Tsunami Covid, Distretti in rosso per 344 miliardi
Valentina ConteNei poli industriali a rischio 2 milioni di posti. Il Cerved: trasporti e turismo al tappeto, bene alimentari e farmaci
ROMA - Lo tsunami del Covid travolgerà l'economia italiana. Nel biennio 2020-2021 le imprese perderanno tra 509 e 671 miliardi di fatturato: la prima cifra più contenuta solo se non ci saranno nuove restrizioni severe, come il lockdown. Oltre 3,5 milioni di lavoratori sono a rischio, perché addetti nei settori più esposti. Tra 200 e 230 mila aziende sono a un passo dalla crisi di liquidità: per scongiurarla servirebbero tra 70 e 100 miliardi.
Uno spaccato drammatico che travolge tanto le città metropolitane - Milano, Torino e Roma da sole cumulano due terzi delle perdite totali in entrambi gli scenari, soft e hard - che l'Italia dei distretti. L'impatto sulle 93 città medie - in base allo studio condotto da Cerved per l'Anci, anticipato a Repubblica, 730 mila imprese e 1.600 settori produttivi monitorati - pesa quasi per metà del dato nazionale.
Senza una seconda ondata Covid, le perdite di fatturato sul 2019 ne…
Uno spaccato drammatico che travolge tanto le città metropolitane - Milano, Torino e Roma da sole cumulano due terzi delle perdite totali in entrambi gli scenari, soft e hard - che l'Italia dei distretti. L'impatto sulle 93 città medie - in base allo studio condotto da Cerved per l'Anci, anticipato a Repubblica, 730 mila imprese e 1.600 settori produttivi monitorati - pesa quasi per metà del dato nazionale.
Senza una seconda ondata Covid, le perdite di fatturato sul 2019 ne…
ROMA - Lo tsunami del Covid travolgerà l'economia italiana. Nel biennio 2020-2021 le imprese perderanno tra 509 e 671 miliardi di fatturato: la prima cifra più contenuta solo se non ci saranno nuove restrizioni severe, come il lockdown. Oltre 3,5 milioni di lavoratori sono a rischio, perché addetti nei settori più esposti. Tra 200 e 230 mila aziende sono a un passo dalla crisi di liquidità: per scongiurarla servirebbero tra 70 e 100 miliardi.
Uno spaccato drammatico che travolge tanto le città metropolitane - Milano, Torino e Roma da sole cumulano due terzi delle perdite totali in entrambi gli scenari, soft e hard - che l'Italia dei distretti. L'impatto sulle 93 città medie - in base allo studio condotto da Cerved per l'Anci, anticipato a Repubblica, 730 mila imprese e 1.600 settori produttivi monitorati - pesa quasi per metà del dato nazionale.
Senza una seconda ondata Covid, le perdite di fatturato sul 2019 nel biennio '20-21 sarebbero "limitate" a 262 miliardi. Ma con nuove azioni di contenimento della pandemia - pur senza arrivare alla chiusura del Paese - si volerebbe a 344 miliardi, 2 milioni di lavoratori nei settori più colpiti e 110 mila aziende in crisi di liquidità.
In termini percentuali, parliamo di una contrazione del fatturato del 12-17% quest'anno (nei due scenari, base e pessimistico) con un rimbalzo del 10-16% nel 2021 non sufficiente però a recuperare il pre-Covid.
Rispetto al 2019 le imprese difatti lascerebbero sul campo tra il 2,7 e il 3,9% dei ricavi. "Non si può dire che le città medie siano penalizzate più o meno di quelle metropolitane", riflette Guido Romano, capo ufficio studi di Cerved. "A pagare un prezzo maggiore sono i territori molto specializzati nei settori falcidiati dal Covid, a partire da turismo, trasporti e commercio internazionale".
Potenza, Chieti e Campobasso ad esempio guidano la classifica delle città medie che perdono più fatturato in termini percentuali (tra -16 e -22% quest'anno nei due scenari), per via di settori in forte sofferenza sul territorio come l'automotive.
Latina, Imperia e Parma sono in testa alla classifica opposta, quella delle città meno danneggiate (ma nessuna ha il segno più), grazie a settori anticiclici in questa recessione come il farmaceutico e l'agroalimentare.
Latina ad esempio oscilla tra -5% e -7,5%, ovvero tra 1,8 e 2,3 miliardi in meno di fatturato. Parma si muove tra -8,4% e -12% e quindi tra 4,5 e 5,7 miliardi di rosso. Da notare il caso Brescia, in termini assoluti la più danneggiata con perdite stimate tra 16 e 21 miliardi, tra prima e seconda ondata del virus, che in percentuale significa un'oscillazione tra -14% e -20%.
Anche Verona e Bergamo registrano potenziali grossi contraccolpi anche sotto il profilo occupazionale. Mentre Prato e le città toscane soffrono la forte incidenza di imprese in crisi di liquidità, circa un terzo a Prato, Grosseto, Siena, Pistoia e Livorno.
Le tensioni occupazionali si faranno sentire presto, prima in termini di ulteriore tiraggio di Cassa integrazione Covid e poi di rischio licenziamenti. E questo perché nei settori produttivi più esposti al Covid si concentra il 35% del fatturato e qui il calo dei ricavi è stato di un quarto. Mentre i comparti che resistono - gli anticiclici - incidono per appena il 13%.
A Brescia 98 mila lavoratori sono a rischio, a Bergamo 92 mila, a Vicenza e Verona oltre 76 mila. Va peggio certo nei Comuni più grandi: Milano (307 mila), Roma (297 mila), Torino (160 mila), Napoli (133 mila).
Uno spaccato drammatico che travolge tanto le città metropolitane - Milano, Torino e Roma da sole cumulano due terzi delle perdite totali in entrambi gli scenari, soft e hard - che l'Italia dei distretti. L'impatto sulle 93 città medie - in base allo studio condotto da Cerved per l'Anci, anticipato a Repubblica, 730 mila imprese e 1.600 settori produttivi monitorati - pesa quasi per metà del dato nazionale.
Senza una seconda ondata Covid, le perdite di fatturato sul 2019 nel biennio '20-21 sarebbero "limitate" a 262 miliardi. Ma con nuove azioni di contenimento della pandemia - pur senza arrivare alla chiusura del Paese - si volerebbe a 344 miliardi, 2 milioni di lavoratori nei settori più colpiti e 110 mila aziende in crisi di liquidità.
In termini percentuali, parliamo di una contrazione del fatturato del 12-17% quest'anno (nei due scenari, base e pessimistico) con un rimbalzo del 10-16% nel 2021 non sufficiente però a recuperare il pre-Covid.
Rispetto al 2019 le imprese difatti lascerebbero sul campo tra il 2,7 e il 3,9% dei ricavi. "Non si può dire che le città medie siano penalizzate più o meno di quelle metropolitane", riflette Guido Romano, capo ufficio studi di Cerved. "A pagare un prezzo maggiore sono i territori molto specializzati nei settori falcidiati dal Covid, a partire da turismo, trasporti e commercio internazionale".
Potenza, Chieti e Campobasso ad esempio guidano la classifica delle città medie che perdono più fatturato in termini percentuali (tra -16 e -22% quest'anno nei due scenari), per via di settori in forte sofferenza sul territorio come l'automotive.
Latina, Imperia e Parma sono in testa alla classifica opposta, quella delle città meno danneggiate (ma nessuna ha il segno più), grazie a settori anticiclici in questa recessione come il farmaceutico e l'agroalimentare.
Latina ad esempio oscilla tra -5% e -7,5%, ovvero tra 1,8 e 2,3 miliardi in meno di fatturato. Parma si muove tra -8,4% e -12% e quindi tra 4,5 e 5,7 miliardi di rosso. Da notare il caso Brescia, in termini assoluti la più danneggiata con perdite stimate tra 16 e 21 miliardi, tra prima e seconda ondata del virus, che in percentuale significa un'oscillazione tra -14% e -20%.
Anche Verona e Bergamo registrano potenziali grossi contraccolpi anche sotto il profilo occupazionale. Mentre Prato e le città toscane soffrono la forte incidenza di imprese in crisi di liquidità, circa un terzo a Prato, Grosseto, Siena, Pistoia e Livorno.
Le tensioni occupazionali si faranno sentire presto, prima in termini di ulteriore tiraggio di Cassa integrazione Covid e poi di rischio licenziamenti. E questo perché nei settori produttivi più esposti al Covid si concentra il 35% del fatturato e qui il calo dei ricavi è stato di un quarto. Mentre i comparti che resistono - gli anticiclici - incidono per appena il 13%.
A Brescia 98 mila lavoratori sono a rischio, a Bergamo 92 mila, a Vicenza e Verona oltre 76 mila. Va peggio certo nei Comuni più grandi: Milano (307 mila), Roma (297 mila), Torino (160 mila), Napoli (133 mila).