserisce un altra questione da sbrogliare: "Nei bilanci di Telecom, la valorizzazione della rete secondaria pesa ancora molto: una nuova società della rete, di cui non avesse il controllo, potrebbe delineare strategie di sviluppo infrastrutturale che potranno influire sulla 'vecchia' rete in rame, svalutandola in fretta. Sono aspetti fondamentali per l'ex monopolista che dovranno essere messi nero su bianco in un eventuale accordo".
 

Lo sviluppo e i paletti della concorrenza

Sullo sfondo, resta un'altra questione: all'Italia in ritardo con la digitalizzazione farà bene una rete unica? Capone riconosce che dopo i bandi Infratel e lo sbarco sul mercato di Open Fiber, l'Italia "si è data uno scossone iniziando a colmare il gap in digitalizzazione con gli altri Paesi. Quel che preoccupa è che, ora, un di per sé giusto dibattito sull'opportunità di unire le forze per migliorare l'infrastruttura determini rallentamenti in una partita che è diventata molto politica". Proprio quando il Covid ha mostrato la necessità di digitalizzare il Paese, "le eventuali tensioni non devono frenare l'accelerazione alla quale abbiamo assistito".

Anche perché di problematiche da sistemare ce ne sono molte. "A fronte del progresso infrastrutturale, resta il problema di stimolare la domanda: le attivazioni effettive di connessioni ultra veloci sono al 20-22% degli allacci", spiega ancora l'esperto.

Due questioni ulteriori aleggiano su questa intricata partita. In primo luogo, l'auspicio è che la nascente società della rete e i suoi piani "siano studiati a tavolino in modo da intercettare le risorse che arriveranno con il Recovery fund". In secondo luogo, ci sarebbero le autorizzazioni in sede di Antitrust - sia italiana che europea - da incassare. Il tema della governance sarà dirimente, per gli addetti ai lavori, nell'ottenere l'approvazione delle Authority. "Non possiamo anticipare giudizi - conclude Capone - e sono certo che chi lavora sul dossier sta studiando questi aspetti. Ma sembra un percorso a ostacoli il controllo di Tim di una società del genere, piuttosto che con Cdp in sella. Anche in questo caso, quando arrivassero analisi delle Autorità e richieste di correttivi, il rischio è una paralisi di mesi che non ci possiamo permettere".

Tornando alle valutazioni degli analisti, l'ultimo report di Equita - di questa mattina - sintetizza i molti nodi da sciogliere: "Il progetto presenta ancora molti ostacoli, di natura politica (non tutte le forze politiche sono allineate su questo percorso), regolatoria, di governance e valutativa, ma ci sembra avere trovato una chiara linea e una forte accelerazione. I benefici da questo progetto per Tim sarebbero vari: ridurre il fabbisogno di investimenti per l'upgrade di rete grazie alle sinergie attivabili; ridurre il rischio competitivo portato da Open Fiber; cogliere possibili vantaggi regolatori (in riferimento ai modelli di remunerazione per l'accesso alla rete, ndr) e di accesso alle risorse del Recovery Fund; far emergere il valore dell'asset regolato; ridurre il leverage in caso di deconsolidamento dell'asset (possibile in caso di governance condivisa). I rischi sarebbero principalmente legati al rischio competitivo per effetto della perdita di controllo sull'asset e alla valutazione di Open Fiber".
 

I sindacati chiedono un tavolo per evitare spezzatino ed esuberi

Sulla partita si accende intanto anche l'attenzione dei sindacati delle tlc - Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil - che chiedono al premier Giuseppe Conte un tavolo di confronto. "Le scelte che state compiendo in queste ore avranno dei risvolti sul progresso del Paese ma anche sulla tenuta occupazionale di un comparto strategico che, soprattutto in una fase economica quale quella che stiamo attraversando, potrebbe invece candidarsi ad essere volano di sviluppo ed occupazione" scrivono in una lettera congiunta. "Siamo quindi certi che Ella vorrà favorire in tempi rapidissimi un tavolo di confronto con le scriventi organizzazioni sindacali". A quel tavolo, le organizzazioni dei lavoratori si presenteranno con la posizione di chi chiede un soggetto forte "capace di sostenere ingenti e costanti investimenti nello sviluppo" della rete unica "non solo come cavo di connessione ma come sistema intelligente ed evoluto". Un identikit al quale risponde, per le sigle, Tim.