Economia

Lufthansa, profondo rosso da pandemia: persi due miliardi in tre mesi

(ansa)
Il numero uno del vettore tedesco Carsten Spohr parla di "un inverno molto difficile" alle porte. Wizz Air, vettore  low cost ungherese, resiste e mostra dati finanziari discreti visto il periodo
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ROMA - Per anni è stata la prima compagnia europea, la quarta al mondo. Oggi fatica ad arrivare "alla fine del mese" o meglio del trimestre. I conti di Lufthansa sono e restano schiacciati dalla pandemia anche se si intravede qualche piccola luce alla fine del lungo tunnel che accompagnerà per anni le compagnie aeree mondiali.

Il gruppo tedesco ha infatti chiuso il terzo trimestre con una perdita netta di 2 miliardi di euro: nel terzo trimestre 2019 aveva registrato un utile di 1,2 miliardi. Se il quadro generale lo permetterà, la compagnia aerea tedesca punta a riportare nel 2021 la propria offerta al 50% dei livelli pre crisi, rispetto alla capacità attuale, ridotta invece ad un misero 25 per cento del traffico pre-Covid.

"Vogliamo tornare a un flusso di cassa operativo positivo nel corso dell'anno prossimo", sottolinea il numero uno di Lufthansa Carsten Spohr, "a questo scopo stiamo portando avanti i programmi di ristrutturazione in tutto il gruppo". Un ristrutturazione che dovrebbe contare anche su una grande liquidità, che ammonta, oggi a circa 10,1 miliardi di euro. Dopo aver limitato l'emorragia a 200 milioni di euro al mese, il gruppo vedrà salire tale cifra a 350 milioni di euro a fine anno, a causa della seconda ondata di contagi.

Con un rimbalzo del traffico più debole del previsto - inizialmente previsto per raggiungere il 50% della capacità quest'inverno - il vettore ha annunciato alla fine di settembre che avrebbe fatto messo a terra altri 125 aeromobili utilizzati durante l'estate. "Siamo all'inizio di un inverno duro e difficile per il nostro settore", ha commentato Spohr.

I conti lo confermano: nei primi nove mesi del 2020 la compagnia tedesca ha trasportato 32,2 milioni di passeggeri, in pratica meno di un terzo (il 29%) di quelli dello scorso anno. E nonostante la drastica riduzione dell'offerta, ovvero meno posti a sedere e meno aerei in volo, la percentuale di riempimento degli aerei è stata del 68 per cento, 15 punti in meno rispetto al 2019. Allo stresso modo la capacità della flotta cargo è scesa al 40 per cento. Ora il futuro: "Le persone, in tutto il mondo, non vedono l'ora di tornare a viaggiare e volare - dice Spohr - noi siamo pronti a soddisfare, nel rispetto di tutte le norme di sicurezza, questi desideri. Intanto con dei test rapidi per rassicurare i nostri viaggiatori", conclude il manager.

Male ma non pesanti pure i conti di Wizz Air: la compagnia low cost ungherese viaggia sul filo della crisi e i risultati finanziari rifelttono il periodo senza piegare la compagnia: secondo József Váradi, al vertice della società, "Wizz Air è stata migliore della media del settore nel secondo trimestre dell'anno: abbiamo trasportato 5,8 milioni di passeggeri con un fattore di riempimento del 66%, il 72% del 2019. Crescono anche i nostri ricavi ancellari - ovvero quelli extra oltre ai biglietti - nel corso della prima metà dell'anno finanziario abbiamo dimostrato una grande agilità e capacità di adattarci alla crisi: abbiamo annunciato 13 nuove basi e aggiunto 260 nuove rotte. Abbiamo anche ottenuto la certificazione necessaria ad Abu Dhabi per partire con la nostra nuova compagnia una volta terminata la crisi". I ricavi sono scesi a 471 miliardi di euro contro 1,67 dello scorso anno. Ma in cassa il vettore può contare ancora su quasi 1,6 miliardi di euro, contro il miliardo e 800 milioni disponibili lo scorso anno.