Economia

Dal "sei in muto, non ti sento" ai rumori della strada: i cinque tormentoni dello smart working

"Sei in muto non ti sentiamo", citofoni che squillano e costringono ad alzarsi, collegamenti che non vanno e colleghi che suggeriscono: "Togli il video forse prende meglio". Il lamento classico: "Non parlate tutti insieme non si capisce niente". InfoJobs ha individuato i cinque tormentoni del lavoratore agile

3 minuti di lettura
ROMA - Vantaggi, svantaggi e anche tormentoni. E sì perché i lavoratori in smart working sono ancora tanti e forse sono destinati a crescere. E' sul computer che va il lavoro, dicono gli esperti alcuni convinti, altri meno. Il dubbio atroce è dove finiscono i diritti, compreso quello alla pausa caffè, utile almeno per conoscersi. Ed ecco allora che con il lavoro da remoto sono nati tormentoni che, come le canzoni estive, si ripetono. E non importa se lo smart worker è nella sua residenza abituale, sulle rive del mare o nel suo rifugio in montagna. E' seguito passo passo dal suo capo che da lontano a volte lo tormenta, anche. La presenza non è scandita dal timbro del cartellino né dal foglio delle presenze. Se sei al lavoro lo dice il video o il cellulare, oltre naturalmente a quello che porti a casa come "prodotto". Però se non sei presente virtualmente è un po' come se non ci fossi.

La conta dei tormentoni, quelli più frequenti, l'ha fatta InfoJobs, prima piattaforma italiana nella ricerca del lavoro on-line. Ecco la riunione, l'ha voluta il capo. Tutti davanti al computer. Una voce parla, ma nessuno sente. E il tormentone che vince su tutti è: "Sei in muto!". Capita al capo come ai sottoposti. Il pulsante voce non viene toccato (55,4%). E questo la dice lunga sulle capacità digitali di chi è stato costretto dall'oggi al domani a rimanere a casa in smart working.

Il tema della casa, poi. O meglio: una volta era casa, ora è metà casa metà ufficio. Ma i rumori di sottofondo non sono quelli dell'ufficio, sono quelli della vita quotidiana. E non li sentono tutti, li senti solo tu. Il più comune è lo scampanellio del citofono. "Scusate, mi suona il citofono" è l'esperienza più comune (45,9%), che costringe ad alzarsi. In terza posizione ci sono i rumori che arrivano da fuori (vicini che tagliano l'erba, feste di compleanno, lavori stradali o simili). E allora devi alzarti per chiudere la finestra. Rumori che praticamente annullano l'audio, solo il vostro naturalmente (30,6%).

Tutti presenti? No Tizio non riesce a collegarsi. E il consiglio più frequente al povero Tizio, che è presente, ma virtualmente assente, è questo: "prova a togliere il video che magari prende meglio" (30,5%). All'ultimo posto dei tormentoni del lavoro agile c'è il parlarsi sopra. Accade anche in presenza sia chiaro, ma sul video è più fastidioso. Sono voci, non presenze. Le puoi riconoscere, non individuare. "Non si capisce nulla, parliamo uno alla volta" è un letit motiv che ha disturbato una riunione o call che dir si voglia ogni tre. Call e video call che sono ormai un'abitudine quotidiana del lavoratore agile: la metà degli intervistati (52%) trascorre al telefono meno di un'ora, l'altra metà vi dedica tra una e tre ore al giorno (34,8%), con picchi di quattro ore e più (13,2%). Si spera, con l'auricolare.

Ma come ci si prepara a una call? Un aspetto curato non è importante (19,4%), meglio semmai è essere preparati per l'agenda del giorno (22,4%). Nelle call però si ride anche: dei figli che urlano o litigano, dei familiari che occupano il video con mise improbabili (41,1%), dei rumori di casa (tramestio di piatti, acqua del bagno, cani che abbaiano, ma anche lo sfrigolio del soffritto). E se un collega non accende la telecamera? Nessuno si offende, al massimo penseranno tutti che sia spettinato o in pigiama (45%), che non abbia l'abito adatto (37%) o che non voglia far sapere che sta facendo altro (33,3%) in una sorta di multi-tasking da remoto. 
 
Il capo vi guarda. Che siano al telefono, via mail o via chat, le richieste dei capi trovano sempre il modo di arrivare. Cosa chiedono? Ben il 53,6% dichiara che i superiori vogliono fissare una video-chiamata di aggiornamento periodica del team, magari per monitorare i progressi di un'attività e valutare insieme opportunità e criticità. Poi c'è il "last minute", richieste di report/preventivi o proposte che hanno deadline stringenti e che arrivano all'ultimo momento. I capi rimangono tali anche in smart, coordinano e controllano, chiedono email di aggiornamento su progetti speciali (18%), ma anche sulle attività giornaliere con una mail di riepilogo (13,7%). E tra colleghi? Ci si divide i compiti per rispettare le deadline stabilite e spesso si organizza un pre-meeting per concordare la versione da raccontare. Al capo naturalmente. Chiuso il computer, spento il telefono si chiude l'ufficio virtuale. E solo il 2,5% organizza caffè o aperitivi in video. Per quello, almeno in Italia, ci vuole il bar.