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Francesca Re David, leader della Fiom-Cgil 

Metalmeccanici, trattativa sul contratto verso la rottura

Bonomi (Confindustria): “Aumenti salariali impensabili”, Re David (Fiom): “La pace sociale non è a costo zero”
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ROMA - L’appuntamento è per mercoledì prossimo a Roma, ma probabilmente sarà un “incontrarsi e dirsi addio”. La trattativa per il rinnovo del contratto di 1,5 milioni di operai metalmeccanici è a un passo dalla rottura. E sarebbe il segnale più eclatante dell’autunno caldo che si profila per l’intero mondo del lavoro, con oltre 13 milioni di persone (10 nel solo settore privato) con il contratto scaduto e ancora in ginocchio per gli effetti economico-sociali del Covid.

Il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, ieri ha detto senza giri di parole che non è aria di aumenti in busta paga, e non a caso lo ha fatto davanti alla platea delle imprese metalmeccaniche dell’Ucimu: «Impensabile rinnovare i contratti di lavoro chiedendo da parte dei sindacati aumenti sul salario minimo. Siamo in recessione, ci sono aziende che hanno perso il 70%». Nessun accenno, ovviamente, al fatto che dentro la Confin…
ROMA - L’appuntamento è per mercoledì prossimo a Roma, ma probabilmente sarà un “incontrarsi e dirsi addio”. La trattativa per il rinnovo del contratto di 1,5 milioni di operai metalmeccanici è a un passo dalla rottura. E sarebbe il segnale più eclatante dell’autunno caldo che si profila per l’intero mondo del lavoro, con oltre 13 milioni di persone (10 nel solo settore privato) con il contratto scaduto e ancora in ginocchio per gli effetti economico-sociali del Covid.

Il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, ieri ha detto senza giri di parole che non è aria di aumenti in busta paga, e non a caso lo ha fatto davanti alla platea delle imprese metalmeccaniche dell’Ucimu: «Impensabile rinnovare i contratti di lavoro chiedendo da parte dei sindacati aumenti sul salario minimo. Siamo in recessione, ci sono aziende che hanno perso il 70%». Nessun accenno, ovviamente, al fatto che dentro la Confindustria non la pensano tutti così, visto che ad esempio le maggiori aziende dell’alimentare hanno firmato i rinnovi con i sindacati, spaccando di fatto il fronte imprenditoriale. E con la stessa Federmeccanica che ha fin qui mandato avanti l’interlocuzione con Fim, Fiom e Uilm nonostante il colpo di freno auspicato da Bonomi. Sta di fatto che se mercoledì, nella nuova tornata di incontri sui metalmeccanici, passerà la linea del “niente aumenti”, la rottura sarà inevitabile.

«Se Federmeccanica si presenta al tavolo con la pregiudiziale che soldi non ce ne sono - dice Francesca Re David, leader della Fiom - insieme agli altri sindacati dovremo necessariamente decidere cosa fare di concreto per fargli cambiare idea. Gli industriali non possono chiedere la pace sociale a costo zero. Nonostante il Covid, ci sono imprese che fanno straordinari a tavoletta e quelle che non lavorano hanno la cassa integrazione. Senza contare che anche su altri punti, come la formazione e la contrattazione aziendale, la distanza con Federmeccanica è molto ampia».
La piattaforma unitaria di Fim, Fiom e Uilm chiede un aumento salariale dell’8%, pari a 146 euro per i lavoratori inquadrati nel quinto livello (il segmento con il tasso di addensamento più alto, dunque il più rappresentativo della categoria).

Bonomi ha anche detto che «dove c’è normale dialettica noi i contratti li rinnoviamo; se si vuole fare i furbi, fare un forzatura e non rispettare le regole, questo non lo accettiamo. Peraltro - ha aggiunto - si può puntare sulla previdenza complementare, sulla produttività, l’assistenza, le pensioni, la formazione». Insomma, un clima da scontro con anche Fim e Uilm già in trincea: «Il contratto va rinnovato ora, siamo già in ritardo di 9 mesi - dice Roberto Benaglia, leader della Fim -. Il Covid non sia un alibi per dire: ripassate quando ci sarà il vaccino». «Imprescindibile aumentare i salari» per Rocco Palombella che guida la Uilm.