Attenzione! Quanto costa comprare un voto?
di Beniamino Pagliaro , di Beniamino Pagliaro
Questo è il numero di martedì 3 novembre 2020 della newsletter Attenzione!, firmata da Beniamino Pagliaro. L'iscrizione è inclusa nell'abbonamento al sito di Repubblica. Per attivare l'iscrizione e scoprire tutte le nostre newsletter vai su newsletter.repubblica.it o clicca qui.
Cara abbonata, caro abbonato,
come non ti sfugge oggi è il 3 novembre. È una data che ci siamo cerchiati sul calendario da tempo perché era il simbolo delle presidenziali americane. In un anno così imprevedibile, aspettiamo la notte (e l'alba) per sapere come andrà. Anche Attenzione! si deve occupare di contare i voti.
Se vuoi scrivermi, la mia email è b.pagliaro@repubblica.it. Su Twitter e Instagram mi trovi come @bpagliaro.
Nell’economia digitale siamo abituati a dare un prezzo a ogni cliente. Conosciamo, o almeno possiamo conoscere, il costo di acquisizione di un cliente, e in base a questo numero disegneremo una strategia coerente. Se acquisire un nuovo cliente ci costa 100 euro, per esempio, e stimiamo che i ricavi da quel cliente in un anno arriveranno a 10 euro, abbiamo un problema.
Le dinamiche dei costi di acquisizione sono studiate clic per clic e i grandi guardi…
come non ti sfugge oggi è il 3 novembre. È una data che ci siamo cerchiati sul calendario da tempo perché era il simbolo delle presidenziali americane. In un anno così imprevedibile, aspettiamo la notte (e l'alba) per sapere come andrà. Anche Attenzione! si deve occupare di contare i voti.
Se vuoi scrivermi, la mia email è b.pagliaro@repubblica.it. Su Twitter e Instagram mi trovi come @bpagliaro.
Nell’economia digitale siamo abituati a dare un prezzo a ogni cliente. Conosciamo, o almeno possiamo conoscere, il costo di acquisizione di un cliente, e in base a questo numero disegneremo una strategia coerente. Se acquisire un nuovo cliente ci costa 100 euro, per esempio, e stimiamo che i ricavi da quel cliente in un anno arriveranno a 10 euro, abbiamo un problema.
Le dinamiche dei costi di acquisizione sono studiate clic per clic e i grandi guardi…
Cara abbonata, caro abbonato,
come non ti sfugge oggi è il 3 novembre. È una data che ci siamo cerchiati sul calendario da tempo perché era il simbolo delle presidenziali americane. In un anno così imprevedibile, aspettiamo la notte (e l'alba) per sapere come andrà. Anche Attenzione! si deve occupare di contare i voti.
Se vuoi scrivermi, la mia email è b.pagliaro@repubblica.it. Su Twitter e Instagram mi trovi come @bpagliaro.
Nell’economia digitale siamo abituati a dare un prezzo a ogni cliente. Conosciamo, o almeno possiamo conoscere, il costo di acquisizione di un cliente, e in base a questo numero disegneremo una strategia coerente. Se acquisire un nuovo cliente ci costa 100 euro, per esempio, e stimiamo che i ricavi da quel cliente in un anno arriveranno a 10 euro, abbiamo un problema.
Le dinamiche dei costi di acquisizione sono studiate clic per clic e i grandi guardiani della nostra attenzione come Google, Facebook (e Amazon) ci sanno dare un prezzo in tempo reale. Il loro valore dipende molto dalla capacità di essere intermediari. Quando impostiamo una campagna pubblicitaria possiamo conoscere il costo per clic (Cpc) e anche il costo per acquisizione (Cpa).
Quanto costa, invece, comprare un voto? Niente paura, non stiamo per denunciare potenziali brogli nel voto americano. Ma proprio le elezioni presidenziali negli Stati Uniti, le olimpiadi del potere e del popolo a cui tutto il mondo guarda, mandano puntualmente in scena una contesa per conquistare l’attenzione e i voti dei cittadini.
Si fa quel che si può, dunque quello che la tecnologia del tempo consente. Uno dei mezzi che ha rivoluzionato le campagne elettorali americane è il treno, perché ha consentito ai candidati di girare in lungo e in largo il continente-paese americano. Si faceva campagna elettorale nelle stazioni: il fischio del treno richiamava l’attenzione della cittadina, il candidato si ergeva sul vagone e faceva il suo discorso. Poi è arrivata la radio, la tv, e ovviamente da molti anni un’arena fondamentale è quella digitale. Se non si possono comprare i voti, si possono comprare i clic e dunque l'attenzione su un candidato, un partito, un'idea. Se la campagna è costruita bene, potremmo aver trovato un voto.
Un libro del 2015 aveva riassunto in questa tabella il rapporto costi/benefici delle varie tattiche da mettere in moto per portare qualcuno a votare, dalla campagna porta a porta (31 dollari per voto) alle telefonate dei volontari (35 dollari per voto).
Portare la gente a votare costa, soprattutto negli Stati Uniti, dove il sistema richiede la registrazione negli elenchi elettorali. Dunque la campagna è doppia: prima i candidati devono raccogliere le donazioni, poi queste donazioni renderanno possibili l'avvio della macchina elettorale.
Non è un caso che, nella tabella, la funzione "email" non trovi una cifra esatta, e del resto il ruolo dei social media non veniva considerato – anche perché è molto complicato calcolare un costo da stato a stato, e come è noto per andare alla Casa Bianca conquistare un voto in uno stato decisivo è più importante di prenderne uno in un voto in cui si è certi di vincere o di perdere.
La campagna Trump nel 2016 aveva sorpreso tutti per la capacità notevole di guadagnare free media, ovvero tempo dei media dedicato a un candidato senza spesa pubblicitaria. Questo è il riassunto del New York Times.
Trump faceva notizia, come del resto ha fatto notizia in questi quattro anni, e quindi interessare le persone al candidato Trump era meno costoso di farlo con altri. Nel 2016 Trump ha guadagnato free media per quasi due miliardi di dollari (calcolati in dollari che avrebbe dovuto pagare per lo stesso tempo pubblicitario "in onda").
Una delle conseguenze di quell'ondata di attenzione gratuita è stata una drastica riduzione nel costo per voto vincente, calcolato da Quartz dividendo la spesa del candidato per il numero totale dei voti ricevuti. È ovviamente un ragionamento fatto a posteriori, dopo il voto, ma i numeri non mentono.
Nel 2020 la campagna è stata diversa: Trump ha fatto Trump, Biden ha soprattutto ricordato a tutti che lui era l’alternativa a Trump. Sono state le presidenziali più costose di sempre, Biden ha raccolto più donazioni e da molte più persone, rispetto a Trump, e dunque ci si aspetta che avrà speso di più del presidente in carica.
Nel tentativo di limitare la diffusione di disinformazione sui social media, Facebook e Twitter hanno applicato delle nuove regole e hanno proibito alle campagne politiche di comprare pubblicità. Paradossalmente, questa circostanza ha rimesso al centro i contenuti organici, ovvero quelli che non possono essere promossi con denaro: spesso molto virali ma anche grandi bugie.
Per calcolare il costo per voto vincente del 2020, però, dobbiamo aspettare l'esito. Negli scorsi mesi ho lavorato su un libro e uno speciale, La grande corsa, che racconta le elezioni americane dal 1948 ad oggi attraverso gli archivi de la Repubblica, La Stampa e l'Espresso. Proprio nel 1948 il corrispondente de La Stampa, Giuseppe Prezzolini, scriveva in un articolo: “Non credo che i discorsi servano a persuadere molti elettori”. È un bel problema.
Un grafico che ho incrociato su Twitter sembra confermare questa idea: nemmeno un anno così complicato come quello che abbiamo alle spalle avrebbe modificato di tanto le intenzioni di voto.
È quasi ora di guardare i risultati. Grazie per aver letto fin qui. Aspetto i tuoi commenti a b.pagliaro@repubblica.it. Su Twitter e Instagram mi trovi come @bpagliaro.
come non ti sfugge oggi è il 3 novembre. È una data che ci siamo cerchiati sul calendario da tempo perché era il simbolo delle presidenziali americane. In un anno così imprevedibile, aspettiamo la notte (e l'alba) per sapere come andrà. Anche Attenzione! si deve occupare di contare i voti.
Se vuoi scrivermi, la mia email è b.pagliaro@repubblica.it. Su Twitter e Instagram mi trovi come @bpagliaro.
Nell’economia digitale siamo abituati a dare un prezzo a ogni cliente. Conosciamo, o almeno possiamo conoscere, il costo di acquisizione di un cliente, e in base a questo numero disegneremo una strategia coerente. Se acquisire un nuovo cliente ci costa 100 euro, per esempio, e stimiamo che i ricavi da quel cliente in un anno arriveranno a 10 euro, abbiamo un problema.
Le dinamiche dei costi di acquisizione sono studiate clic per clic e i grandi guardiani della nostra attenzione come Google, Facebook (e Amazon) ci sanno dare un prezzo in tempo reale. Il loro valore dipende molto dalla capacità di essere intermediari. Quando impostiamo una campagna pubblicitaria possiamo conoscere il costo per clic (Cpc) e anche il costo per acquisizione (Cpa).
Quanto costa, invece, comprare un voto? Niente paura, non stiamo per denunciare potenziali brogli nel voto americano. Ma proprio le elezioni presidenziali negli Stati Uniti, le olimpiadi del potere e del popolo a cui tutto il mondo guarda, mandano puntualmente in scena una contesa per conquistare l’attenzione e i voti dei cittadini.
Si fa quel che si può, dunque quello che la tecnologia del tempo consente. Uno dei mezzi che ha rivoluzionato le campagne elettorali americane è il treno, perché ha consentito ai candidati di girare in lungo e in largo il continente-paese americano. Si faceva campagna elettorale nelle stazioni: il fischio del treno richiamava l’attenzione della cittadina, il candidato si ergeva sul vagone e faceva il suo discorso. Poi è arrivata la radio, la tv, e ovviamente da molti anni un’arena fondamentale è quella digitale. Se non si possono comprare i voti, si possono comprare i clic e dunque l'attenzione su un candidato, un partito, un'idea. Se la campagna è costruita bene, potremmo aver trovato un voto.
Un libro del 2015 aveva riassunto in questa tabella il rapporto costi/benefici delle varie tattiche da mettere in moto per portare qualcuno a votare, dalla campagna porta a porta (31 dollari per voto) alle telefonate dei volontari (35 dollari per voto).
Portare la gente a votare costa, soprattutto negli Stati Uniti, dove il sistema richiede la registrazione negli elenchi elettorali. Dunque la campagna è doppia: prima i candidati devono raccogliere le donazioni, poi queste donazioni renderanno possibili l'avvio della macchina elettorale.
Non è un caso che, nella tabella, la funzione "email" non trovi una cifra esatta, e del resto il ruolo dei social media non veniva considerato – anche perché è molto complicato calcolare un costo da stato a stato, e come è noto per andare alla Casa Bianca conquistare un voto in uno stato decisivo è più importante di prenderne uno in un voto in cui si è certi di vincere o di perdere.
La campagna Trump nel 2016 aveva sorpreso tutti per la capacità notevole di guadagnare free media, ovvero tempo dei media dedicato a un candidato senza spesa pubblicitaria. Questo è il riassunto del New York Times.
Trump faceva notizia, come del resto ha fatto notizia in questi quattro anni, e quindi interessare le persone al candidato Trump era meno costoso di farlo con altri. Nel 2016 Trump ha guadagnato free media per quasi due miliardi di dollari (calcolati in dollari che avrebbe dovuto pagare per lo stesso tempo pubblicitario "in onda").
Una delle conseguenze di quell'ondata di attenzione gratuita è stata una drastica riduzione nel costo per voto vincente, calcolato da Quartz dividendo la spesa del candidato per il numero totale dei voti ricevuti. È ovviamente un ragionamento fatto a posteriori, dopo il voto, ma i numeri non mentono.
Nel 2020 la campagna è stata diversa: Trump ha fatto Trump, Biden ha soprattutto ricordato a tutti che lui era l’alternativa a Trump. Sono state le presidenziali più costose di sempre, Biden ha raccolto più donazioni e da molte più persone, rispetto a Trump, e dunque ci si aspetta che avrà speso di più del presidente in carica.
Nel tentativo di limitare la diffusione di disinformazione sui social media, Facebook e Twitter hanno applicato delle nuove regole e hanno proibito alle campagne politiche di comprare pubblicità. Paradossalmente, questa circostanza ha rimesso al centro i contenuti organici, ovvero quelli che non possono essere promossi con denaro: spesso molto virali ma anche grandi bugie.
Per calcolare il costo per voto vincente del 2020, però, dobbiamo aspettare l'esito. Negli scorsi mesi ho lavorato su un libro e uno speciale, La grande corsa, che racconta le elezioni americane dal 1948 ad oggi attraverso gli archivi de la Repubblica, La Stampa e l'Espresso. Proprio nel 1948 il corrispondente de La Stampa, Giuseppe Prezzolini, scriveva in un articolo: “Non credo che i discorsi servano a persuadere molti elettori”. È un bel problema.
Un grafico che ho incrociato su Twitter sembra confermare questa idea: nemmeno un anno così complicato come quello che abbiamo alle spalle avrebbe modificato di tanto le intenzioni di voto.
È quasi ora di guardare i risultati. Grazie per aver letto fin qui. Aspetto i tuoi commenti a b.pagliaro@repubblica.it. Su Twitter e Instagram mi trovi come @bpagliaro.