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Embraco-Wanbao, un polo industriale per salvare 700 posti

Governo e Invitalia disegnano l’asse tra le due fabbriche di elettrodomestici. In prospettiva anche un partner privato
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ROMA - Segnali di politica industriale. Una volta tanto il governo sembra muoversi con un’idea di sistema, e non con improbabili panecee, per risolvere due delle crisi aziendali simbolo del declino manifatturiero italiano: Embraco e Wanbao. Il piano è quello di creare un polo nazionale nella produzione di compressori per frigoriferi, basato appunto sulle fabbriche storiche del settore: lo stabilimento Embraco di Riva di Chieri, Torino, (ex proprietà del gruppo Whirlpool) e la Wanbao di Mel, provincia di Belluno, l’impianto costruito per riscattare il territorio dalla tragedia del Vajont e condotto per decenni dalla Zanussi. Si tratta di due aziende che occupano complessivamente un migliaio di lavoratori (407 la prima, ancora sostenuti dagli ammortizzatori sociali, oltre 300 la seconda) e che hanno danzato a lungo sul baratro, tra salvataggi promessi e mai realizzati, fallimenti e commissariamenti vari.

Pivot dell’operazione è Invitalia, la socie…
ROMA - Segnali di politica industriale. Una volta tanto il governo sembra muoversi con un’idea di sistema, e non con improbabili panecee, per risolvere due delle crisi aziendali simbolo del declino manifatturiero italiano: Embraco e Wanbao. Il piano è quello di creare un polo nazionale nella produzione di compressori per frigoriferi, basato appunto sulle fabbriche storiche del settore: lo stabilimento Embraco di Riva di Chieri, Torino, (ex proprietà del gruppo Whirlpool) e la Wanbao di Mel, provincia di Belluno, l’impianto costruito per riscattare il territorio dalla tragedia del Vajont e condotto per decenni dalla Zanussi. Si tratta di due aziende che occupano complessivamente un migliaio di lavoratori (407 la prima, ancora sostenuti dagli ammortizzatori sociali, oltre 300 la seconda) e che hanno danzato a lungo sul baratro, tra salvataggi promessi e mai realizzati, fallimenti e commissariamenti vari.

Pivot dell’operazione è Invitalia, la società di promozione industriale controllata dal ministero dell’Economia (già alle prese con altre crisi centrali nel sistema produttivo, come l’Ilva di Taranto, la Whirlpool di Napoli o la Blutec di Termini Imerese), che una volta avviata l’operazione si impegnerà a cercare un partner industriale privato al quale lasciare il testimone. Socio che non sarà comunque la Whirlpool, disponibile al momento solo a confermare i circa 10 milioni di fondi residui della dote iniziale (gli altri 10 sono stati “bruciati” dalla Ventures, l’azienda subentrata alla multinazionale americana e poi fallita, con annessa indagine giudiziaria, senza aver mantenuto l’impegno a rilanciare l’Embraco) e eventualmente a garantire commesse al nuovo polo industriale.

Altro protagonista dell’operazione (insieme alla sottosegretaria allo Sviluppo Economico, Alessandra Todde) è Maurizio Castro, commissario della Wanbao subentrato ad Anna De Pasquale, scelta a sorpresa dal ministro Stefano Patuanelli poi tornato precipitosamente sui suoi passi dopo la reazione di lavoratori e istituzioni locali. Castro, infatti, era stato commissario della Wanbao (con risultati unanimemente considerati efficaci) prima della gestione della proprietà semi-pubblica cinese che a inizio 2020 ha abbandonato la fabbrica bellunese nonostante l’andamento positivo degli ordini. Castro ha riallacciato da subito i contatti con i clienti storici dell’azienda (Bosch ed Electrolux in primis) presentando poi un piano industriale che prevede il passaggio dagli attuali 1,7 milioni di pezzi all’anno a 1,9 nel 2021, e sopratutto 40/50 assunzioni a regime (una ventina già fatte).

Il progetto è creare un asse (inizialmente a conduzione pubblica) tra le due fabbriche che da sempre producono in Italia compressori per frigoriferi, puntando anche al mercato di alta gamma con un motore a velocità variabile in corso di perfezionamento a Mel. Lo spazio sul mercato per un polo produttivo Embraco-Wanbao si sarebbe ulteriormente aperto per gli effetti del lockdown, visto che l’attuale concentramento in Cina di buona parte della produzione mondiale dei compressori non è più così conveniente per i grandi committenti. Soprattutto europei. E magari anche tra questi ultimi potrebbe spuntare il nuovo soggetto industriale cercato da Invitalia e Castro.