Economia

L'Italia difende i mari dalla pesca intensiva: arriva la "Zona economica esclusiva"

Atteso da 26 anni, il provvedimento arriva da oggi alla Camera come progetto di legge sostenuto dalla maggioranza: istituisce un'area fino a 200 miglia dalle coste per poi andare a trattare eventuali conflitti con i Paesi contigui o confinanti
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Roma. Lo si poteva approvare già da qualche anno. In teoria da quasi 50, visto che la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare è stata firmata a Montego Bay, Giamaica nel 1982, anche se le prime applicazioni sono di 26 anni fa. C’è voluto qualche decennio e qualche recente polemica, ma ora anche l’Italia è pronta a dotarsi di uno strumento giuridico internazionale per tutelare una porzione di mare di fronte alle sue coste, che vada oltre le 12 miglia delle acque territoriali.

Inizia oggi alla Camera la discussione sul progetto di legge per l’istituzione di una ZEE-zona economica esclusiva che si rifà alla Convezione di Montego Bay e che consentirà, una volta approvata “il diritto esclusivo di sfruttare tutte le risorse economiche”, sia biologiche che minerali, fino a una massimo di 200 miglia lungo la piattaforma continentale che viene considerata un prolungamento naturale delle coste.

Per risolvere la questione molto Stati si sono portati avanti da tempo e hanno approvato delle Zone economiche esclusive, per esercitare i propri diritti relativi, per esempio alla “tutela dell’ambiente o delle riserve ittiche”.

Ed è uno dei temi fondamentali, assieme alle questioni geopolitiche. Se per la ricerca di idrocarburi vale ormai da tempo la giurisdizione degli stati costieri sulle “piattaforme continentali”, i fondali che si estendono anche in questo caso fino alle 200 miglia senza bisogno di provvedimenti legislativi, per diverso è il caso delle “colonne d’acqua”.

A dover essere in qualche modo tutelato è il patrimonio naturalistico ma anche l’economia del mare di ciascun paese, come si legge nell’introduzione del progetto di legge che ha come primo firmatario Iolanda di Stasio, del gruppo Cinquestelle, ma su cui converge tutta la maggioranza: “I Paesi del Mediterraneo hanno l’esigenza di tutelare la proprie risorse ittiche dal continuo depauperamento messo in atto dalle flotte di pescherecci provenienti dall’Estremo oriente”. Oltre che dalla concorrenza interna: Algeria, Spagna, Croazia, Libia e di recente anche la Francia hanno istituito delle loro “Zone economiche esclusive”.