Covid 19, la seconda ondata manda al tappeto la fiducia delle famiglie
di
Barbara Ardù
(fotogramma)
Sette famiglie su dieci temono di non poter essere curate nei prossimi mesi, una su cinque è convinta di dover rinunciare a una spesa importante. Un'indagine sul sentiment degli italiani monitorato a metà ottobre svela un'Italia divisa tra chi abita in città o nei piccoli centri, tra chi è autonomo e chi ha un reddito fisso, tra chi è single e chi ha figli. "Ci vorrà un anno prima che i consumi ritornino ai livelli pre-Covid"
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ROMA - Peggio di così non poteva andare. Quella poca fiducia che gli italiani avevano riconquistato durante l'estate è colata a picco. Avevano resistito compatti con il lockdown, ma ora il timore di un futuro incerto dilaga. Aggrappati all'idea di un vaccino che va avanti con i suoi stop and go, gli italiani assistono ora impotenti a un nemico che non ha volto. E a preoccuparli di più è la situazione sanitaria. E sì perché il 70,6% delle famiglie teme di non poter ricevere cure adeguate in caso di malattia. Che sia Covid o no, non ha importanza. C'è poi il capitolo economico. Già alcune aziende erano sull'orlo del baratro, le trasformazioni tecnologiche avevano rimescolato le carte, ma una speranza c'era. Ora c'è il buio, anche se distribuito in modo diverso. E' un'Italia malata quella che appare nel "Termometro Italia" sulle famiglie realizzato da Innovation Team, società di ricerca del Gruppo Cerved, primario operatore nella gestione del rischio di credito, che per la quinta volta dalla comparsa del Covid19 dà un aggiornamento sul sentiment degli italiani. "La ricaduta è sempre peggiore della malattia - spiega Enea Dallaglio, partner della società del Cerved - e come in medicina anche la ripresa sarà più lenta. Se a settembre sembrava possibile una ripartenza, oggi credo che ci vorrà più tempo. Torneremo ai livelli di consumo di prima solo tra un anno. Il sentiment degli italiani è peggiorato, spaccando anche un po' il Paese tra chi vive in città e chi vive fuori, tra chi ha un reddito fisso e chi è autonomo, dai piccoli imprenditori fino ai commercianti e alle partite Iva. E l'indagine è stata effettuata prima dell'ultimo dpcm del presidente Conte".
E i dati lo confermano. Le rilevazioni, sono state raccolte via telefono e via web tra il 15 e il 20 ottobre, per monitorare l'evoluzione della crisi sui 26 milioni di nuclei familiari del nostro Paese. Hanno risposto 500 famiglie, che sono state statisticamente "espanse" in base ad area geografica, tipologia e professione del capo famiglia. Ebbene il 61,7% crede di non poter mantenere il proprio reddito. Il 58,9% non manterrà i propri risparmi, intesi anche come assicurazione sul futuro dei figli. Un capofamiglia su 5 prevede di dover fare rinunce molto importanti nei prossimi mesi in salute e l'istruzione. A settembre era il 14% a temerlo.
E ancora: il 45% dei nuclei familiari è più pessimista rispetto al mese prima (settembre, quando lo era "solo" il 30,2%) sull'impatto che il Covid19 avrà sulla nostra vita, una percentuale che sale a 59,2% nelle metropoli e che supera il 50% tra le fasce più a rischio, piccoli imprenditori, coppie con figli piccoli e chi guadagna meno di 20.000 euro netti l'anno. Crollano gli ottimisti: sono il 10,8% a settembre erano il 34,7%. E la percezione del futuro è negativa anche su un orizzonte più lungo: quasi il 70% degli italiani si attende per l'anno prossimo un peggioramento della situazione economica generale (un mese fa erano il 62%), 4 famiglie su 10 temono per la propria condizione lavorativa e 3 su 10 per il bilancio familiare, tutti dati leggermente in crescita. Una sfiducia che è ancora più marcata tra chi ha oltre 65 anni (89%), chi è separato (86%) e chi vive nelle città piccole (80%). Un peggioramento che arriva dopo un periodo già difficile: il 62,8% dei rispondenti ha subìto un impatto pesante sul reddito, nel 17,3% dei casi addirittura drammatico (era il 12,4% appena un mese fa). Tra le famiglie che intaccheranno i risparmi spiccano lavoratori autonomi e abitanti delle grandi città, con picchi del 70%. Negli ultimi mesi sono aumentate anche le famiglie che devono farlo in modo consistente: dal 18,6% di aprile si è saliti al 26,9% di ottobre.
E la situazione è ancora più seria per chi ha un reddito basso, in particolare derivato da lavoro autonomo (in netto peggioramento e a rischio di ulteriori limitazioni), chi ha anziani e bambini a carico o risiede nelle metropoli, le più colpite dalla crisi. "Per gli italiani vacilla la certezza della continuità del reddito - aggiunge Dallaglio - e la sicurezza di poter contare su cure adeguate, vacilla insomma l'idea del futuro. Sarà un anno difficile e gli italiani lo sanno. Tant'è che anche i più ottimisti sono scivolati nel pessimismo".