Ci sono anche i corsi di autodifesa personale per le donne nel suo programma work life balance. Un buon motivo, oltre agli altri, per ricevere il premio assegnato da Confindustria, Mela d'oro 2020, della Fondazione Bellisario. Per la sua azienda l'ha ritirato Maria Paola Chiesi, 52 anni, terza generazione di una famiglia di chimici e farmacisti alla guida del gruppo farmaceutico Chiesi, di Parma, capostipite il nonno Giacomo che ha creato l'azienda 85 anni fa. Figlia di Paolo che con il fratello Alberto ha ereditato dal fondatore l'impresa, anche lei laureata in chimica e tecnologia farmaceutica, è nel consiglio di amministrazione del Gruppo in cui lavora da 25 anni ed è shared value & sustainability head, responsabile del valore condiviso e della sostenibilità. Lunghi periodi di studio e di lavoro all'estero. Ha frequentato l'ultimo anno di università in Belgio, un master in business administration alla Bocconi e in parte a Berkley, il primo impiego presso la filiale francese della sua azienda.
Dopo una lunga esperienza in pianificazione strategica, Maria Paola Chiesi nel 2015 ha puntato l'obiettivo sulla sostenibilità. Oltre il profitto, nella logica del cosiddetto 'capitalismo buono'. "Fare business ma anche generare valore per tutti i portatori di interesse: persone, comunità, territori e ambiente. Nel 2019 siamo diventati società benefit e Bcorpored, riconoscimento di alti standard sociali e ambientali. Misuriamo gli impatti che l'azienda ha su quei versanti. E cerchiamo di migliorarla".
L'idea di fondo è costruire un contesto che permetta a tutti i dipendenti di gestire in modo equilibrato la cura del lavoro e della vita privata. Uno sforzo che si riconosce nella motivazione del premio. Chiesi si è "distinta nell'ambito della parità di genere e per aver messo in atto concrete e innovative politiche e strategie che garantiscono a uomini e donne pari condizioni di lavoro, di salario e di carriera. La cultura aziendale e le iniziative 'women friendly' rappresentano un esempio e un modello di business da riconoscere e indicare con forza a tutte le imprese".
Impostazione dell'azienda da sempre, che coniuga il concetto di funzione sociale dell'impresa e non guarda soltanto ai risultati per gli azionisti. "Un modello dimostrato anche dal fatto di essere leader mondiali nella neonatologia per aver sviluppato prodotti che hanno salvato nell'arco di 30 anni cinque milioni di bambini. Il farmaco, il surfattante, era stato sviluppato da due studiosi di Stoccolma con cui abbiamo collaborato per poter passare alla fase industriale. Il surfattante viene dato ai bimbi prematuri che hanno una malattia di stress respiratorio perché mancano di surfattante naturale che permette agli alveoli di espandersi e respirare. Questo lavoro lo fece mio padre negli anni Ottanta, quando nessuno ci credeva".
Con questa logica Chiesi ha anche cercato di rispondere all'emergenza Covid prima di tutto pensando ai pazienti, a non interrompere la produzione dei farmaci necessari per le patologie respiratorie. "Allo stesso tempo abbiamo dovuto proteggere i nostri lavoratori. Il terzo elemento è stato aiutare il territorio a essere preparato per la seconda ondata che purtroppo ci aspettavamo, col rafforzamento della rete domiciliare, equipaggiamenti di respiratori e ecografi. Certamente nelle prime settimane a inizio marzo ci siamo adoperati affinché gli ospedali ricevessero immediatamente i dispositivi che in quel momento mancavano in Italia. Mascherine, camici, guanti. Poi abbiamo iniziato a donare le apparecchiature: il nostro ufficio acquisti si è impegnato a reperire respiratori, ventilatori ed ecografi, la strumentazione che agli ospedali serviva subito e non potevano aspettare i tempi della burocrazia".
Il quartier generale di Parma è per il gruppo Chiesi il principale sito produttivo di farmaci di supporto e utili per malattie respiratorie, asma e broncopatia ostruttiva, per bambini prematuri e per malattie rare. In Francia e in Brasile ci sono due stabilimenti industriali impegnati anche nella ricerca; a Boston, negli Usa, c'è un centro adibito agli studi sulle malattie rare e, per lo sviluppo di specifiche competenze, ci sono altre sedi in Inghilterra, in Francia e in Svezia. Nel mondo Chiesi ha 29 filiali dirette e distribuisce in 80 paesi. L'ultima nazione acquisita in ordine di tempo è l'Australia, dove c'è una sede destinata alla registrazione dei farmaci.
In famiglia tutti chimici. "Angela Villa, mia madre, che non c'è più, era cristallografa. Insegnava Chimica alla facoltà di Ingegneria, ed è stata la prima preside di una facoltà d'Ingegneria in Italia". Per una forza lavoro di seimila unità, il 52% dell'azienda è fatto di donne che sono la netta maggioranza soprattutto nell'area Ricerca & Sviluppo, dove su 553 addetti toccano il 64%, con una grande qualificazione nelle discipline scientifiche: biologi, medici, chimici, ingegneri e farmacisti. E le donne sono anche in prevalenza, con il 55% su 305 persone, in tutte le funzioni di staff.
"L'attenzione alla rappresentanza femminile si è evoluta negli anni, ma questo forte sistema valoriale ha radici nel nostro fondatore, principio che risale ai primordi dell'azienda. Mio nonno aveva un motto: le persone al centro". Il motore dell'attività è stato sempre la ricerca e sviluppo nel quale la famiglia Chiesi investe ogni anno il 20 percento del fatturato. Nel 2019 i ricavi della società sono stati di 1.992,81 milioni di euro, di cui 1.376,4 realizzati in Europa, 340,3 nei mercati emergenti e 273,1 milioni negli Stati Uniti. L'aumento dei ricavi è stato del 12,7% rispetto al 2018.
"Il nostro è un esempio riuscito di azienda familiare. Non si può parlare di passaggio generazionale perché i nostri genitori sono ancora visceralmente legati al lavoro. Avevano bisogno di noi perché c'era un progetto di espansione e di internazionalizzazione, noi abbiamo risposto alla chiamata. Siamo fratelli e cugini che operano insieme gomito a gomito da 25 anni e molto bene. Ho un fratello più giovane che fa l'ingegnere e lavora nella business unit di Boston dedicata alle malattie rare. Abbiamo sempre anteposto la pace tra di noi e il bene dell'azienda a qualsiasi altro interesse individuale. Il management sta funzionando al meglio. Speriamo che i nostri figli siano in grado di cogliere questi principi. Non li spingeremo assolutamente, devono essere liberi, vogliamo che facciano una lunga esperienza fuori dell'azienda, ma è importante che i concetti base vengano tramandati".
Ventitré anni di matrimonio con Gianandrea de Bernardis, tre figli, Ginevra di 13 anni, Paolo di 15, Edoardo di 17. "Ho fatto giusto i mesi obbligatori di maternità, neanche un giorno in più, correvo ad allattare. All'inizio è stato estremamente impegnativo. Stavo lavorando nel marketing internazionale, viaggiavo molto, sono riuscita a farlo perché avevo collaboratori che mi hanno sempre sostenuto, non esisteva ancora lo smart working".
Quando non lavora è tutta per la famiglia, "seguo i miei ragazzi che sono ancora tanto giovani e un marito a cui tengo molto". Sportivi entrambi: lei corre e fa yoga, lui ogni genere di sport estremi. "Mio marito suona la chitarra elettrica in maniera avanzata, io invece ho riscoperto il pianoforte che non suonavo da 30 anni e ho ricominciato a prendere lezioni, una cosa figlia del lockdown. Per un anno, nel 2017, ci siamo trasferiti negli Usa, in Florida, i ragazzi sono andati a scuola là. Cercavamo di fargli vedere posti nuovi, naturali, culture e ambienti diversi". Oman e Sud Africa sono state le ultime mete di viaggio prima della pandemia.
Da ragazzina Maria Paola Chiesi aveva due sogni: andare in Africa come missionaria e piantare alberi. "Grazie all'azienda sono riuscita a realizzarli. Con la Fondazione Chiesi che si occupa di cure a neonati in Africa subsahariana, in Burkina Faso, Benin, Burundi e Togo, e di recente assieme ad altri partner abbiamo costituito il 'Consorzio forestale chilometro verde' di Parma per la riforestazione della nostra provincia".
È vice presidente e cofounder di Regeneration 2030, una nuova fondazione per la società rigenerativa di territorio e ambiente costituita alla fine di settembre, da poco confluita nella Regenerative Society Foundation, un ente internazionale che ne garantirà la governance di medio e lungo periodo. Con Maria Paola Chiesi ci sono Davide Bollati (Davines), Andrea Illy (illycaffé), Oscar di Montigny (Banca Mediolanum), i cofondatori del sistema B Corp rappresentati da Nativa e Fondazione Progressio e la Fondazione per lo Sviluppo sostenibile.
"Aspiro a essere utile, resterò finché lo sarò. Credo nel progetto di portare avanti un diverso modello di business, e nella missione delle aziende che hanno abbracciato questo ruolo sociale dell'impresa, promuoverlo ed esserne ambasciatrici. Un tempo avrei detto che l'imprenditore è colui il quale ha l'idea geniale che genera un vantaggio competitivo. Oggi l'imprenditore è quello che mette il suo impegno perché la società sia migliore e a questo fine scommette le risorse finanziarie. Se pensiamo che in Italia ci sono 100 bCorp certificate vuol dire che di imprenditori così ce ne sono tanti. Forse in Italia c'è un substrato particolare, forse Adriano Olivetti ha lasciato un'eredità. La nostra passione per le sfide, la capacità di districarci per trovare soluzioni innovative. Magari non saremo bravi a organizzarci, ma a reinventarci sì, ed è quello che dobbiamo fare".
Dopo una lunga esperienza in pianificazione strategica, Maria Paola Chiesi nel 2015 ha puntato l'obiettivo sulla sostenibilità. Oltre il profitto, nella logica del cosiddetto 'capitalismo buono'. "Fare business ma anche generare valore per tutti i portatori di interesse: persone, comunità, territori e ambiente. Nel 2019 siamo diventati società benefit e Bcorpored, riconoscimento di alti standard sociali e ambientali. Misuriamo gli impatti che l'azienda ha su quei versanti. E cerchiamo di migliorarla".
L'idea di fondo è costruire un contesto che permetta a tutti i dipendenti di gestire in modo equilibrato la cura del lavoro e della vita privata. Uno sforzo che si riconosce nella motivazione del premio. Chiesi si è "distinta nell'ambito della parità di genere e per aver messo in atto concrete e innovative politiche e strategie che garantiscono a uomini e donne pari condizioni di lavoro, di salario e di carriera. La cultura aziendale e le iniziative 'women friendly' rappresentano un esempio e un modello di business da riconoscere e indicare con forza a tutte le imprese".
Impostazione dell'azienda da sempre, che coniuga il concetto di funzione sociale dell'impresa e non guarda soltanto ai risultati per gli azionisti. "Un modello dimostrato anche dal fatto di essere leader mondiali nella neonatologia per aver sviluppato prodotti che hanno salvato nell'arco di 30 anni cinque milioni di bambini. Il farmaco, il surfattante, era stato sviluppato da due studiosi di Stoccolma con cui abbiamo collaborato per poter passare alla fase industriale. Il surfattante viene dato ai bimbi prematuri che hanno una malattia di stress respiratorio perché mancano di surfattante naturale che permette agli alveoli di espandersi e respirare. Questo lavoro lo fece mio padre negli anni Ottanta, quando nessuno ci credeva".
Con questa logica Chiesi ha anche cercato di rispondere all'emergenza Covid prima di tutto pensando ai pazienti, a non interrompere la produzione dei farmaci necessari per le patologie respiratorie. "Allo stesso tempo abbiamo dovuto proteggere i nostri lavoratori. Il terzo elemento è stato aiutare il territorio a essere preparato per la seconda ondata che purtroppo ci aspettavamo, col rafforzamento della rete domiciliare, equipaggiamenti di respiratori e ecografi. Certamente nelle prime settimane a inizio marzo ci siamo adoperati affinché gli ospedali ricevessero immediatamente i dispositivi che in quel momento mancavano in Italia. Mascherine, camici, guanti. Poi abbiamo iniziato a donare le apparecchiature: il nostro ufficio acquisti si è impegnato a reperire respiratori, ventilatori ed ecografi, la strumentazione che agli ospedali serviva subito e non potevano aspettare i tempi della burocrazia".
Il quartier generale di Parma è per il gruppo Chiesi il principale sito produttivo di farmaci di supporto e utili per malattie respiratorie, asma e broncopatia ostruttiva, per bambini prematuri e per malattie rare. In Francia e in Brasile ci sono due stabilimenti industriali impegnati anche nella ricerca; a Boston, negli Usa, c'è un centro adibito agli studi sulle malattie rare e, per lo sviluppo di specifiche competenze, ci sono altre sedi in Inghilterra, in Francia e in Svezia. Nel mondo Chiesi ha 29 filiali dirette e distribuisce in 80 paesi. L'ultima nazione acquisita in ordine di tempo è l'Australia, dove c'è una sede destinata alla registrazione dei farmaci.
In famiglia tutti chimici. "Angela Villa, mia madre, che non c'è più, era cristallografa. Insegnava Chimica alla facoltà di Ingegneria, ed è stata la prima preside di una facoltà d'Ingegneria in Italia". Per una forza lavoro di seimila unità, il 52% dell'azienda è fatto di donne che sono la netta maggioranza soprattutto nell'area Ricerca & Sviluppo, dove su 553 addetti toccano il 64%, con una grande qualificazione nelle discipline scientifiche: biologi, medici, chimici, ingegneri e farmacisti. E le donne sono anche in prevalenza, con il 55% su 305 persone, in tutte le funzioni di staff.
"L'attenzione alla rappresentanza femminile si è evoluta negli anni, ma questo forte sistema valoriale ha radici nel nostro fondatore, principio che risale ai primordi dell'azienda. Mio nonno aveva un motto: le persone al centro". Il motore dell'attività è stato sempre la ricerca e sviluppo nel quale la famiglia Chiesi investe ogni anno il 20 percento del fatturato. Nel 2019 i ricavi della società sono stati di 1.992,81 milioni di euro, di cui 1.376,4 realizzati in Europa, 340,3 nei mercati emergenti e 273,1 milioni negli Stati Uniti. L'aumento dei ricavi è stato del 12,7% rispetto al 2018.
"Il nostro è un esempio riuscito di azienda familiare. Non si può parlare di passaggio generazionale perché i nostri genitori sono ancora visceralmente legati al lavoro. Avevano bisogno di noi perché c'era un progetto di espansione e di internazionalizzazione, noi abbiamo risposto alla chiamata. Siamo fratelli e cugini che operano insieme gomito a gomito da 25 anni e molto bene. Ho un fratello più giovane che fa l'ingegnere e lavora nella business unit di Boston dedicata alle malattie rare. Abbiamo sempre anteposto la pace tra di noi e il bene dell'azienda a qualsiasi altro interesse individuale. Il management sta funzionando al meglio. Speriamo che i nostri figli siano in grado di cogliere questi principi. Non li spingeremo assolutamente, devono essere liberi, vogliamo che facciano una lunga esperienza fuori dell'azienda, ma è importante che i concetti base vengano tramandati".
Ventitré anni di matrimonio con Gianandrea de Bernardis, tre figli, Ginevra di 13 anni, Paolo di 15, Edoardo di 17. "Ho fatto giusto i mesi obbligatori di maternità, neanche un giorno in più, correvo ad allattare. All'inizio è stato estremamente impegnativo. Stavo lavorando nel marketing internazionale, viaggiavo molto, sono riuscita a farlo perché avevo collaboratori che mi hanno sempre sostenuto, non esisteva ancora lo smart working".
Quando non lavora è tutta per la famiglia, "seguo i miei ragazzi che sono ancora tanto giovani e un marito a cui tengo molto". Sportivi entrambi: lei corre e fa yoga, lui ogni genere di sport estremi. "Mio marito suona la chitarra elettrica in maniera avanzata, io invece ho riscoperto il pianoforte che non suonavo da 30 anni e ho ricominciato a prendere lezioni, una cosa figlia del lockdown. Per un anno, nel 2017, ci siamo trasferiti negli Usa, in Florida, i ragazzi sono andati a scuola là. Cercavamo di fargli vedere posti nuovi, naturali, culture e ambienti diversi". Oman e Sud Africa sono state le ultime mete di viaggio prima della pandemia.
Da ragazzina Maria Paola Chiesi aveva due sogni: andare in Africa come missionaria e piantare alberi. "Grazie all'azienda sono riuscita a realizzarli. Con la Fondazione Chiesi che si occupa di cure a neonati in Africa subsahariana, in Burkina Faso, Benin, Burundi e Togo, e di recente assieme ad altri partner abbiamo costituito il 'Consorzio forestale chilometro verde' di Parma per la riforestazione della nostra provincia".
È vice presidente e cofounder di Regeneration 2030, una nuova fondazione per la società rigenerativa di territorio e ambiente costituita alla fine di settembre, da poco confluita nella Regenerative Society Foundation, un ente internazionale che ne garantirà la governance di medio e lungo periodo. Con Maria Paola Chiesi ci sono Davide Bollati (Davines), Andrea Illy (illycaffé), Oscar di Montigny (Banca Mediolanum), i cofondatori del sistema B Corp rappresentati da Nativa e Fondazione Progressio e la Fondazione per lo Sviluppo sostenibile.
"Aspiro a essere utile, resterò finché lo sarò. Credo nel progetto di portare avanti un diverso modello di business, e nella missione delle aziende che hanno abbracciato questo ruolo sociale dell'impresa, promuoverlo ed esserne ambasciatrici. Un tempo avrei detto che l'imprenditore è colui il quale ha l'idea geniale che genera un vantaggio competitivo. Oggi l'imprenditore è quello che mette il suo impegno perché la società sia migliore e a questo fine scommette le risorse finanziarie. Se pensiamo che in Italia ci sono 100 bCorp certificate vuol dire che di imprenditori così ce ne sono tanti. Forse in Italia c'è un substrato particolare, forse Adriano Olivetti ha lasciato un'eredità. La nostra passione per le sfide, la capacità di districarci per trovare soluzioni innovative. Magari non saremo bravi a organizzarci, ma a reinventarci sì, ed è quello che dobbiamo fare".