Fisco, come funziona il modello tedesco a cui si ispira il governo
Flavio Bini
(ansa)
Maxi aliquota variabile per impedire i "salti" tra scaglioni di reddito e un calcatore rapido per conoscere l'importo delle proprie imposte
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MILANO - Dai gradini alla rampa. Così il governo si prepara a trasformare il fisco italiano in quella che dovrebbe diventare una delle principali riforme di ampio respiro messe in campo dal governo giallo-rosso. E a fare da irspirazione, come anticipato già in estate dal ministro dell'economia Roberto Gualtieri, potrebbe essere il modello tedesco.
L'elemento di distinzione principale riguarda la natura delle aliquote, cioè la percentuale di imposizione prevista sui redditi dichiarati. Anche il sistema tedesco prevede delle aliquote a seconda degli scaglioni di reddito e fissa una no tax area a 9000 euro, non lontano dai livelli italiani (poco più di 8000 euro). Sopra questa soglia e fino a 54.949 euro si prevede però un'unica maxi aliquota variabile al crescere del reddito che in Germania varia dal 14% al 42%. Cosa significa? Che il valore dell'aliquota (e quindi le tasse da pagare) salirebbe proporzionalmente all'aumentare dei redditi, livellando così possibili disparità tra chi, guadagnando pochi euro sotto la soglia di uno scaglione, si troverebbe a pagare molto meno di chi si dovesse trovare appena oltre quella soglia.
L'idea del governo è quella di prendere in prestito da Berlino l'idea della maxi aliquota. Per conoscere l'importo da pagare basterebbe inserire il proprio reddito in un calcolatore virtuale che, una volta definita la categoria di appartenenza e le relative deduzioni e detrazioni spettanti, comunicherebbe velocemente la cifra da pagare.
Per mutuare l'idea tedesca al modello italiano, e alle aliquote che i cittadini già pagano, andrebbero comunque apportate delle correzioni. Oggi infatti in Germania dai 54.950 euro ai 260.532 euro è prevista una aliquota al 42 per cento mentre oltre questa soglia l'aliquota sale al 45 per cento. Il modello in salsa italiana, come illustrato in un paper uscito ad aprile sulla rivista "Politica economica" del Mulino citato da Repubblica, manterrebbe una sola maxi aliquota anche per i redditi più alti, fissando però un tetto massimo al 43%, l'aliquota massima attualmente prevista.