Borsa, parte al rialzo l'asta europea per la conquista di Piazza Affari
Vittoria Puledda , di VITTORIA PULEDDASecondo alcune indiscrezioni non confermate, l'offerta più alta è quella della svizzera Six, ma in questa fase le offerte non sono vincolanti. In gara anche Cdp alleata di Euronext e Deutsche Borse. Ragioni economiche e strategiche
ROMA - La corsa a tre per Borsa italiana è appena partita: dopo la presentazione delle offerte non vincolanti da parte di Euronext (in tandem con Cdp e Intesa) Deutsche Borse e Six, ora l'appuntamento è per il 16 ottobre, quando dovranno essere presentate le offerte vincolanti. La competizione è molto agguerrita e l'interesse dei partecipanti è particolarmente alto. Basti pensare che ieri Euronext è arrivata a perdere fino al 4% in Borsa sull'onda di voci, non confermate, secondo cui la svizzera Six avrebbe presentato l'offerta più alta.
Le prospettive. Le voci, riportate da Reuters, non hanno trovato conferma ufficiale ma parlano di offerte che oscillano tra i 3,5 e i 4 miliardi di euro. Di sicuro sarà un'asta al rialzo, in cui il venditore si rifarà abbondantemente degli 1,7 miliardi che aveva pagato nel 2007, quando aveva comperato Piazza Affari e le sue preziose controllate, a partire da Mts (il circuito …
Le prospettive. Le voci, riportate da Reuters, non hanno trovato conferma ufficiale ma parlano di offerte che oscillano tra i 3,5 e i 4 miliardi di euro. Di sicuro sarà un'asta al rialzo, in cui il venditore si rifarà abbondantemente degli 1,7 miliardi che aveva pagato nel 2007, quando aveva comperato Piazza Affari e le sue preziose controllate, a partire da Mts (il circuito …
ROMA - La corsa a tre per Borsa italiana è appena partita: dopo la presentazione delle offerte non vincolanti da parte di Euronext (in tandem con Cdp e Intesa) Deutsche Borse e Six, ora l'appuntamento è per il 16 ottobre, quando dovranno essere presentate le offerte vincolanti. La competizione è molto agguerrita e l'interesse dei partecipanti è particolarmente alto. Basti pensare che ieri Euronext è arrivata a perdere fino al 4% in Borsa sull'onda di voci, non confermate, secondo cui la svizzera Six avrebbe presentato l'offerta più alta.
Le prospettive. Le voci, riportate da Reuters, non hanno trovato conferma ufficiale ma parlano di offerte che oscillano tra i 3,5 e i 4 miliardi di euro. Di sicuro sarà un'asta al rialzo, in cui il venditore si rifarà abbondantemente degli 1,7 miliardi che aveva pagato nel 2007, quando aveva comperato Piazza Affari e le sue preziose controllate, a partire da Mts (il circuito in cui vengono scambiati all'ingrosso i titoli di Stato) Montetitoli e Cassa compensazione e garanzia. Non faranno invece l'affare le banche italiane, che all'epoca avevano ottenuto una quota vicino al 20% di Lse - complessivamente - ma poi nel tempo avevano progressivamente ceduto le partecipazioni.
Le ragioni economiche. Del resto, le ragioni di tanto interesse sono piuttosto intuitive: Borsa italiana macina profitti a go-go ed è relativamente piccola. Tradotto, ha tutte le potenzialità per far fare begli utili a chi la prenda e la valorizzi, facendola crescere. Un percorso che, soprattutto pensando allo sviluppo dimensionale, non può essere ipotizzato per listini più blasonati ma anche più maturi. Basti pensare che Palazzo Mezzanotte nel 2019 ha registrato un giro d'affari pari a 180 milioni e un Ebitda (un margine operativo lordo) di 85 milioni. Il che significa - semplificando un po' - che la differenza tra quanto incassa e quanto gli resta in cassa, prima di pagare tasse, interessi e ammortizzazioni, è intorno al 47%. Un livello stellare; elemento comune del resto a buona parte dei listini.
Quello che però fa da amplificatore è che Borsa italiana è piccola: vale grosso modo un terzo del Prodotto interno lordo, Cenerentola in Europa. Il "Buffett indicator" (perché è molto seguito dal finanziere americano per capire se un mercato azionario è sopravvalutato o meno in un dato momento) in Italia è sempre stato la metà e anche meno delle altre Borse, perché il nostro listino è tradizionalmente asfittico rispetto alle potenzialità. Ma pur senza ricordare le mille potenziali Ipo (di cui si parla inutilmente da anni) the potrebbero arrivare a Piazza Affari, di sicuro le potenzialità di crescita sono molto alte. Per cui l'acquirente di Palazzo Mezzanotte può ragionevolmente scommettere su una buona crescita di dimensioni (e degli utili).
E le ragioni strategiche. Accanto alle motivazioni economiche però la Borsa ha motivi di attrazione anche di altro ordine. Un mercato finanziario è qualcosa di più di una piattaforma efficiente di scambi (che pure deve esserci) perché pur essendo un'infrastruttura ha un impatto importante sui meccanismi di quotazione, sulla propensione delle società di andare in Borsa e sullo sviluppo di un mercato finanziario; in definitiva, di un approccio alternativo e complementare all'indebitamento bancario. In una parola, una Borsa efficiente dà il suo contributo importante allo sviluppo di un mercato finanziario dinamico e all'economia di un paese. Controllarne i meccanismi, condividerne gli obiettivi e sviluppare le migliori pratiche è una buona garanzia di crescita.
E se questo è vero sempre, in un mercato finanziario non ancora pienamente evoluto come quello italiano è ancora più vero. Non a caso il governo italiano ha ampiato i poteri del golden power sulla Borsa e ha affidato il diritto di veto alla Consob: un contesto legislativo che rende difficile pensare ad un'offerta non in sintonia con le autorità politiche. Non a caso le varie cordate - in particolare Euronext e Six - si stanno muovendo con una certa sollecitudine per convincere gli interlocutori governativi della bontà del loro progetto.
Le prospettive. Le voci, riportate da Reuters, non hanno trovato conferma ufficiale ma parlano di offerte che oscillano tra i 3,5 e i 4 miliardi di euro. Di sicuro sarà un'asta al rialzo, in cui il venditore si rifarà abbondantemente degli 1,7 miliardi che aveva pagato nel 2007, quando aveva comperato Piazza Affari e le sue preziose controllate, a partire da Mts (il circuito in cui vengono scambiati all'ingrosso i titoli di Stato) Montetitoli e Cassa compensazione e garanzia. Non faranno invece l'affare le banche italiane, che all'epoca avevano ottenuto una quota vicino al 20% di Lse - complessivamente - ma poi nel tempo avevano progressivamente ceduto le partecipazioni.
Le ragioni economiche. Del resto, le ragioni di tanto interesse sono piuttosto intuitive: Borsa italiana macina profitti a go-go ed è relativamente piccola. Tradotto, ha tutte le potenzialità per far fare begli utili a chi la prenda e la valorizzi, facendola crescere. Un percorso che, soprattutto pensando allo sviluppo dimensionale, non può essere ipotizzato per listini più blasonati ma anche più maturi. Basti pensare che Palazzo Mezzanotte nel 2019 ha registrato un giro d'affari pari a 180 milioni e un Ebitda (un margine operativo lordo) di 85 milioni. Il che significa - semplificando un po' - che la differenza tra quanto incassa e quanto gli resta in cassa, prima di pagare tasse, interessi e ammortizzazioni, è intorno al 47%. Un livello stellare; elemento comune del resto a buona parte dei listini.
Quello che però fa da amplificatore è che Borsa italiana è piccola: vale grosso modo un terzo del Prodotto interno lordo, Cenerentola in Europa. Il "Buffett indicator" (perché è molto seguito dal finanziere americano per capire se un mercato azionario è sopravvalutato o meno in un dato momento) in Italia è sempre stato la metà e anche meno delle altre Borse, perché il nostro listino è tradizionalmente asfittico rispetto alle potenzialità. Ma pur senza ricordare le mille potenziali Ipo (di cui si parla inutilmente da anni) the potrebbero arrivare a Piazza Affari, di sicuro le potenzialità di crescita sono molto alte. Per cui l'acquirente di Palazzo Mezzanotte può ragionevolmente scommettere su una buona crescita di dimensioni (e degli utili).
E le ragioni strategiche. Accanto alle motivazioni economiche però la Borsa ha motivi di attrazione anche di altro ordine. Un mercato finanziario è qualcosa di più di una piattaforma efficiente di scambi (che pure deve esserci) perché pur essendo un'infrastruttura ha un impatto importante sui meccanismi di quotazione, sulla propensione delle società di andare in Borsa e sullo sviluppo di un mercato finanziario; in definitiva, di un approccio alternativo e complementare all'indebitamento bancario. In una parola, una Borsa efficiente dà il suo contributo importante allo sviluppo di un mercato finanziario dinamico e all'economia di un paese. Controllarne i meccanismi, condividerne gli obiettivi e sviluppare le migliori pratiche è una buona garanzia di crescita.
E se questo è vero sempre, in un mercato finanziario non ancora pienamente evoluto come quello italiano è ancora più vero. Non a caso il governo italiano ha ampiato i poteri del golden power sulla Borsa e ha affidato il diritto di veto alla Consob: un contesto legislativo che rende difficile pensare ad un'offerta non in sintonia con le autorità politiche. Non a caso le varie cordate - in particolare Euronext e Six - si stanno muovendo con una certa sollecitudine per convincere gli interlocutori governativi della bontà del loro progetto.