MILANO - La decisione del Tribunale di Milano di condannare Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, ex vertici del Monte dei Paschi di Siena, arriva al termine di un iter processuale che aveva visto la procura di Milano, oltre che le difese, chiederne l'assoluzione.
La vicenda riguarda l'esperienza dei banchieri ai vertici della banca dal 2012 al 2015. Il fascicolo, che coinvolge anche Paolo Salvadori, ex presidente del collegio sindacale di Mps, era stato inizialmente aperto a Siena, poi trasmesso a Milano.
Le accuse erano di falso in bilancio e aggiotaggio in relazione ai derivati Alexandria e Santorini (che erano stati sottoscritti da Mps con Deutsche Bank e Nomura dalla precedente gestione, quando presidente dell'istituto era Giuseppe Mussari) e alla loro contabilizzazione a saldi aperti nei bilanci di Mps per gli anni 2012, 2013 e 2014 e per il primo semestre del 2015.
La difesa ha sempre sostenuto che "nessuna informazione fuorviante è mai stata data al mercato". Nella sua ultima arringa, il professore Francesco Mucciarelli, legale di Profumo e Viola, si è associato alla richiesta della Procura e ha escluso la possibilità che al mercato siano state trasmesse informazioni fuorvianti a partire dal restatement del 2013 con il quale il nuovo vertice della banca senese fece emergere le supposte perdite occulte sottostanti alla ristrutturazione delle operazioni Alexandria e Santorini.
La condanna arriva dopo che i pm titolari del fascicolo, Giordano Baggio, Stefano Civardi e Mauro Clerici, al termine delle indagini, avevano fatto richiesta di archiviazione per le 11 persone indagate nell'inchiesta, indicando tra le motivazioni "l'estrema difficoltà" a ravvisare il dolo. Alcuni piccoli azionisti della banca senese si erano opposti alla richiesta per le posizioni di Viola e Profumo e il Gip, Livio Cristofano, ha deciso nell'aprile del 2017 di disporre l'imputazione coatta per Viola, Profumo e Salvadori, accogliendo invece la richiesta di archiviazione per gli altri indagati. La procura di Milano ha quindi dovuto procedere con la richiesta di rinvio a giudizio che ha portato al processo.
Al termine del dibattimento, tuttavia, i magistrati hanno confermato la loro impostazione e hanno chiesto l'assoluzione "perché il fatto non sussiste" per il reato di aggiotaggio contestato a Profumo e Viola e per quello di false comunicazioni sociali contestato a tutti gli imputati per il bilancio 2012 e per la prima semestrale del 2015 e l'assoluzione "perché il fatto non è previsto dalla legge come reato" per la contestazione di false comunicazioni sociali in merito ai bilanci 2013 e 2014. Il pm Civardi, durante la sua requisitoria del 16 giugno scorso, prima di ribadire la richiesta di assoluzione, aveva spiegato che la contabilizzazione dei derivati, pur "non corretta", "di certo non era diretta a ingannare soci e mercati". Come visto oggi, il tribunale non ha accolto la loro ricostruzione e ha condannato, come invece richiesto dalle parti civili, gli indagati.
Il filone processuale dei derivati si intreccia con quello della classificazione dei crediti deteriorati. Complessivamente, prima della richiesta di assoluzione, la pubblica accusa si era vista respingere cinque richieste di archiviazione sulle passate contabilizzazioni del Monte dei Paschi per quel che riguardava derivati di credito e crediti deteriorati.
Per quel che riguarda la classificazione dei crediti deteriorati, ad esempio, il 25 luglio del 2019, il Gip Guido Salvini ha chiesto ai tre pm Baggio, Clerici e Civardi un supplemento di indagini "di mesi nove", ritrasmettendo il fascicolo ai magistrati milanesi. Il rigetto della richiesta di archiviazione ha evidenziato in quell'occasione come l'accusa si fosse basata su una memoria redatta dai consulenti Lara Castelli e Roberto Tasca, per cui il nuovo management (Profumo e Viola, insediatisi dal 2012) "avrebbe fatto fronte a una revisione profonda delle direzioni crediti e delle relative procedure interne", idonee a presentare all'esterno in modo corretto il rischio di credito. Ma questa perizia secondo il Gip non era "determinante", anche perché basata su ricostruzioni del management dell'epoca. Acquisendo altri elaasborati, il giudice ha chiesto ai pm una nuova verifica della valutazione dei crediti deteriorati del Monte in quel triennio, e l'impatto economico di una loro diversa e più tempestiva svalutazione. Gli stessi tre inquirenti, nel 2016, 2017 e 2018 avevano chiesto di archiviare simili accuse per Profumo e Viola sul filone contiguo della contabilizzazione dei derivati Mps, arrivate come visto alla condanna.
La vicenda riguarda l'esperienza dei banchieri ai vertici della banca dal 2012 al 2015. Il fascicolo, che coinvolge anche Paolo Salvadori, ex presidente del collegio sindacale di Mps, era stato inizialmente aperto a Siena, poi trasmesso a Milano.
Le accuse erano di falso in bilancio e aggiotaggio in relazione ai derivati Alexandria e Santorini (che erano stati sottoscritti da Mps con Deutsche Bank e Nomura dalla precedente gestione, quando presidente dell'istituto era Giuseppe Mussari) e alla loro contabilizzazione a saldi aperti nei bilanci di Mps per gli anni 2012, 2013 e 2014 e per il primo semestre del 2015.
La difesa ha sempre sostenuto che "nessuna informazione fuorviante è mai stata data al mercato". Nella sua ultima arringa, il professore Francesco Mucciarelli, legale di Profumo e Viola, si è associato alla richiesta della Procura e ha escluso la possibilità che al mercato siano state trasmesse informazioni fuorvianti a partire dal restatement del 2013 con il quale il nuovo vertice della banca senese fece emergere le supposte perdite occulte sottostanti alla ristrutturazione delle operazioni Alexandria e Santorini.
La condanna arriva dopo che i pm titolari del fascicolo, Giordano Baggio, Stefano Civardi e Mauro Clerici, al termine delle indagini, avevano fatto richiesta di archiviazione per le 11 persone indagate nell'inchiesta, indicando tra le motivazioni "l'estrema difficoltà" a ravvisare il dolo. Alcuni piccoli azionisti della banca senese si erano opposti alla richiesta per le posizioni di Viola e Profumo e il Gip, Livio Cristofano, ha deciso nell'aprile del 2017 di disporre l'imputazione coatta per Viola, Profumo e Salvadori, accogliendo invece la richiesta di archiviazione per gli altri indagati. La procura di Milano ha quindi dovuto procedere con la richiesta di rinvio a giudizio che ha portato al processo.
Al termine del dibattimento, tuttavia, i magistrati hanno confermato la loro impostazione e hanno chiesto l'assoluzione "perché il fatto non sussiste" per il reato di aggiotaggio contestato a Profumo e Viola e per quello di false comunicazioni sociali contestato a tutti gli imputati per il bilancio 2012 e per la prima semestrale del 2015 e l'assoluzione "perché il fatto non è previsto dalla legge come reato" per la contestazione di false comunicazioni sociali in merito ai bilanci 2013 e 2014. Il pm Civardi, durante la sua requisitoria del 16 giugno scorso, prima di ribadire la richiesta di assoluzione, aveva spiegato che la contabilizzazione dei derivati, pur "non corretta", "di certo non era diretta a ingannare soci e mercati". Come visto oggi, il tribunale non ha accolto la loro ricostruzione e ha condannato, come invece richiesto dalle parti civili, gli indagati.
Il filone processuale dei derivati si intreccia con quello della classificazione dei crediti deteriorati. Complessivamente, prima della richiesta di assoluzione, la pubblica accusa si era vista respingere cinque richieste di archiviazione sulle passate contabilizzazioni del Monte dei Paschi per quel che riguardava derivati di credito e crediti deteriorati.
Per quel che riguarda la classificazione dei crediti deteriorati, ad esempio, il 25 luglio del 2019, il Gip Guido Salvini ha chiesto ai tre pm Baggio, Clerici e Civardi un supplemento di indagini "di mesi nove", ritrasmettendo il fascicolo ai magistrati milanesi. Il rigetto della richiesta di archiviazione ha evidenziato in quell'occasione come l'accusa si fosse basata su una memoria redatta dai consulenti Lara Castelli e Roberto Tasca, per cui il nuovo management (Profumo e Viola, insediatisi dal 2012) "avrebbe fatto fronte a una revisione profonda delle direzioni crediti e delle relative procedure interne", idonee a presentare all'esterno in modo corretto il rischio di credito. Ma questa perizia secondo il Gip non era "determinante", anche perché basata su ricostruzioni del management dell'epoca. Acquisendo altri elaasborati, il giudice ha chiesto ai pm una nuova verifica della valutazione dei crediti deteriorati del Monte in quel triennio, e l'impatto economico di una loro diversa e più tempestiva svalutazione. Gli stessi tre inquirenti, nel 2016, 2017 e 2018 avevano chiesto di archiviare simili accuse per Profumo e Viola sul filone contiguo della contabilizzazione dei derivati Mps, arrivate come visto alla condanna.