Economia

Rifare l'Italia con l'aiuto delle fondazioni bancarie

Messina: “Le Fondazioni sono uno dei tre pilastri, con Intesa Sanpaolo e la Cdp, dell’economia reale e sociale in Italia: è da qui che si fonda uno sviluppo sostenibile”. Guzzetti chiede “un ruolo politico per sedersi al tavolo con le istituzioni”, intanto la Fondazione Cariplo avvia la distribuzione di 500 dispositivi digitali ai bambini poveri
2 minuti di lettura
MILANO – Perché l’Italia non torni in ginocchio, anzi per ristrutturare il Paese con argini più alti alla seconda ondata del Covid e nuove capacità per ripartire, è necessario rinsaldare le mille comunità nazionali, collaborando in modo più “alto” e funzionale tra Stato, mercato delle imprese e il Terzo settore dei corpi intermedi. Tra questi, hanno un ruolo portante le 88 Fondazioni ex bancarie, che non solo gestiscono patrimoni per 40 miliardi di euro e ne donano un miliardo l’anno ai rispettivi territori, ma investono più di tutti nell’economia reale italiana (circa il 50% degli attivi) e portano avanti un’agenda snella di interventi ad alto tasso di progettualità, sperimentazione sociale e sostenibilità.

Ne hanno parlato alcuni protagonisti a Milano, alla presentazione del libro “Fondazioni 3.0 – Da banchieri a motori di un nuovo sviluppo”, scritto per Bompiani dal giornalista di Repubblica Andrea Greco e da Umberto Tombari, ordinario di diritto commerciale a Firenze. “Se è vero che, come ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, le Fondazioni sono ‘ancore della democrazia’, allora in questa fase di deriva, dovuta anche alla crisi del Terzo settore senza il quale ogni democrazia è in pericolo, abbiamo un’occasione favorevole per battere questa deriva – ha detto Giuseppe Guzzetti, già presidente della Fondazione Cariplo e dell’Acri -. L’occasione è giocare al più alto livello il ruolo politico delle Fondazioni: con gli interventi nel sociale, con la creazione di una classe dirigente, con la regia di grandi progetti di impatto com’è stata l’edilizia sociale e tanti altri”. L’importante, per il decano del movimento, è “sedersi al tavolo con chi amministra le istituzioni e fa le politiche, guardarli negli occhi da pari a pari”: a riguardo, Guzzetti si è rammaricato che le Fondazioni non partecipino direttamente ai progetti finanziati dal Recovery Fund, e che “nei 209 miliardi di quei fondi non è citata la parola volontariato”. Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo dal 2013, si è definito “un diretto testimone del modo di operare delle Fondazioni”, avendone una manciata come azioniste con circa il 20% del capitale della maggior banca italiana: “Non avrei potuto trasformare Intesa Sanpaolo da leader in Italia a un leader europeo senza il sostegno delle Fondazioni bancarie, che sono a mio avviso uno dei tre snodi veri dell’economia reale e sociale in Italia, insieme alla stessa Intesa Sanpaolo e alla Cassa depositi e prestiti”. Per il banchiere romano “è su questi tre pilastri che si può fondare uno sviluppo sostenibile, che tenga insieme l’orgoglio di essere italiani e una visione del bene del Paese”.

Sulle ricadute della situazione attuale si sono imperniati gli interventi dei responsabili operativi delle Fondazioni presenti. Giovanni Fosti, presidente della Cariplo, ha detto: “Le Fondazioni sono sempre state, e più devono essere oggi, promotrici di comunità, anche perché uno degli effetti del lockdown è stato cambiare la scansione tra tempi privati e tempi di lavoro delle persone”. Una delle grandi preoccupazioni di Cariplo, a riguardo, è l’esclusione sociale derivante dal mancato accesso ai canali digitali da parte dei più poveri. Per questo l’ente lombardo sta avviando un progetto pilota per distribuire 500 dispositivi elettronici ai bambini milanesi svantaggiati. Anche le donne, che nei mesi del blocco si sono spesso trovate a lavorare da casa dovendosi occupare dei figli senza scuola, sono tra i soggetti a rischio oggi. Ne ha parlato Giusella Finocchiaro, presidente della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, e tra le poche donne ai vertici degli 88 enti associati all’Acri: “Il ruolo delle Fondazioni oggi non cambia, ma accelera verso quello di enti del Terzo settore. Come soggetti che capaci di sperimentazione e progetti pilota sul territorio, ad esempio, oggi hanno le antenne puntate per capire come preservare al meglio il ruolo femminile nella società, tra lavoro e casa”, ha detto. Perché la pandemia non è uguale per tutti.