Viaggi, ristorazione, abbigliamento: i consumi tornano a preoccupare dopo la ripresa estiva
di
Raffaele Ricciardi
I dati di Confimprese-EY fotografano la crescita di incertezza che ha seguito la diffusione dei contagi: a settembre le spese sono scese del 13,5% sul 2019, ma nel settore travel il deficit è ormai arrivato al 62%. Firenze, Milano e Bologna le città più in difficoltà
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MILANO - Quel rimbalzo del terzo trimestre con la produzione industriale capace di riprendersi a un ritmo più accentuato che negli altri Paesi europei, una volta rimossi i lockdown che hanno caratterizzato la scorsa primavera, rischia di evaporare con i mesi invernali. E' la preoccupazione che sta tenendo il premier Conte su una posizione accorta rispetto a misure più drastiche di chiusura delle attività economiche, pur rimanendo il contenimento dell'emergenza sanitaria il problema numero uno.
Il pressing industriale e commerciale per non riproporre quanto visto da marzo in avanti è montato non appena sono partite le indiscrezioni sui coprifuoco e simili che sarebbero stati adottati. E l'umore delle famiglie ne risente, con la dinamica - già messa in luce da Bankitalia - di meno spese e più "risparmio precauzionale" pronta a rimettersi in moto. Una prospettiva avvilente perché i consumi sono fondamentali per alimentare la ripresa. "Le famiglie - ha detto via Nazionale nel suo recente bollettino - iriportano un'elevata propensione al risparmio a fini precauzionali. In prospettiva, resta rilevante il rischio che l'evoluzione globale della pandemia possa continuare a ripercuotersi sulla fiducia di famiglie e imprese o resti debole la domanda globale".
Gli ultimi dati dell'osservatorio permanente Confimprese-Ey sui consumi certificano che nelle ultime settimane qualcosa è cambiato e la ripresa estiva rischia di volgere al termine. A settembre i consumi dei settori ristorazione, abbigliamento e "non food" rispetto al 2019 sono visti di nuovo in calo del 13,5%, dopo il -11,9% di agosto. Un nuovo scivolone che porta il consuntivo del 2020 a perdere oltre un terzo (-34,8%) sull'anno precedente. Se la ristorazione chiude il mese a -18%, l'abbigliamento segna un -12,9%, mentre il non food contiene i danni con un -6,9% (settore che contiene entertainment, ottica, arredo casa e oggettistica).
Il vero e proprio bagno di sangue si ha nei viaggi, che perdono il 55% nel mese e arrivano al -62% sul progressivo anno: orfani delle presenze straniere che 'allunganò la stagione, soffrono non solo gli operatori diretti ma anche tutto l'indotto di bar e commercio. "Difficile fare previsioni in questo momento - spiega Mario Maiocchi, direttore Centro studi retail Confimprese, in una nota di commento al rapporto - I primi riscontri del mese di ottobre registrano un forte rallentamento degli ingressi e dei fatturati. L'evoluzione della pandemia fa ipotizzare un aggravamento della tendenza per il quarto e più importante trimestre dell'anno".
Se l'e-commerce chiude settembre a +22,7% e beneficia del rientro alle attività cittadine da parte dei vacanzieri, un cambiamento di stile di consumo emerge dalla crisi di centri commerciali e outlet - che segnano rispettivamente un calo del -15,1% e del -10,3% - e dei negozi nelle high street metropolitane, a corto di flussi di shopping e turisti. Invece le città di provincia e le aree periferiche delle metropoli rimangono le aree con migliori performance (-9.8% nel mese e -31.3% nel progressivo anno). "I consumatori privilegiano la vita di quartiere, anche grazie al persistere dello smart working e del calo della mobilità urbana. Quest'ultimo è un trend che va delineandosi con sempre maggiore chiarezza e di cui gli operatori di settore dovranno tenere conto per gli assetti futuri", dice il rapporto. "I consumatori mantengono il desiderio di tornare a girare per negozi e divertirsi, ma vengono frenati dalle paure legate alla sicurezza dei luoghi e degli spostamenti. Timori che potranno influenzare pesantemente il percorso di ripresa nei prossimi mesi, se i contagi dovessero aumentare significativamente", l'annotazione di Paolo Lobetti Bodoni, business consulting leader Italy EY.
Lo studio mette in fila anche le performance per regioni (Emilia Romagna, Lazio e Umbria quelle col calo maggiore a settembre; Molise, Basilicata e Calabria quelle più positive) e le città (Firenze soffre più di tutte con un -35%, seguono Milano, Bologna, Venezia e Roma).